Amori infrantiAddio boomer, il digital divide vi ha resi infrequentabili

Se millennial, una cosa che forse non faremo nel post covid (e quindi mai più) è innamorarci di un cinquanta sessantenne. Fine di un armistizio generazionale, il solo possibile

LOIC VENANCE / AFP

Se millennial, una cosa che forse non faremo nel post covid e quindi mai più è innamorarci di un boomer. Fine di un armistizio generazionale, il solo possibile. 

È la più nefasta, e meno discussa, conseguenza del digital divide, ed è un gran peccato, perché il cinquanta sessantenne era diventato l’ambizione suprema e la soddisfazione massima, l’uomo dei sogni e delle solide realtà di molte trenta quarantenni che sperimentano ora l’incommensurabile iato che distanzia loro, accessoriate disinvolte utilizzatrici di pacchetto office e principali piattaforme virtuali, da maschi parimenti accessoriati ma deficitari in competenze informatiche minime, tratto che fino a poche settimane fa li rendeva sexy, intriganti, maledetti però senza la seccatura della morte per droga, e adesso, invece, fa di loro nonni da accudire, intralci. 

Chi di noi non ha avuto, nel mondo di prima, almeno un’amica che quando le esponevamo quanto drammaticamente mancante fosse il millennial con il quale eravamo engaged, ci chiedeva cosa aspettassimo a raggiungerla su quell’altra spiaggia dove maschi virili ma non tossici, brillanti ma non competitivi, pascolano in attesa di ragazze in età da marito intenzionate a non sposarsi neanche per allegria. 

Chi di noi non ha ascoltato fantasmagorici racconti di relazioni se non perfette di certo inossidabili, quelle in cui non si convive, non si co-dorme, non si co-spende, non si co-figlia, non si fanno le barbose feste comandate insieme, e si viaggia, si cena, si fa l’amore, si discute, si chiacchiera di altri amori giacché non vige regime d’esclusiva, non vige regime di niente, lei non è spin doctor di lui, né sua psicoterapeuta e lui non dice mai cose come «Sai, ho capito di non saper amare» o «Scusami, ma in questo momento non sono pronto ad avere una relazione, devo lanciare la mia startup». 

Chi di noi non ha subìto il bullismo dell’amica accoppiata a un boomer quando, all’inizio della quarantena, su Zoom, ci ascoltava inebetita, incredula, infine disgustata quando le dicevamo dei nostri trenta quarantenni regrediti allo stadio di Teletubbies, e prima della quarantena ci rimproverava per aver detto ancora un altro sì a precari mansplainer, e ci raccontava del suo amante ultracinquantenne immune all’offesa, al timore d’esser soverchiato, alla recessione sessuale, alla sensibilità femminista, al possesso. 

Un uomo che non pretendeva che lei videochiamasse lui e viceversa; che non la cercava quando era in preda a un attacco di panico (non avendone mai avuti, sai, lui ha quasi fatto la guerra); che non le affidava volontà testamentarie e che, semplicemente, dall’inizio del lockdown, qualche volta era andato a trovarla portandole del vino e lasciandoglielo davanti alla porta. E noi l’ascoltavamo entusiaste e invidiose. 

Talvolta, quella nostra amica ci diceva di stare tranquille, ché in un paio di settimane si sarebbe risolto tutto, glielo aveva detto il suo amante boomer, lui che quando era comparso l’Aids se lo ricorda, c’era, e anche allora tutti avevano pensato che il mondo di prima non sarebbe tornato più e invece poi era tornato eccome. 

E però poi è successo che il lockdown è stato prorogato, allungato, stirato, e il mondo ha cominciato a dare i primi segnali inequivocabili di impossibilità di ritorno alla normalità e il boomer ha preso ad accusare il colpo, a capacitarsi della pandemia, a stufarsi di leggere Camilleri, ad accettare di dover cambiare abitudini e imparare cose che aveva sempre ritenuto di lasciare ai fan di Calcutta. 

E così il boomer ha pensato di avvalersi, nel suo nuovo percorso di adattamento al tempo corrente, della consulenza della sua amata amante, e ha preso a videochiamarla, whatsapparla, zoomarla anche lui, e per lei son cominciati i dolori. Il seducente maschio né alfa né beta né omega è invecchiato di colpo, cioè ha mostrato per la prima volta tutti gli anni che ha.

