Under 30Cos’è l’EYE e perché è l’acronimo preferito dai ragazzi di tutta Europa

Ogni due anni migliaia di cittadini tra i 16 e 30 anni si incontrano al Parlamento europeo di Strasburgo per discutere le loro idee sul futuro del Continente. La pandemia ha costretto a spostare l’evento online, ma la filosofia rimane sempre la stessa: farsi stupire dai giovani. E ascoltarli

L’Unione europea spesso si racconta per acronimi. Pe, Qfp, Bce, Mes, Sure. Piccole sigle da addetti ai lavori la cui brevità è perfetta per i titoli di giornali, ma inaccessibile e poco digeribile per il cittadino comune. C’è però un acronimo che dal 2014 ottiene l’effetto opposto e rimbalza sulla bocca di tanti giovani del Continente: EYE. Lo European Youth Event riesce ogni due anni, per due giorni, a compiere un’impresa eccezionale: far entrare in un weekend di fine maggio migliaia di ragazze e ragazzi nel luogo percepito (in modo sbagliato) come il più noioso del mondo: il Parlamento europeo di Strasburgo. Lì, tra workshop, mostre ed eventi i giovani scoprono che le istituzioni sono fatte dalle persone in carne e ossa, vivono un mini erasmus, si confrontano con i loro coetanei europei. 

«Il Parlamento è un luogo quasi sacro, spesso abbastanza formale nei riti perché è una istituzione. Vederlo “conquistato” dai giovani che portano tante idee, colori, lingue diverse è una sensazione che mette i brividi. Che una istituzione di solito percepita come lontana si apra con tale facilità a ragazze e ragazzi non è scontato», spiega il 34enne Tommaso Parlatore, responsabile della comunicazione e degli eventi del Parlamento europeo. 

Quest’anno però ci si è messa di mezzo la pandemia, che ha costretto gli organizzatori a spostare tutto online, lasciando nell’ultima settimana dal 25 al 29 maggio, gli eventi più succosi, tra cui una chiacchierata col presidente del Parlamento europeo che spiegherà i segreti dell’Aula e una live chat con la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. 

Parlatore, non diamo nulla per scontato. Cos’è l’EYE?
È un evento direttamente organizzato dal Parlamento europeo insieme a tanti altri partner: la Commissione ma anche organizzazioni giovanili, come lo European Youth Forum, che da sola rappresenta più di un centinaio di organizzazioni giovanili del Continente. EYE è un evento unico perché dà la possibilità a migliaia di giovani di fare proprie le stanze del Parlamento di Strasburgo per discutere tutti insieme di vari temi. Non solo argomenti che hanno a cuore i giovani, ma anche problematiche importanti in generale, con l’obiettivo di influenzare il processo decisionale europeo. Il nostro obiettivo è far girare le idee dei ragazzi e farle poi conoscere a chi guida le istituzioni europee. Ma non solo. EYE è molto di più.

Cos’ha di speciale? In fondo esistono eventi simili, come il Model United Nations.
Non è la stessa cosa. Apriamo ogni angolo della sede del Parlamento europeo per dare modo ai giovani di potersi esprimere. Il nostro è un progetto per giovani, ma è fatto soprattutto dai giovani. Abbiamo veramente a cuore l’opinione dei nostri partecipanti, cerchiamo di coinvolgerli in tanti modi nella creazione del programma, nella selezione degli speaker e nei temi da trattare. 

Non è troppo poco una due giorni ogni due anni?
No, perché  il “ciclo di vita” di un’edizione dell’EYE dura molto di più. Non finisce mica con il weekend di maggio. Per noi è un continuo dialogo, ci manteniamo in contatto attraverso la tecnologia e coinvolgiamo i ragazzi in altri eventi nei mesi seguenti. Per esempio gli hearings. Alcuni partecipanti vengono invitati a Bruxelles per poter elaborare ed esporre alcune delle idee discusse durante l’EYE nelle commissioni parlamentari davanti ai deputati. La filosofia di EYE è proprio questa: gli eurodeputati partecipano, così come importanti speaker da tutta Europa, ma spesso il loro compito è ascoltare i giovani, non solo parlare a loro. 

Quanto sono coinvolti i giovani nella creazione dell’evento? 
La nostra community è formata da ragazzi che aderiscono spontaneamente, ma anche organizzazioni giovanili ed erasmus, radio universitarie, scuole e associazioni di volontariato che ci permettono di far conoscere l’evento. Il nostro programma fisico a Strasburgo più o meno prevedeva 400 attività in due giorni. Ma solo una cinquantina sono state organizzate direttamente dal Parlamento europeo. Il resto veniva dal confronto continuo con la nostra base. Per esempio in questa edizione avevamo incluso anche un’intera offerta sullo sport.

Poi è arrivata la pandemia.
In un primo momento noi organizzatori ci siamo sentiti delusi dal punto di vista professionale, perché eravamo sicuri che avremmo potuto offrire veramente molto di più ai nostri partecipanti. Poi ci siamo messi nei panni dei ragazzi. Sappiamo che partecipare all’EYE per loro è come un piccolo Erasmus, un’occasione per scoprire la diversità culturale europea, ma non solo. All’evento partecipano ragazzi da tutto il mondo: dall’Africa all’Asia. Quindi sapevamo bene che c’erano grandi aspettative per vivere al meglio questo momento irripetibile.

