Non app-rezziamoTutti i motivi per cui le regioni del nord osteggiano Immuni

Semplicemente, potrebbero non fidarsi. Ma molte stanno lavorando a proprie applicazioni, e comunque c’è tutta la partita di opposizione politica, così come di una eventuale reticenza a far emergere un migliore quadro dell’epidemia

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Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash

La resistenza delle regioni, e soprattutto quelle del Nord, a sperimentazioni “Immuni”, l’app commissionata dal Governo per contrastare meglio il Covid-19 non è semplice da decifrare. Il Friuli Venezia-Giulia si è tirato senz’altro fuori e l’assessore leghista alla sanità di Toti chiede perché mai i liguri dovrebbero fare da “cavie”

La spiegazione a queste resistenze può essere più d’una. Le regioni potrebbero veramente non fidarsi dell’app. O non vogliono impegnarsi per promuoverla presso i cittadini o esporsi al rischio di offrire una bassa copertura all’uso dell’app tra i cittadini e doversi giustificare. O forse vi sono altre ragioni, tenendo conto che diverse regioni stanno per andare al voto.

Del resto molte regioni lavoravano a proprie app, forse con intenti collaborativi, forse quale ennesima occasione di una fuga in avanti. Sfortunamente nelle ultime settimane, con l’intervento di Google e Apple a garantire l’ottimizzazione delle app con i sistemi operativi, è peraltro sfumata la possibilità di avere app regionali efficienti perché integrabili con quella nazionale.

App regionali potrebbero essere molto utili per monitorare l’esposizione al contatto locale, visto che in definitiva la gran parte dei movimenti dei cittadini è locale, ma difficilmente il cittadino installerebbe due app, destinate tra l’altro a funzionare in background (cioè non in primo piano) sui dispositivi. Le app regionali incontrano peraltro limiti assai maggiori in tema di diritti fondamentali rispetto ad una app istituita con decreto legge, sotto l’egida e il controllo dell’Unione europea e passata al vaglio del Copasir e (a giorni) dal Garante per la privacy.

Chi conosce Immuni sa che incide poco o per nulla sull’esercizio dei diritti fondamentali, essendo volontaria nell’adozione e nell’uso e non dando luogo ad obblighi neanche in caso di contatto a rischio.

La resistenza va spiegata soprattutto in altri termini. In primo luogo politici. Le regioni del Nord sono governate dal centro-destra, e quindi sono all’opposizione del Governo Conte. In secondo luogo c’è il dato istituzionale, con le regioni settentrionali sempre pronte a mostrarsi più capaci di autonomia ed efficienza ma ammaccate dagli effetti peculiarmente territoriali del Covid-19.

In mezzo a queste tensioni c’è un’app, è vero, inoffensiva, ma siccome la tecnologia non è mai neutrale nei suoi effetti basta conoscere come è fatta “Immuni” per avanzare due sospetti. In Italia settentrionale, si sa, il virus circola ancora abbastanza. In conseguenza l’app potrebbe avere effetti non graditi. Da un lato potrebbe far emergere molto contatti a rischio che in teoria possono tradursi in positivi e ostacolare una ripresa già fragile, come è apparso con la questione della sottostima dei contagiati per la riluttanza a effettuare (per le medesime ragioni, non solo di efficienza) i tamponi.

Dall’altro l’app funziona via bluetooth e il suo raggio d’azione, per quanto ottimizzato, non sarà mai perfettamente sovrapponibile alle distanze legali, molto ridotte. Pertanto potrebbe produrre molti falsi positivi, soprattutto legati ai luoghi più frequentati. Entrambi gli effetti prevedibili possono spiegare la resistenza di diversi Presidenti ad ospitare la sperimentazione. Tutti i Presidenti parlano di ripartenza in sicurezza ma alla fine si preoccupano non meno anche di non perdere terreno sugli altri.

Sulla sfondo c’è infine un’altra questione. A quell’app potrebbero essere attivate successivamente altre funzionalità, sempre su base volontaria, come ha ribadito più volte Arcuri. L’integrazione con i database sanitari potrebbe essere vissuta, giusto o sbagliato, anche come una prova di centralizzazione del sistema sanitario. Da qui un certo boicottaggio da parte delle regioni del Nord verso un’app in ritardo e il cui rendimento, nonostante i profili di sicurezza e l’ottima fattura tecnologica, è più che dubbio.

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