Quanto ci ha messo, la nostra non più baldanzosa amica, a confessarcelo. Quant’è stato difficile, per lei, capacitarsene. Eravamo tutte lì sul solito Zoom del solito venerdì, e ci lagnavamo non più dei nostri coetanei (non si spara sulla croce rossa, specie in pandemia) ma del parrucchiere che ci servirebbe ormai forse pure per le gambe, di nostra madre che non ha ancora capito come fissare la videocamera quando la chiamiamo su Skype e quindi ci toccano svariati quarti d’ora in cui parliamo con lei collegati al muro della cucina di casa sua, quando la nostra amica ha cominciato a urlare che ecco, sì, capite, dopo mia madre a me tocca anche lui, capite, lui.

 E noi, perfide, che immediatamente abbiamo sentito l’odore del riscatto, le abbiamo chiesto, ma tesoro, calmati, lui chi? Eh lui LUI, dannazione, adesso si è fissato che dobbiamo fare sesso virtuale, la prima volta che ci abbiamo provato s’è addormentato, la seconda non ha saputo fissare la videocamera e quindi io ho rifilato porcate alla tappezzeria del salotto della sua ex moglie morta, la terza mi ha accusata di avere la rete lenta (rete, capite) e la webcam sporca (webcam, capite), la quarta gli è entrata la figlia in camera mentre cominciavamo a carburare e allora il giorno dopo abbiamo deciso di provare il sexting ed è andata ancora peggio, io lì a scrivere porcate su porcate e lui niente, del tutto incapace di darsi una mossa, io già quasi all’orgasmo e lui che ancora non era riuscito a scrivere mezza frase – a parte in che senso? –  il suo account era fisso su he’s typing, sembrava una chat di famiglia, e alla fine quando abbiamo desistito mi ha anche rimproverata, mi ha detto «Scrivi troppo veloce!», allora poi siamo passati a Telegram dove non dovevamo far altro che mandarci foto e io ho dovuto prima guidarlo a scaricare l’App per telefono, mentre mi diceva cose o da spiritato maniaco persecutore di centraliniste di Fastweb, o da mamma di Zerocalcare in quella vignetta sui vecchi che usano internet, quella in cui lei gli domandava se la scomparsa di Google dalla barra degli strumenti potesse dipendere dal fatto che il giorno prima aveva lavato i piatti con l’aceto. 

E insomma ci diceva la nostra amica che il boomer su Telegram era andato in paranoia perché aveva cominciato a ricevere saluti da tutti i suoi colleghi non appena aveva effettuato l’accesso e allora si era convinto che lei lo avesse tirato dentro una specie di chat collettiva dove tutto quello che avrebbe scritto o condiviso sarebbe stato visualizzato da tutti e lei sempre più annichilita da questo crepuscolo dell’eroe, anzi del dio, s’era annoiata e affaticata come neanche noi a cena con un millennial col dottorato all’estero e alla fine lo aveva mandato al diavolo. 

E adesso stava lì, davanti a noi, disorientata e perduta, con l’ultima speranza di relazione soddisfacente sgretolata da fattori esterni, per l’ennesima volta da quando siamo al mondo, noi nate in quegli anni di cui si cantava cosa sarebbe rimasto. La cotonatura e il senso di morte, ecco cosa.

Tra le nostre fila, comunque, ci sono impavide che non hanno ancora desistito, non si sono rassegnate al fatto che il futuro sarà digitalizzato e non si potrà avere una relazione con un asceta dell’analogico, e per agevolare gli inabili di cui sono innamorate hanno inviato loro video amatoriali che quelli però non hanno potuto apprezzare, perché ma come diavolo si apre questo We Transfer? E così, laddove c’erano brevi, funzionali conversazioni fatte soltanto di inviti, indicazioni, ci sono adesso verbose lezioni impartite a ex factotum che commuovevano con le loro abilità idrauliche, meccaniche, erotiche, culinarie, di conversazione, di sopportazione, e che adesso al massimo sanno spegnere e riaccendere gli aggeggi sui quali la nostra vita s’è spostata. 

Addio, boomer, amarvi è stato bello ma ci dispiace dobbiamo andare, il nostro posto è là, su Skype insieme a un invertebrato, su Tinder insieme a un sociopatico, su Immuni insieme a un delatore, a meno che non facciate un corso accelerato di internet presso terzi. Baci.

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