Earth DayLa gioia della natura di fronte al nostro dolore

Come nelle guerre civili, con il Covid l’attività umana si ferma e il mondo selvatico torna a prosperare. L’aria brilla, l’inquinamento scompare. Rimane sola, in mezzo a tanto splendore, la sofferenza dell’umanità

Ben STANSALL / AFP
Ben STANSALL / AFP

Alexis de Tocqueville sosteneva che la natura stessa lavorasse per conto della razza umana, in nome dell’avanzamento del fine ultimo di Dio, cioè l’ascesa della democrazia ovunque sulla Terra – una visione che spiegava nelle prime, emozionanti pagine, del suo libro “La democrazia in America”. Le catene montuose, il vuoto quasi totale delle Grandi Pianure, i fiumi immensi, le foreste senza fine – tutto questo era destinato a spingere avanti il grande progetto umano, per volontà divina.

Ma era il XIX secolo. In quelli successivi, le strade della Natura e quelle dell’Uomo si sono divise, e il divorzio è stato orrendo. Negli anni ’80, quando facevo il corrispondente dal Nicaragua, scoppiò una guerra civile tra la sinistra dei Sandinisti e i loro nemici campesinos, i Contras. La lotta fu terrificante. Il vicino uccideva il vicino. Ma io rimasi sgomento di fronte agli ecologisti, che notavano come la guerra tra gli esseri umani fosse un bene per i non umani. L’agricoltura, con i suoi pesticidi, finì. Le savane prosperarono, le giungle crebbero senza limiti.

E così è anche la pandemia del 2020. L’umanità soffre, ma il consumo di petrolio è diminuito in modo così marcato da aver determinato dei prezzi negativi per il greggio. E guardate l’aria, di conseguenza. Il nitore dei cieli! Lo vedono tutti. Le sue molecole splendono. Queste non sono indicazioni del fatto che la natura lavori per conto della razza umana. No. La natura si compiace della nostra tragedia. Noi piangiamo, lei ride. Una verità sconfortante.

(Articolo pubblicato in inglese su Tablet)