La bufera di neveRestare a casa e capire il senso del tempo

Nella poesia “Snow-Bound” di Whittier c’è molto più che un gruppo di persone bloccate in casa dalla tempesta che ingannano il tempo raccontando storie. C’è la nuova dimensione del tempo che incontra chi resta in quarantena. In cui gli unici avvenimenti sono quelli del passato, personale e collettivo, di fronte all’immensità dell’infinito

(Oli SCARFF / AFP)

La poesia “Snow-Bound” di John Whittier mi ha colpito da bambino, anche se non la potevo certo capire. Pensavo che fosse un assortimento bizzarro di rime potenti sul trovarsi bloccati in una fattoria con la famiglia e qualche ospite, nel mezzo di una straordinaria bufera di neve. Mi piacevano tantissimo i passaggi sulla neve e le bestie nel fienile.

Oggi però capisco che “Snow-Bound” è una meditazione su ciò che accade al tempo, quando ti trovi in una situazione di confinamento. Quando non puoi più uscire di casa, gli avvenimenti non capitano più nel presente. Nel mondo bloccato delle mura domestiche, gli avvenimenti sono quelli che vengono ricordati, che provengono da un tempo lontano, narrati per ingannare le ore di tedio. Sono i ricordi del padre, della madre, dello zio, della zia, e quelle del maestro che si trova a fare una visita. Sono i ricordi dell’America – le persecuzioni contro i quaccheri, di molto tempo fa, il terrore delle guerre indiane, il tradimento degli schiavisti del sud, e la guerra contro di loro.

Ricordi di tempi difficili. D’altro canto la poesia stessa, nella sua interezza, è un ricordo, raccolto a tarda età, che fa notare, cupamente, che tutti quegli amati narratori confinati in casa sono da tempo dipartiti nell’altro mondo. Una poesia nostalgica, sentimentale, intima e morbosa. Essere confinati in casa, quindi, spinti da una natura ostile, vuol dire essere spinti nella memoria della nostra società e del suo passato, e nella memoria del proprio passato personale e nella contemplazione dell’eterno.

(Questo articolo è stato pubblicato in inglese sulla rivista Tablet)

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