AbbandonatiIl virus e il disagio di chi vive nei campi abusivi

L’allarme del mediatore culturale Igor Stojanovic sulla condizione a rom, sinti e caminanti che vivono la quarantena in posti normalmente sovraffollati, senza acqua corrente e senza indicazioni precise su quali precauzioni adottare per evitare il contagio

Afp

Facile dire state a casa. Se la “casa” è una roulotte senza luce, acqua o riscaldamento, da condividere in 4 o 5, bambini compresi, tutto diventa come nel peggiore degli incubi. Pensare anche solo alla distanza minima di sicurezza per prevenire il contagio è un’utopia. Questa la condizione dei rom, sinti e caminanti che vivono nei campi abusivi dove il Coronavirus è una bomba che aspetta di esplodere. In Italia ci sono 180 mila rom. Quanti siano quelli che vivono nei campi irregolari non si sa. In Piemonte sono 6600 dei quali 2200 nei campi, tra abusivi e riconosciuti.

«Senza assistenza sanitaria diretta o indiretta, sono i primi a sfuggire alle classifiche del contagio. Si sa di un trentatreenne morto a Roma, di un altro deceduto a Torino e di altri due finiti in terapia intensiva sempre in Piemonte. In Lombardia dove Covid-19 picchia ancora duro i casi non si contano», spiega Igor Stojanovic, rom piemontese, mediatore culturale, attivista della rete di Nili, il Network Italiano dei Leader per l’Inclusione: «Nei campi rischiamo la carneficina. Non ci sono mascherine, non ci sono strutture sanitarie, anche il volontariato è sparito».

Tutto quanto stiamo leggendo su come si possa rendere confortevole una quarantena casalinga, per i rom non vale. Ai 3000 che vivono nei campi di Roma manca tutto, compresi i pannolini. In via Germagnano a Torino, il campo preso a simbolo da Matteo Salvini con le sue ruspe, vivono in 300 con una sola fontanella. Per i bambini che vanno a scuola il problema è ancora più pesante. L’e-learning, dove manca il wi-fi e figuriamoci i computer, diventa fantascienza. Stesso problema con le autocertificazioni. Se non hai una stampante non puoi compilarla. Se non hai nemmeno una residenza riconosciuta, il certificato è inutile.

Se le condizioni di vita abitativa sono un problema, se l’emergenza sanitaria è un doppio problema, il sostentamento è addirittura una cosa insormontabilePer chi ha sempre vissuto al limite della legalità, o talvolta nella illegalità, Covid-19 è la mazzata definitiva. Chiedere l’elemosina non è più possibile. Il commercio di materiale ferroso è fermo. Figuriamoci – ci sono, lo ammettono anche loro – chi tirava avanti con piccoli o grandi furti, dal borseggio sui mezzi pubblici sempre vuoti, alle razzie in appartamenti ora sempre pieni per la quarantena e l’autoisolamento.

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