Esame AzzolinaSindacati, presidi e insegnanti contro la ministra che annuncia provvedimenti su Facebook senza consultarli

Dà il via libera alle domande di mobilità online ma la procedura è complicata e un errore può costare la carriera. Annuncia educatori a domicilio ma c’è il lockdown in tutta Italia. E non ha fatto ancora chiarezza sugli esami di Stato

Tiziana FABI / AFP

Presa di mira dai sindacati, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è anche riuscita nell’impresa di mettere d’accordo i partiti di maggioranza e di opposizione che l’hanno attaccata a più riprese. Tutto è nato dal via libera alle domande di mobilità per il comparto scuola. L’anno scorso, per dare un’idea della portata del provvedimento, l’istanza è stata presentata da 160mila lavoratori, tra amministrativi e docenti. La scelta unilaterale del ministero di attivare la procedura on line per la presentazione delle domande – nel periodo 28 marzo-21 aprile – ha scatenato la dura reazione. Il senatore di Italia Viva Ernesto Magorno ha stigmatizzato l’assenza di confronto con i sindacati parlando di «un atto grave che mortifica lo sforzo che i lavoratori del mondo della scuola stanno mettendo in atto in queste settimane».  Per il senatore Mario Pittoni della Lega, presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama, l’ordinanza «va immediatamente ritirata e ripensata dopo un confronto con le forze sindacali. È vero che, essendo la procedura informatizzata, gli interessati possono trasmettere la domanda da casa. Il problema è la compilazione: il contatto con gli uffici di consulenza è indispensabile per districarsi in un quadro normativo complesso e variegato».

Ecco il punto cruciale: la procedura telematica sta creando ansia e preoccupazione soprattutto in quegli insegnanti che hanno scarsa dimestichezza con l’informatica. La  posta in palio è altissima: sbagliare domanda o non avere contezza del numero di posti che si liberano può voler dire compromettere anni di sacrifici o addirittura giocarsi la possibilità del ricongiungimento familiare. Sono errori che nessuno può permettersi di fare. Persino le regioni si sono fatte sentire. L’assessore al Lavoro della regione Puglia, Sebastiano Leo, ha chiesto di bloccare il provvedimento.

Anche Pino Turi, segretario della Uil Scuola, ha criticato la decisione della ministra: «Mentre tutti parlano di emergenza, economia di guerra, il ministro adotta uno strumento pensato e utilizzato in periodi di assoluta normalità; scelta inutile e colpevole, visto il periodo in cui gli uffici dell’amministrazione periferica, come le sedi sindacali, sono chiusi e non possono offrire un supporto molto richiesto dagli stessi docenti». Per questo Francesco Verducci, esponente Pd e vicepresidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama ha auspicato l’attivazione di «un tavolo permanente tra Ministro dell’Istruzione e forze sociali e sindacali. Su modalità didattica a distanza, piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni dei precari, mobilità dei docenti, esami di stato, valutazione, serve la più ampia condivisione». 

L’Andis, l’associazione dei dirigenti scolastici che conta quasi 6000 iscritti, ha chiesto maggiore condivisione augurandosi che in futuro, superata l’emergenza,  «siano consultate regolarmente le associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti scolastici per giovarsi del loro contributo e delle esperienze maturate sul campo».

L’ultimo contatto tra ministero e sindacati risale al 5 marzo scorso, poi il blackout comunicativo. Ma questo non ha impedito la martellante attività di comunicazione via social della Azzolina: «La sospensione dell’attività didattica – ha scritto su Facebook il 7 marzo scorso –  ha sollevato un tema molto delicato: gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Figure chiave per la scuola, veri e propri educatori che danno supporto nell’attività di sostegno. Ieri abbiamo sottoposto e fatto approvare in Consiglio dei ministri una norma: potranno essere chiamati per assistere a domicilio le famiglie che hanno figli con disabilità per consentire a questi ragazzi di fruire delle attività didattiche a distanza. In questo modo garantiamo il necessario supporto alle famiglie, agli studenti». 

Finalità encomiabile ma soluzione disastrosa per un intero paese che marciava spedito verso il blocco totale degli spostamenti da casa. Com’era prevedibile, il suo post è stato subissato di commenti duri. Come quello di Lucrezia: «54.000 professionisti, ancora una volta lasciati allo sbaraglio, mortificati, umiliati. Questa è la sua soluzione? Quale tutela per la salute nostra e dei nostri alunni. I docenti di sostegno verranno a domicilio anche loro? Cara ministra, lei sa qual è il nostro ruolo?». Gli insegnanti di sostegno non ci sono andati a casa degli studenti e, ovviamente, nemmeno gli educatori anche perché la situazione, già drammatica, precipitata in modo definitivo con la conta giornaliera di morti e ammalati. 

Altro tema che avrebbe meritato maggiore chiarezza è lo svolgimento degli esami di Stato. La titolare del dicastero alla Pubblica istruzione aveva detto che avrebbe preso in considerazione diversi scenari. Sì, ma quali? E soprattutto: quando saranno resi noti alle scuole? Se in regime di ordinaria amministrazione gli istituti fanno i conti con lo spauracchio di ricorsi e denunce, molto spesso strumentali, con l’emergenza coronavirus il sistema rischia di implodere. E farne le spese potrebbero essere come sempre presidi e insegnanti. Intanto, tra ordinanze ministeriali e circolari, moduli da riempire e annotazioni di presenze e assenze sul registro elettronico, tutta la comunità scolastica naviga a vista. 

La modalità di didattica a distanza, per la quale è stato predisposto lo stanziamento di 85 milioni di euro, è una novità per tutti e non è quindi tempo di giudizi affrettati. L’orientamento generale, fatto proprio dalla gran parte dei professori, è di gratificare con la promozione la buona volontà degli studenti che stanno partecipando alle lezioni in videoconferenza. Ma per le bocciature, chi si assumerà la responsabilità?   

Oggi, a quasi un mese di distanza, i piani alti del ministero e i sindacati torneranno a  parlarsi con l’obiettivo di concludere nel migliore dei modi l’anno scolastico. Non è escluso che vengano messi in calendario altri incontri perché i nodi da sciogliere sono molti: dalla trattativa sul rinnovo del contratto di lavoro scaduto nel 2018 al piano stabilizzazioni, dall’aggiornamento delle graduatorie di istituto ai concorsi. Considerate le posizioni in campo, non è affatto scontato che si raggiunga un accordo. 

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