Summer schoolEcco come, quando e dove si potranno mandare i ragazzi nei centri estivi

A Milano sono partite ieri le iscrizioni per i campi comunali, mentre nel resto d’Italia si moltiplicano le iniziative pubbliche e private a sostegno delle famiglie che non possono lasciare i bambini a casa

bambini
Photo by Myles Tan on Unsplash

A Milano sono partite ieri le iscrizioni ai centri estivi delle scuole primarie. Saranno aperti dal 15 giugno, in tre diversi periodi: dal 29 giugno al 10 luglio, dal 13 al 24 luglio, dal 27 luglio al 07 agosto. Saranno attive dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 16:30, con in più l’opzione di un servizio di pre-scuola e giochi serali.

Dopo le numerose richieste, in queste settimane un po’ in tutto il Paese i centri estivi si organizzano per dare una risposta a quei genitori che tornano al lavoro in ufficio e non vogliono lasciare i figli a giocare a casa fino a settembre. «Le scuole sono state le prime a chiudere e saranno le ultime a riaprire», osserva l’assessore all’Educazione del Comune di Milano Laura Galimberti, «perciò la possibilità di fare le summer school è molto importante».

A Milano l’offerta dei centri estivi è rivolta ai bambini delle scuole primarie della città e a quelli residenti che frequentano le primarie dell’hinterland. Le attività si svolgeranno nelle sedi scolastiche, offrendo spazi all’aperto per le attività ludiche, sportive e di intrattenimento. Questi centri si inseriscono nel progetto più grande della “Summer School” che prevede anche il contributo di realtà private e convenzionate per la realizzazione di progetti educativi rivolti ai bambini della città.

Il Comune di Milano provvederà a reclutare e coordinare queste realtà, con uno specifico avviso che sarà pubblicato entro il 3 giugno. Si prevede il contributo di oratori, campus sportivi, cascine, attività educative e culturali.

Nelle diverse regioni l’avvio dei progetti varia in base ai calendari di riapertura stabiliti per la fase due: in Veneto e Liguria si parte il 1° giugno, in Emilia Romagna dall’8, in Lazio dal 15, per esempio.

Il governo ha diffuso il 15 maggio alcune linee guida per la gestione in sicurezza dell’offerta ricreativa per i bambini in questa seconda fase dell’emergenza. Le Regioni, ad ogni modo, devono provvedere a loro volta a integrare e perfezionare le linee guida ministeriali per dare ulteriori indicazioni alle realtà locali. Ciascun progetto educativo dovrà essere approvato dai Comuni e dalle autorità sanitarie del territorio.

Elementi centrali e trasversali fra tutte le iniziative dovranno essere il rapporto individuale fra adulto e bambino per i più piccoli e l’attività in piccoli gruppi per i più grandi (ereditata dall’esempio danese); l’organizzazione degli spazi, privilegiando quelli esterni; l’attenzione agli aspetti igienici e di sanificazione.

Le linee guida in particolare regolano tutto ciò che va dalle modalità di accesso e triage agli standard per rapporto numerico fra i bambini stessi e fra personale e i piccoli, i principi di igiene e pulizia, i criteri per la selezione e la formazione del personale, gli orientamenti per la programmazione delle attività, l’attenzione per i portatori di disabilità.

Tutti dovranno indossare le mascherine e lavarsi spesso, mantenendo le distanze, e tutti i servizi igienici e gli oggetti usati dovranno essere puliti accuratamente dopo l’uso. Gli accessi e l’uscita saranno scaglionati per fasce orarie, e il personale formato per la prevenzione al Covid-19 e sulle misure di sicurezza da adottare.

Per il momento, le iniziative stanno emergendo a macchia di leopardo. Alcuni programmi in via di sviluppo sul territorio nazionale sono “Aperto per ferie” della Pastorale giovanile della Cei, che coinvolge la rete dei circa 8mila oratori italiani, e quello Centro sportivo italiano “Safe sport”, destinato agli oltre 1500 comitati sportivi sul territorio nazionale, che ogni anno accolgono 560mila bambini.

In più, le oltre 3mila fattorie didattiche presenti in Italia si sono già offerte di accogliere i bambini con attività da svolgere all’aperto e a contatto con la natura. E a settembre riprenderà anche il progetto Educazione alla Campagna Amica di Coldiretti, che negli anni ha già coinvolto 10 milioni di bambini, la maggior parte fra i 4 e gli 11 anni.

Si tratta però di programmi che non possono essere considerati definitivi, ma sono per forza di cose un “work in progress” posti gli interrogativi che ancora restano da risolvere. Molti di questi sono legati al fatto che in alcune regioni (come la Lombardia) le linee guida specifiche per i centri estivi non sono ancora arrivate e i tempi per il lancio sono brevi. I ritardi sono sempre un rischio.

Considerando poi gli alti costi (come quelli di igienizzazione, dei servizi mensa e dei compensi degli educatori) che l’implementazione dei progetti richiederà sia alle amministrazioni che alle realtà che se ne occuperanno, i 185 milioni stanziati con il decreto Rilancio dovranno essere distribuiti in fretta perché gli attori coinvolti possano procedere.

Allo stesso tempo, malgrado le famiglie siano state (teoricamente) messe nelle condizioni di poter pagare per i servizi attraverso il bonus babysitter, che è già stato stabilito sarà utilizzabile anche per i centri estivi, non è da darsi per scontato che i 600 euro bastino per coprire servizi che saranno presumibilmente cari.

Quel che è certo è che l’efficace funzionamento delle summer school potrebbe essere da esempio e iniziare a battere la strada per come dovrà cambiare la scuola a settembre. Soprattutto considerando che, per il momento, il piano “La scuola che riparte” consegnato dal capo della task force per l’Istruzione Patrizio Bianchi alla ministra Lucia Azzolina prevede alcuni interventi di legge (sulla riduzione dell’orario delle lezioni e sulla depenalizzazione del reato di infortunio sul lavoro a scuola), ma per il resto rimane fumoso dal punto di vista dell’implementazione.

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