L’ultimo filmLa ripresa del cinema americano è aggrappata a Christopher Nolan

Di fronte alla pandemia, l’uscita dei nuovi titoli nelle sale è stata rinviata o dirottata sulle piattaforme in streaming. Solo “Tenet”, del regista britannico, è rimasto in programma per il 17 luglio. La scommessa è riaprire per l’estate: potrebbe essere la svolta, o il flop definitivo

Dipende tutto da Christopher Nolan. Se la maggior parte degli studios americani ha deciso di ritirare, fino a una data imprecisata, i film dalle sale, il regista americano e britannico va nella direzione opposta.

Da settimane preme perché il suo prossimo film, “Tenet”, su cui si ripongono grandi attese, anche in termini di incassi, venga proiettato nelle sale come il 17 luglio. La Warner Bros lo appoggia.

Per l’industria del cinema americano, che ha già registrato perdite enormi (nel 2019 il periodo aprile-giugno aveva fruttato 3,4 miliardi di dollari al botteghino. Nel 2020 si è fermi a 102mila dollari) è una scommessa. Ma potrebbe diventare anche il momento di svolta dell’anno, forse l’ultima occasione per invertire la rotta.

Per “Tenet” al momento gli scenari che si delineano sono due.

Il primo, quello ottimista, vede il film andare in sala e gli spettatori, stanchi della reclusione da pandemia, si riversano nei cinema (con opportuno distanziamento sociale) attratti dal titolo e dalla libertà ritrovata.

Il film si rivela un successo, sia in termini di pubblico che di incassi, il mondo del cinema si risolleva e subito dopo ne vengono proiettati altri, come “Mulan” e “Wonder Woman 1984”, già programmati e al momento ritirati.

Oppure c’è quello negativo.

Il film esce, gli spettatori preferiscono non rischiare, le sale restano vuote e la pellicola si rivela un flop, sia per gli incassi che, soprattutto, per il pubblico. A quel punto si chiude di nuovo: nessun’ altra casa di produzione oserà proiettare altro. Se non ce la fa Nolan, si dirà, niente può farcela.

Per ora sembra che la Warner Bros, spinta anche dal regista, strenuo difensore dell’esperienza cinematografica nelle sale, voglia tenere duro.

Non solo la data non è stata spostata, né cancellata, ma ci sarebbero anche dei piani per tentare l’impresa.

Come scrive il Washington Post, lo si capisce dalla serie di interviste fatte da giornalisti di alto profilo agli attori e al regista, dall’arrivo di un secondo trailer, e dai continui contatti con le sale per decidere le migliori misure di sicurezza.

Ma le mosse decisive si faranno più avanti, quando ci saranno garanzie sui centri di New York e Los Angeles, quelli più importanti.

Per la Warner, se le cose vanno in porto, c’è molto da guadagnare: potrà soddisfare, dominando da sola tutte le sale, un pubblico “affamato” da mesi. Se però non vanno bene, avrà perso i 200 milioni investiti finora, visto che “Tenet” era l’anello centrale della sua strategia per il 2020.

Le altre case di produzione hanno scelto la prudenza, anche perché non hanno tra le mani un film dallo stesso potenziale. La Disney ha deciso di rimandare molte uscite al 2021, mentre altre finiranno in streaming.

Lo stesso farà la Universal con la sua commedia “The King of Staten Island”. Ma Nolan è Nolan, e i suoi ultimi tre film, esclusa la trilogia di Batman, hanno fruttato due miliardi di dollari in tutto. Conviene tentare.

O no? Da parte dei gestori delle sale ci sono dubbi. Il pubblico sarà ridotto del 20 o 30 per cento, spiega Andrew Mencher, dell’Avalon Theater di Washington. Questo si traduce in perdite sicure. “Tenet”, per reggere alle perdite, dovrà essere l’unico film proiettato per mesi, sostengono.

Resta da capire cosa succederà in caso di fallimento, anche se non si esclude il doppio binario fatto di cinema e noleggio digitale, almeno come paracadute per chiudere le perdite. Nolan capirà.

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