Dai gangster con amoreLa Russia minaccia La Stampa, il governo Conte capitola

Il ministero della Difesa di Mosca, che in questo momento schiera soldati e agenti sul suolo italiano, intimidisce i giornalisti italiani come è solito fare in patria. L’esecutivo e la maggioranza non fanno una piega (tranne Renzi)

Alexey Ereshko / Russian Defence Ministry / AFP

Che il nostro sia un governo di irresponsabili e di inetti, tenuti in piedi da qualche sparuto adulto e dalla straordinaria mancanza di alternative, non lo scopriamo adesso. Lasciamo stare, per un attimo, la pandemia e le sue conseguenze sanitarie ed economiche perché, al di là della stravagante risposta di Conte e Casalino, queste sono tragedie che vanno oltre l’incompetenza e l’inadeguatezza di chi oggi è al potere. 

Ma c’è altro. Soltanto ieri, il governo Conte ha lasciato accadere due cose che in tempi normali avrebbero portato l’arco costituzionale alla richiesta di immediate dimissioni dell’esecutivo. Prima il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, appartenente allo stesso partito del premier, si è reso protagonista di un episodio di volgare antisemitismo in diretta televisiva, invocando l’immaginario dell’usuraio ebreo, Shylock, per definire le banche che non vogliono concedere prestiti ai cittadini.

Buffagni ha scimmiottato l’asineria del suo leader Davide Casaleggio, espressa in un’intervista mattutina sul Corriere della Sera, probabilmente il prodotto dell’ignoranza sesquipedale caratteristica dei cinque stelle, ma certo non l’unico precedente di tensione antisemita del movimento grillino. Rendendosi complici di questa infamia, il governo e le altre forze politiche di maggioranza si sono girate dall’altra parte, facendo finta di niente.

Ma la cosa clamorosa è successa in serata, con una dichiarazione di Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo le cui truppe scorrazzano per l’Italia per gentile concessione di Giuseppe Conte. Konashenkov ha violentemente attaccato una serie di articoli della Stampa a firma di Jacopo Iacoboni che hanno fatto notare, tra le altre cose, come nella missione russa in Italia, assieme agli esperti di guerra batteriologica, ci fossero anche agenti dei servizi segreti del Cremlino. 

Il comunicato del portavoce del ministro della Difesa di Mosca, diffuso in italiano sulla pagina Facebook dell’Ambasciata russa a Roma, si conclude con una minaccia di stampo mafioso, di stampo mafioso russo, ai giornalisti della Stampa. Leggere per credere: «Per quanto riguarda i rapporti con i reali committenti della russofobia de La Stampa, i quali sono a noi noti, raccomandiamo loro di fare propria un’antica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita). Per essere più chiari: Bad penny always comes back». Dalla Russia con amore.

Gli sgherri di Putin possono dire quello che vogliono, ma se lo dicono con tale protervia, mentre peraltro hanno i militari nel nostro paese, vuol dire che pensano di poterselo permettere. E, infatti, la cosa inaccettabile di questa vicenda non è il noto atteggiamento intimidatorio del Cremlino nei confronti dei giornalisti, ma che il governo italiano glielo abbia consentito, proprio mentre fa circolare nel nostro paese i militari dell’ex armata rossa. Gli articoli della Stampa non sono stati smentiti né da Palazzo Chigi né dalla Farnesina, tantomeno dalla Difesa che sembra la vittima dell’attivismo filo russo di Conte e di Di Maio (hanno notato tutti che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini non è andato ad accogliere i nove aerei russi a Pratica di Mare, dove invece c’era Di Maio). 

Un governo non solo serio, ma anche solo decente, dopo aver cacciato Buffagni per indegnità, avrebbe dovuto convocare istantaneamente l’ambasciatore russo a Roma, pretendendo le scuse formali del Cremlino a tutela della sovranità italiana, della reputazione di un’istituzione giornalistica come la Stampa e dell’incolumità dei suoi dipendenti. Invece nulla, zero. Niente di niente. Silenzio da Palazzo Chigi, silenzio dalla Farnesina. Nessuna reazione nemmeno dalle altre forze politiche di maggioranza, tranne un tweet di Matteo Renzi, figuriamoci dagli “utili idioti” che si abbeverano alla strategia del caos del Cremlino. 

Il governo Conte ha lasciato entrare le truppe russe in Italia, si è inginocchiato agli interessi imperiali cinesi e nelle sue due versioni ha esacerbato i rapporti storici con gli alleati e con le istituzioni europee. E, da ieri, non si scompone di fronte alle minacce da gangster dei vertici di Mosca nei confronti dei giornalisti italiani, come se l’Italia fosse una Cecenia col mare. Non c’è da aspettarsi niente da chi si è volenterosamente consegnato ai due principali regimi autoritari del pianeta, ma è davvero impensabile che il Partito democratico, LeU e l’opinione pubblica italiana possano tollerare a lungo questa ingloriosa capitolazione.

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