L’ora dei Cov-ranistiLa clorochina è di destra o di sinistra?

Un tempo, la rivolta contro i “baroni della medicina” era prerogativa dei postsessantottini. Ora sembra essere diventata terreno fertile per i sovranisti. Ci sarà qualcuno che è immune?

coronavirus maschera
Mark Makela / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Di minacciosi assembramenti, nelle ultime settimane, se ne sono visti anche in Michigan e in Wisconsin. Solo che a riempire le piazze non erano gli innocui ragazzi della movida padovana, ma i suprematisti con mitra a tracolla che inneggiavano a Trump sbraitando contro il lockdown. Tutti rigorosamente senza mascherina (odioso distintivo dei democratici), e in mano, al posto dello spritz, un cocktail di clorochina e amuchina, come suggerito dal comandante in capo per tenere a bada “l’influenza cinese”.

Sono le avanguardie di quelli che potremmo chiamare i Cov-ranisti, o Neo-Cov: i sovranisti ultraconservatori dell’era Covid, che sfruttano la pandemia per rilanciare la loro crociata contro l’establishment scientifico, la democrazia liberale e la globalizzazione.

Anche in Francia la clorochina è diventata una bandiera del fronte anti-Macron. Michel Onfray, il noto filosofo rossobruno, una specie di Fusaro parigino che riesce a compendiare in sé il peggio di destra e sinistra, ha stretto un patto d’acciaio con il dottor Didier Raoult, paladino del medicinale antimalaria come rimedio al coronavirus: un personaggio pittoresco, anello col teschio e zazzera bianca stile Doc di Ritorno al futuro, uno che vuole «mandare al diavolo i potenti, i sapienti, gli inchiodati alla poltrona, i pasciuti, i borghesi, i ministri, i presidenti, i decorati, senza dimenticare i giornalisti» (cito da un articolo di Stefano Montefiori sul Corriere).

La parola d’ordine, che unisce gilet gialli, camerati lepenisti e compagni di Mélenchon, è «a morte Big Pharma». E abbasso il vaccino mondialista della Sanofi, che gli americani vorrebbero accaparrarsi. Prima i francesi. Allons enfants de la chloroquine!  E pazienza che manchino per ora i riscontri scientifici sulla sua efficacia, e anzi molti studiosi mettano in guardia da effetti collaterali e controindicazioni (soprattutto per i cardiopatici). La battaglia è politica, e i professoroni, si sa, sono a libro paga delle multinazionali.

Un tempo, la rivolta contro i “baroni della medicina” era prerogativa della sinistra gruppettara e postsessantottina. Se per esempio provate a digitare “Duesberg”, Google vi ingorgherà lo schermo di sproloqui con gran citazioni di Marx e Bordiga e invettive contro il “delirio omicida capitalista”. Peter Duesberg, professore di Biologia Cellulare e Molecolare all’Università di Berkeley, è il guru riconosciuto del movimento negazionista sull’Hiv.

In un articolo pubblicato nel 1987, mentre esplodeva il contagio in tutto il mondo, aveva sostenuto che l’Aids fosse causato dal consumo eccessivo di droghe e perfino dai farmaci antiretrovirali, incluso l’Azt, e che l’Hiv non infettasse gli esseri umani. Queste idee sono state completamente smentite dai dati scientifici e da due premi Nobel. Ma hanno avuto un enorme seguito nel firmamento della sinistra e del pensiero alternativo: dopotutto, far credere che il virus fosse un’invenzione delle case farmaceutiche era anche un modo per difendere la comunità gay da un’ingiusta criminalizzazione.

Poi però, quando il leader sudafricano Thabo Mbeki si lasciò sedurre dalle teorie di Duesberg e tentò di applicarle nel suo paese, i risultati furono catastrofici: si calcola che in Sudafrica tra il 2000 e il 2005 siano morte di Aids più di 330 mila persone e siano nati almeno 35 mila bambini infettati dall’Hiv.

In altre situazioni, il fronte si è capovolto, e la rivolta antiscientifica ha assunto un segno di destra. Ai tempi del primo governo Prodi, la terapia anticancro del dottor Di Bella fu portata sugli scudi dall’opposizione, e in particolare dagli ex-fascisti di Alleanza Nazionale. Anche se la sua cura non funzionava, Di Bella era il ritratto rassicurante del buon vecchio medico autarchico, che non sapeva l’inglese ma parlava un linguaggio comprensibile a tutti: sul fronte opposto c’era la chemio, roba americana o comunque d’importazione, e la rossa Bindi, con tutto il sinedrio accademico legato ai comunisti. La scelta era netta: o di qua, o di là.

Dopodiché il populismo ha rimescolato le carte. La delegittimazione dei “competenti” e della scienza ufficiale è diventata trasversale, accomunando cinquestelle, parte del centrodestra e frange della sinistra estrema. Così, a favore di Vannoni e di Stamina sono scesi in campo il Sacro Blog di Grillo, le Iene di Mediaset, parlamentari della Lega, ma anche attori e cantanti considerati di sinistra, da Fiorella Mannoia a Claudio Amendola.

E adesso? Quello che per i Neo-Cov francesi e americani è la clorochina, per i nostri è il plasma iperimmune. Il vaccino piace ai Fazio e ai Burioni, è mainstream, e quindi è tendenzialmente sinistrorso, filogovernativo: solo il plasma è anti-establishment.

Matteo Salvini è stato svelto a intestarsi la battaglia delle trasfusioni miracolose: «Dateci una mano – ha detto – facendo sapere agli italiani quello che molte televisioni nascondono, il fatto che funziona una cura contro il virus ed è gratis o quasi. Perché il silenzio del ministero della Salute, perché il silenzio dell’istituto superiore della sanità? I cittadini a questo punto potrebbero avere il dubbio che siccome il plasma è gratis, siccome non c’è dietro un business di qualche industria farmaceutica, siccome non ci sono appalti, guadagni milionari allora è meglio occuparsi di altro».

Gli stessi argomenti di Onfray e compari a sostegno della clorochina. E i soliti gonzi su Facebook a starnazzare: «Non ce lo vogliono dire! Vergogna! Fate girare!».  In realtà sulla terapia del plasma non c’è stato nessun silenzio da parte delle televisioni o delle istituzioni, anzi se n’è parlato fino allo sfinimento in ogni talk show. Semplicemente, si attendono i risultati della sperimentazione, che è ancora in corso. Ma molto lascia intuire che nell’assembramento indetto per il 2 giugno dal generale Pappalardo, Meloni, Salvini &C., accanto alle mascherine tricolori o con lo stemma del fascio, o magari il faccione di Mussolini, i patrioti brandiscano anche sacche di plasma come simboli di riscossa nazionale.

Sangue e suolo. Purché sia sangue italiano doc, e non di qualcuno venuto coi barconi – che poi quelli, chissà perché non si ammalano di Covid: li avrà immunizzati la Rackete con un vaccino prodotto in qualche laboratorio segreto bavarese, per attuare la sostituzione etnica. All’armi, siam Covranisti.

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