Un anno dopo le europeeChe fine ha fatto la Conferenza sul futuro dell’Unione?

Il 9 maggio doveva iniziare una riflessione lunga due anni, poi c’è stata la pandemia. ll Parlamento europeo chiede che inizi a settembre ma il Consiglio temporeggia. Dovrà farsene carico la Germania quando diventerà il primo luglio presidente di turno

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La pandemia ha rovinato i piani di 500 milioni di cittadini europei, compresi quelli che al palazzo Berlaymont di Bruxelles stavano organizzando la Conferenza sul futuro dell’Europa. L’evento doveva partire simbolicamente nel giorno della Dichiarazione Schuman, il 9 maggio, e durare per due anni. Parlamento europeo, Consiglio e Commissione avrebbero dovuto organizzare una serie di eventi con i parlamenti nazionali, gli enti locali e regionali, la società civile e, soprattutto, con i cittadini.

L’obiettivo era creare un evento il più possibile “dal basso”, coinvolgendo cittadini di ogni nazionalità ed estrazione sociale e portatori di interessi, rappresentati di associazioni in forum specifici. Delle “agorà” tematiche di 200-300 persone l’una che proponessero direttamente alle istituzioni dei cambiamenti al Trattato di Lisbona del 2007 per rendere più inclusiva, efficace e resiliente l’Unione, soprattutto nei momenti di crisi.

Questo approccio era stato proposto per tre ragioni. Primo, evitare le critiche di decisioni prese dall’alto senza sentire la società civile europea, secondo non ripetere il flop della Costituzione europea, elaborata da accademici, politici e intellettuali nei primi anni Duemila e poi bocciata dai cittadini olandesi e francesi in due referendum per la ratifica nel 2005. Terzo, per evitare che le decisioni fossero prese solo dai 27 leader degli Stati membri nel Consiglio europeo, dove il vincolo dell’unanimità impedisce un’integrazione maggiore.

L’idea era stata condivisa anche dalla presidente della Commissione. Nella sua agenda di inizio mandato Von der Leyen aveva promesso: «Sono pronta a dare seguito a quanto concordato, anche mediante un’azione legislativa, nel caso. Sono anche aperta al cambiamento del Trattato». Poi però è arrivata l’emergenza e della Conferenza non si è più parlato.

Per evitare che la cosa finisca nel dimenticatoio, la commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo ha lanciato un appello affinché non si perda tempo. I deputati chiedono una dichiarazione congiunta tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione prima dell’estate affinché la Conferenza venga lanciata a settembre. Un appello che aveva già lanciato il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 17 aprile.

Non basta far partire l’evento. Gli eurodeputati chiedono che il Consiglio trovi al più presto una posizione negoziale ragionevole per stabilire come realizzare questa serie di incontri. Soprattutto serve un impegno formale da parte degli Stati membri affinché rispettino le riforme proposte dalla conferenza, anche se dovessero portare al cambiamento dei trattati.

Ma come si possono organizzare forum tematici con l’obbligo del distanziamento fisico? Il Parlamento europeo chiede di investire nel’uso della tecnologia digitale e degli strumenti di partecipazione remota, gli stessi usati durante la pandemia. Anche così si può fare inclusione.

Per capire il futuro della Conferenza però bisognerà aspettare il 1 luglio, quando la Germania diventerà presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea per sei mesi. Tra i poteri della presidenza c’è quello di indirizzare i summit e gli ordini del giorno dei vari ministri dell’Unione. Se Berlino inserirà la Conferenza tra i suoi obiettivi principali sarà realistico pensare a un inizio per settembre.

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