Mal di testaLa città piena di enclave un po’ olandese e un po’ belga di cui non capirete il confine

Baarle, comune di diecimila abitanti nel Sud dei Paesi Bassi a 5 chilometri dal Belgio è suddivisa in modo alquanto bizzarro tra i due Stati per una disputa che risale al Seicento

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Immaginate una matrioska olandese che dentro ha una matrioska belga, che dentro ha tante piccole matrioske olandesi. Questo mal di tesa si chiama Baarle, cittadina nel Sud dei Paesi Bassi che pur essendo a circa 5 chilometri dal confine con il Belgio, è suddivisa in modo alquanto bizzarro tra i due paesi. La parte del villaggio olandese si chiama Baarle-Nassau, mentre quella belga Baarle-Hertog. 

È uno dei confini più complessi al mondo a causa delle enclavi e sotto-enclavi create oltre trecento anni fa. L’enclave è il territorio di uno Stato completamente circondate da un altro Paese. Come San Marino per l’Italia. Invece l’exclave è un territorio separato dalla parte principale dello Stato a cui appartiene. Per esempio la nostra Campione d’Italia che però si trova in Svizzera. 

Ecco, la belga Baarle-Hertog è composta da 22 exclavi, circondate completamente da territorio olandese. Alcune di queste exclave contengono ulteriori sette enclave, della parte olandese, Baarle.-Nassau. Tutto questo in una cittadina dove abitano meno di 10.000 abitanti in totale. Quindi l’exclave belga di Baarle-Hertog che si trova nei Paesi Bassi a sua volta circonda 7 contro-enclavi olandesi. Come una matrioska.

Questa anomalia geopolitica nasce nel 1648 quando con la Pace di Munster si crea l’Olanda. Per rendere le cose più difficili, l’olandese Baarle ha la sfortuna di appartenere a due regioni distine. La parte Baarle-Hertog, possedimento della Baronia di Turnhout, si è unita ai Paesi Bassi meridionali, mentre Baarle-Nassau, della Baronia di Breda, a quelli settentrionali.

Poi, nel 1843 con il trattato di Maastricht si decise di tracciare i confini tra il neonato Belgio e l’Olanda, e Baarle-Hertog passò al Belgio. Dal punto di vista giuridico, i confini delle due proprietà furono finalmente riconosciuti come confini nazionali solo nel 1995 dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja. 

La storie di confine, di solito, raccontano di battaglie e rivendicazioni continue, anche solo per guadagnare un centimetro di terreno. Non è questo però il caso di Baarle, dove i cittadini convivono pacificamente attraversando il confine molteplici volte in un solo giorno.

Il problema è che si sono due municipalità, quindi due sindaci, due distretti di polizia, due uffici postali, due agenzie di trasporto, e via discorrendo. E come fanno i cittadini, logicamente tutti trilingue (olandese, fiammingo e francese) e con doppia nazionalità, a sapere in che stato si trovano? Semplice, si guardano intorno.

Cabine telefoniche, cassette postali, cartelli stradali, targhe delle automobili, per menzionarne alcune, simboleggiano l’appartenenza all’una o all’altra nazione. Se poi sono fortunati, possono trovarsi a calpestare le mattonelle speciali che tracciano il confine: da una parte “B” per Belgio, dall’altra “NL” per Olanda. 

Strano da dirsi, pure alcuni edifici sono divisi al loro interno. Per risolvere l’incubo legislativo, si è deciso di definire una regola generale: il domicilio viene stabilito in base a dove si trova la porta d’ingresso della casa. Spesso, però, i cittadini ne approfittano per aggirare le norme. Un esempio? La ristrutturazione delle case. Nei Paesi Bassi è più difficile ottenere il permesso per svolgere i lavori e le norme sono più restrittive, quindi come si comportano i Baarlese? Aprono una porta d’ingresso extra dalla parte belga!

Ma nella storia complessa di questa cittadina, le divergenze normative hanno riguardato anche  tematiche più spinose. Durante la prima guerra mondiale, mentre il Belgio veniva occupato dai tedeschi, l’Olanda era territorio neutrale, perciò Baarle, divisa da recinzioni elettrificate, divenne un rifugio per espatriati e resistenza belga.

