Virus taxLa grande idea del Pd: nuove tasse per affrontare la crisi economica

Un giorno sapremo perché Graziano Delrio, capogruppo del Partito democratico, ha presentato un emendamento al decreto Cura Italia per introdurre un’imposta (chiamata più dolcemente «contributo di solidarietà») sui redditi superiori a 80mila euro

Andreas SOLARO / AFP

L’Italia barricata in casa fino al 3 maggio sente ora aleggiare lo spettro di nuove tasse: magari non sarà così ma ieri la politica ha parlato molto di questo, e in modo non cristallino.

Un giorno sapremo perché Graziano Delrio, capogruppo del Partito democratico, ha presentato un emendamento al decreto Cura Italia per introdurre una tassa (chiamata più dolcemente «contributo di solidarietà») sui redditi superiori a 80mila euro. Su questa proposta, subito battezzata Covid tax, si è determinata un’unità nazionale: tutti contrari. Anche e soprattutto gli altri due partiti della maggioranza, Movimento 5 stelle e Italia viva – solo Fratoianni d’accordo, i bersaniani non pervenuti. A sera la cosa viene anche scartata da Giuseppe Conte («Non la vedo all’orizzonte»). 

Una misura, quella proposta da Delrio, che una volta scoppiata la buriana è stata se non disconosciuta almeno non rivendicata da Nicola Zingaretti. Qui siamo davvero ai limiti del mistero: secondo ricostruzioni giornalistiche, però chiaramente imbeccate, il Nazareno era a conoscenza del «dibattito all’interno del gruppo Pd» sulla proposta, ma non che «sarebbe stata formalizzata in questi termini».  

Tuttavia, a quanto ci risulta, lo stesso segretario aveva parlato di questa proposta in una riunione dei segretari regionali giovedì scorso. E infatti, nel comunicato di Delrio, si sottolineava la «piena sintonia» con il gruppo dirigente. Ma vista la mala parata il Pd ha fatto un’indietro tutta che nemmeno Renzo Arbore. Solito copione, si getta il sasso in piccionaia e se l’effetto è negativo si ritira la mano anche se il capogruppo del Pd presenterà lo stesso l’emendamento. Per ora si è fatta una figura non esaltante, vedremo che succederà in Parlamento.

L’intento era quello di colpire «i ricchi», qualunque cosa questo voglia dire. La spiegazione, eccola: «La proposta prevede l’istituzione di un contributo di solidarietà per gli anni 2020 e 2021 che dovranno versare i cittadini con redditi superiori ad 80mila euro e che inciderà sulla parte eccedente tale soglia. La somma versata, rispettando i criteri di progressività sanciti dalla nostra Costituzione, sarà deducibile e partirà da alcune centinaia di euro per le soglie più basse fino ad arrivare ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi superiori al milione».  

Difficile dire se la proposta di Delrio compendi in sé le due spinte prevalenti nella cultura politica attuale del Pd, lo spostamento a sinistra del nuovo gruppo dirigente insieme alle istanze egualitarie del cattolicesimo sociale: sta di fatto che la Covid Tax è stata immediatamente percepita come una polpetta dal sapore bertinottiano – ricordate «anche i ricchi piangano»? – attraverso il discutibile meccanismo di una tassa sul reddito, peraltro sul reddito dichiarato l’anno scorso: chi l’ha detto che chi guadagnava oltre 80mila euro non sia intanto finito nel gorgo di questa improvvisa crisi? Peraltro, il gettito calcolato non sarebbe stato chissà che, 1,3 miliardi. Al prezzo di spaventare un ceto medio già depresso che forse non è il caso di allarmare.

Soprattutto una mossa inopportuna nel giorno in cui scoppiava un’altra grana, quella dei nuovi “problemi tecnici” dell’Inps guidato da quel Tridico voluto dai grillini che causeranno un ulteriore rinvio della erogazione dei 600 euro alle partite Iva. E mentre dietro le quinte era in corso un duro braccio di ferro sul senso del compromesso dell’Eurogruppo, con Luigi Di Maio scatenato contro ogni ipotesi di ricorso al Mes, seppur “depotenziato”, e Roberto Gualtieri che rivendica la bontà dell’accordo sul quale alla riunione dei capi di Stato e di governo Giuseppe Conte dovrà insistere. 

Il quale Conte nella conferenza stampa più rinviata di tutti i tempi ha scavato un fosso incolmabile con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che dicono «menzogne» sul Mes «di cui non abbiamo bisogno» e che – ecco la stilettata – è stato inventato dalla destra, da un governo di cui la leader di Fratelli d’Italia faceva parte come ministro. 

Gridando, il premier ha scandito: «Questo governo non lavora col favore delle tenebre!», un piccolo segnale di cedimento nervoso in una giornata particolarmente tesa, con un tutti contro tutti che a sera lascia nelle orecchie una cacofonia non particolarmente piacevole, di questi tempi.