Come si prega?Pasqua, Pesach, Ramadan, come si celebrano le feste religiose durante la quarantena

Cristiani, ebrei e musulmani si sono adattati al distanziamento sociale e hanno rinunciato a vivere i riti quotidiani della loro fede insieme agli altri, ma adesso arrivano le festività più importanti, e la rinuncia è ancora più grave

Menahem KAHANA / AFP

«Ci siamo adattati. Questo è un capitolo, non sarà così per sempre. Occorre essere pazienti e coraggiosi», ci dice Yoshi Zweiback, che racconta come in queste settimane difficili ai funerali i presenti non debbano essere più di otto, come Bar e Bat Mitzvah, le celebrazioni per il raggiungimento dei 13 anni per i maschi, 12 per le femmine, la maggiore età, siano stati invece posticipati.

Il seder di Pesach, la consumazione di una cena in famiglia seguendo un ordine di preghiere e di portate particolari, sarà ovunque diversa dal solito. Per tradizione, è un momento che raccoglie e riunisce le famiglie. L’isolamento forzato imposto dalle autorità di molti paesi, le restrizioni che chiedono ai più giovani di non andare a trovare gli anziani lasceranno molti soli nella sera di festa.

Così, in Israele, persino alcuni rabbini ultraortodossi – innescando polemiche e controversie – hanno dato il permesso alle famiglie di avvalersi di piattaforme di conference call come Zoom e Microsoft Teams, per accorciare le distanze con i propri cari la notte del seder pasquale. Le comunità ortodosse e ultraortodosse seguono alla lettera la legge religiosa che vieta l’accensione di dispositivi elettronici a shabbat e nei giorni delle festività (di accendere e spegnere un fuoco, nelle Scritture). La celebrazione senza concorso di fedeli accomuna in queste settimane di coronavirus ebrei, cristiani e musulmani.

Polemiche attorno alle feste si sono scatenate anche in Italia, quando il leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto la riapertura delle chiese a Pasqua. Sia il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, intervistato da Corriere della Sera, sia l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Maria Zuppi, dalle colonne di Repubblica, hanno risposto ricordando ai fedeli l’urgenza di rispettare le indicazioni delle istituzioni in questo periodo di celebrazione ma pur sempre di emergenza.

Ovunque nel mondo i preti da settimane organizzano messe in streaming, seguendo l’esempio di Papa Francesco, che con la sua suggestiva preghiera in solitudine da piazza San Pietro ha indicato ai fedeli la strada da seguire.

Le celebrazioni della Settimana santa in streaming, in diretta radio o tv non sono l’unico modo con cui i sacerdoti raggiungono oggi i fedeli. Dall’Italia all’Australia non è mancata ai parroci la fantasia. Dalle Filippine sono arrivate le immagini di un prete che nella domenica delle Palme ha benedetto i suoi fedeli attraversando in automobile le strade del quartiere, mentre le persone, mascherina sul volto, tentavano di mantenere le distanze di sicurezza.

Una tradizione americana d’altri tempi – e con altri scopi – è stata riadattata alle esigenze religiose: è stata introdotta la messa in versione drive-in, con i membri delle congregazione, rinchiusi nelle loro automobili, riuniti in un parcheggio ad ascoltare il celebrante. 

Per prepararsi alla Pasqua, ai cattolici è chiesto da sempre di accostarsi al sacramento della confessione. Benché i leader religiosi cristiani abbiano consigliato di chiedere perdono a Dio in privato, c’è chi ha cercato altre vie, come padre Scott Holmer, della chiesa di Saint Edward the Confessor, a Bowie, Maryland, negli Stati Uniti.

Una fotografia immortala il prete che, in una specie di drive-thru, attende in un parcheggio, a distanza di sicurezza e con gli occhi coperti da una mascherina da notte a sostituire la tendina del confessionale, i fedeli in arrivo sulle proprie automobili. L’iniziativa di don Giuseppe Corbari, vicario parrocchiale di Robbiano, a nord di Milano, di dire messa in diretta radio di fronte ai selfie stampati dei parrocchiani appoggiati sui banchi della chiesa vuota, è stata riproposta a migliaia di chilometri di distanza, in una chiesa di Sydney, Australia.

In Libano, dove i cristiani di tutte le denominazioni hanno sospeso le funzioni della Settimana santa, circolano video di preghiere corali dai balconi delle case, mentre la popolazione è in isolamento.

Anche il mondo islamico si prepara a celebrare il momento più sacro dell’anno: il Ramadan, il mese del digiuno dall’alba al tramonto. L’emergenza sanitaria non cambia nulla per chi si asterrà dai pasti quotidiani (a chi è malato non è richiesto di digiunare).

Ramadan è però anche un momento pieno di socialità, di tempo passato assieme, in famiglia e con gli amici. E di preghiera condivisa. Nella maggior parte dei paesi musulmani, leader politici e religiosi hanno chiesto ai fedeli di pregare da casa. La preghiera del venerdì, quella che riempie le moschee, è stata sospesa un po’ ovunque.

Il regno saudita, chiudendo i suoi confini, ha interrotto il pellegrinaggio minore, umrah, che i fedeli possono intraprendere durante tutto l’anno. Il pellegrinaggio annuale, hajj, uno dei cinque pilastri dell’islam assieme al digiuno sacro, dovrebbe tenersi a luglio, ma l’attuale situazione sembra non permettere un evento di tali proporzioni e numeri. 

Durante il mese di Ramadan i musulmani si ritrovano in famiglia per rompere il digiuno nel momento dell’iftar serale, invitano amici diversi ogni sera. E in molti paesi aspettano assieme, vegliando lunghe ore, il suhur: un pasto consumato prima dell’alba, prima dell’inizio di un nuovo giorno di digiuno.

In questo tempo, le città, i caffè e i ristoranti, le piazze si riempiono. In paesi come l’Egitto, dove è tradizione che istituzioni, privati cittadini, star del cinema e della televisione organizzino “tende” di Ramadan, o tavolate rionali in cui è servito un pasto, è stato già anticipato dalle autorità che con l’emergenza sanitaria in corso nulla di tutto ciò sarà possibile. 

Le famiglie durante il mese sacro trascorrono anche lunghe serata a casa. È il momento in cui tutte le emittenti del mondo arabo, a partire dal primo giorno di Ramadan, trasmettono serie televisive cui gli attori e i registi più celebri della regione hanno lavorato per mesi. Quest’anno, imam e leader religiosi hanno chiesto un po’ ovunque alla famiglie di festeggiare senza raggruppamenti, di non andare a trovare o invitare parenti e amici.

E di non uscire di casa. Le comunità musulmane si stanno così preparando alla possibilità di un Ramadan in cui si pregherà da soli: sarà difficile poter recitare in moschea la preghiera straordinaria e collettiva, tarawih, che riunisce milioni di persone attraverso il mondo ogni sera dopo la rottura del digiuno.

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