Per questo non avete cancellato l’evento.
Abbiamo comunicato a inizio marzo che non ci sarebbe stato l’evento fisico perché la pandemia lo avrebbe reso impossibile. Poi però ci siamo chiesti: “come possiamo salvare un programma ricco di eventi arrivato già a un ottimo punto con diverse centinaia di speaker già confermati e 12mila iscritti?”. Per questo abbiamo deciso di unirci alla campagna in corso del Parlamento europeo: “Europeans against covid-19“. Così abbiamo “salvato” dal programma i temi più interessanti da discutere durante questa crisi: mental health, il futuro dell’educazione, la digitalizzazione, cosa ne sarà del mondo del lavoro. Temi importanti per i giovani, ma ancora più importanti in questa crisi. Abbiamo trasformato gran parte del nostro calendario di incontri “fisici” in attività in formati digitali, trasmettendo gli eventi su Facebook Live. 

Non avete perso tempo. Le dirette sono partite da più di un mese. Perché spalmare il calendario di questa due giorni in un evento di più settimane?
Sì, siamo partiti il 17 aprile. Era importante dialogare fin da subito coi ragazzi su questi temi, visto che riguardavano la risposta dell’Europa alla pandemia. In più ci siamo detti: tante persone adesso sono a casa e vogliono essere informate. Abbiamo fatto di tutto per dargli un’offerta variegata e di contenuto. Un modo anche per coinvolgere tutti i giovani europei che magari non si sono iscritti all’EYE ma seguono ogni giorno le pagine delle istituzioni europee e gli altri eventi che organizziamo durante l’anno. Infatti mentre stiamo parlando abbiamo raggiunto già un milione e mezzo di visualizzazioni. Non è poco. Ovviamente abbiamo sempre pensato che il fulcro delle attività dovesse essere comunque l’ultima settimana di maggio, in concomitanza con l’evento generale. 

L’EYE è un evento per soli europeisti?
Riusciamo ad attrarre tanti tipi di giovani. EYE è aperto a ragazze e ragazzi dai 16 ai 30 anni, persone con idee politiche diverse che provengono da tanti settori della società, spesso con storie particolari. Liceali, universitari, ma anche giovani entrati da anni nel mondo del lavoro. Il nostro pubblico è vario anche nell’opinione dell’Europa. Ci sono giovani di associazioni che sulla carta potrebbero essere definiti “euro scettici”. Ma soprattutto ad EYE partecipano ragazze e ragazzi che non hanno un’idea sull’Europa perché non la conoscono. Si iscrivono con la speranza di capire di più delle istituzioni e con la voglia di essere cittadini attivi, di poter dire la loro e di poter influenzare le istituzioni europee. Il nostro obiettivo è quello di dargli voce e di lanciare un messaggio chiaro: l’Europa li ascolta. 

L’Europa li ha mai ascoltati?
A fine evento un nostro team di giovani pubblica un report con le idee più interessanti discusse dai ragazzi. Quella è la nostra base per far vedere agli eurodeputati, ma non solo, ciò che i giovani vorrebbero dall’Europa. Una delle cose realizzate grazie ad EYE è DiscoverEu: l’interrail gratis per i 18enni per scoprire tutto il Continente.

Parliamo degli eventi più importanti di questa settimana. Come fate a coinvolgere i ragazzi quando parlano speaker importanti? Non c’è il rischio di un monologo?
Cerchiamo il più possibile di includere nella discussione i giovani che guardano la diretta. Raccogliamo le domande online tramite i nostri canali social prima che l’attività abbia inizio. In più durante il live i moderatori guardano i commenti più interessanti e integrano le domande con gli interventi più originali. Così si crea un dibattito vero e vivace. 

L’evento più interessante sembra quello del 29 maggio, alle 9, col presidente del Parlamento europeo David Sassoli, come funzionerà?
Il titolo spiega già tutto: “Nei panni del presidente del Parlamento europeo”. Volevamo veramente dare l’opportunità ai giovani di poter essere guidati da Sassoli all’interno dell’emiciclo. Un modo originale per far capire cosa vuol dire davvero essere presidente di un Parlamento. Quali sono i riti, le curiosità e anche cose magari percepite come stranezze. Un invito speciale per conoscere le istituzioni da dentro. E sarà così. L’aula ovviamente sarà vuota, per via della pandemia. Ma la tecnologia permetterà ai ragazzi di scoprire queste stanze. Mi ricordo bene quando ho visto per la prima volta l’emiciclo. Il cuore della democrazia europea è un posto magico. Senza retorica, questa emozione la vedo ogni volta negli occhi dei ragazzi che accompagniamo a vedere l’Aula di Strasburgo per la prima volta.  

Il 27 maggio ci sarà un evento con la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde.
Alle 9.30. Per noi è un onore il fatto di averla con noi. Il tema economico è estremamente importante perché dopo la crisi sanitaria inizierà quella economica. E sarà dura, perché colpirà in gran parte i giovani. In alcuni Paesi, compresa l’Italia non c’eravamo neanche purtroppo ripresi dall’ultima crisi. Per questo è un’occasione unica interagire con la presidente della Bce. Ma questa settimana avremo 4-5 eventi al giorno su temi diversi. Ognuno può trovare il tema più interessante. 

Gli eventi saranno solo in inglese?
La lingua dell’Europa è la traduzione, ma gli eventi di Facebook live non permettono agli utenti di cambiare lingua in tempo reale. Per questo abbiamo privilegiato l’inglese, per rendere accessibili i vari panel a tutti i ragazzi europei. Ma ci sono eventi anche in tedesco e francese, le due lingue più parlate nell’Unione. Mentre il panel del presidente del Parlamento europeo sarà in italiano. In più abbiamo avuto un incontro con lo European Disability Forum che è stato interpretato anche nella lingua dei segni internazionale.

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