Durante la seconda guerra mondiale, invece, Baarle fu un centro di il contrabbando: per esempio, il burro veniva contrabbandato in Belgio, mentre zucchero e gin nei Paesi Bassi. Si narra che i pungelars, cioè i trafficanti, per ingannare i doganieri utilizzassero degli zoccoli speciali, indossati al contrario, per attraversare il confine. In questo modo le tracce confondevano i doganieri, indirizzandoli nella direzione opposta!

Con la comunità europea e l’abbattimento delle dogane ai confini la situazione era migliorata. Ma la quarantena causata dalla pandemia hanno fatto aumentare la confusione tra i cittadini dei due comuni. I Paesi Bassi hanno deciso di attuare un lockdown soft, più rilassato, fin dall’inizio della pandemia, mentre il Belgio ha deciso di seguire l’esempio italiano e chiudere tutto. Due pesi e due misure, quindi, per gli abitanti di Baarle: chi è stato costretto a chiudere tutto, chi per metà, e chi ha potuto mantenere il negozio aperto. 

Ovviamente ciò ha causato un po’ di nervosismo tra i cittadini, e non pochi problemi alle due municipalità. Costretto a rimanere in casa mentre il tuo vicino è libero di girovagare per le strade non deve essere divertente. Ancora peggio, se a rimetterci è il business.

Sylvia Reijbroek, proprietaria di una galleria d’arte di Baarle, ha deciso di chiudere i battenti e seguire le misure adottate dal governo belga perché la galleria è legalmente registrata in Belgio. «È stato frustrante essere l’unico negozio della via a rimanere chiuso in questo periodo», ha riferito la signora al New York Times.

A Radio2 Anversa, il sindaco di Baarle-Hertog Frans de Bont ha testimoniato quanto sia stato difficile applicare le regole restrittive nella cittadina. «Abbiamo chiesto ai belgi di non fare la spesa in Olanda in massa e ci siamo affidati al loro buon senso nel seguire le regole dettate dal governo correttamente. D’altronde, la nostra polizia non può mettersi a controllare il territorio olandese».

Non sono mancati gli episodi divertenti. È diventato virale il video del reporter del magazine Vandaag, Sander Gillis, in cui viene mostrata la situazione alquanto surreale che vige all’interno di un negozio della catena di discount Zeeman. Qui, metà dell’esercizio (in Belgio) è stato chiuso, mentre l’altra parte è rimasta aperta (in Olanda).

«Se i clienti avevano bisogno di qualcosa che si trovava nella parte belga, non potevano comprarlo», ha riferito il sindaco di Baarle-Nassau Marjon De Hoon all’emittente VRT. In realtà, secondo quanto riportato da un portavoce di Zeeman al giornale Omroep Brabant, pur avendo ricevuto una richiesta dal governo belga di chiudere, il negozio è soggetto alla legge olandese quindi non doveva necessariamente rispettare le misure prese dal Belgio. In accordo con i due comuni, però, Zeeman ha deciso di chiudere a metà per «mostrare solidarietà alla popolazione belga».

Un altro caso speciale riguarda i distributori di carburante. Secondo quanto riferito a Europea da Sanne Koyen, una studentessa di Baarle-Nassau: «Nella parte belga ci sono circa otto distributori, mentre in quella olandese solo uno della multinazionale Shell, ovviamente. Tutto ciò perchè la benzina in Belgio costa molto meno e pure io che abito nella parte olandese attraverso il confine per fare rifornimento e risparmiare parecchio».

Per di più a Baarle, dove a detta di Sanne «si conoscono tutti», gli unici eventi dove il patriottismo si fa sentire anche tra i tranquilli abitanti della cittadina sono le partite di calcio delle nazionali. «Quando giocano Olanda e Belgio i cittadini si spaccano in due: una parte riempie i pub olandesi, mentre l’altra quelli belga. Se poi sono le due squadre a scontrarsi, le strade di Baarle diventano “terra di nessuno” e vengono conquistate poi dalla squadra vincente».

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