AllonsanfànLa Francia ha trovato sinonimi patriottici per dire clickbait, fake news, podcast e altri anglicismi

La Commissione per l’arricchimento della lingua francese creata da Charles De Gaulle nel 1965 ha pubblicato 19 nuove parole per sostituire termini anglosassoni intraducibili da noi. Time-lapse diventa hyperaccéléré, mentre autotune è ajustement automatique d'intonation

Afp

Ai francesi non piacciono molto le parole inglesi. Difficilmente un vostro amico di Parigi vi dirà di aver usato un computer, preferirà dire ordinateur; altrettanto difficilmente vi dirà che la Francia fa parte della Nato, preferirà dire Otan. E se parlate di musica, allora scoprirete che Freddie Mercury è morto di Sida, non di Aids. Se parlerete di sport scoprirete che il doping non è una piaga, ma lo è le dopage; e quanto alle vacanze, probabilmente vi dirà di essere stato in un villaggio tout inclus, non in un all inclusive. E, magari parlando di libri dell’orrore, scoprirete che Stephen King ha scritto “ça”, non ‘It’.

A decidere che sia meglio usare le parole francesi invece di quelle già bell’e pronte che arrivano dal Regno Unito o, più spesso, dagli Stati Uniti, non è una certa indole patriottarda dei francesi, o le loro mai sopite ruggini vecchie di secoli con i cugini d’oltremanica.

No. è un’apposita commissione governativa, creata nel 1965 da Charles De Gaulle, detta “Commissione per l’arricchimento della lingua francese”, incaricata di individuare le lacune del vocabolario che via via nelle circostanze si fossero presentate  e di  proporre nuove parole da sostituire ai termini stranieri.

Negli anni è successo più volte e con sempre più vigore, a tal punto che, nel 1994 (era ancora presidente François Mitterand) fu varata la legge Legge Toubon (dal nome dell’allora ministro della cultura Jacques Toubon) che rende obbligatorio l’uso della lingua francese in tutte le strutture pubbliche, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, nei contratti e nelle scuole (fatte salve, ovviamente, le ore di insegnamento delle lingue straniere).

Certo, la legge non si applica alle comunicazioni private (in casa sua, ognuno il computer può chiamarlo come vuole, ordinateur, computer , Pc, Mac o con un nome proprio, se ci è particolarmente affezionato), ma negli uffici pubblici e nei documenti no: occorre usare il francese. Dunque niente Jobs Act, Flat tax, niente Family Day o Smart working, occorre, per legge, usare il francese.

Ogni anno l’elenco delle parole inglesi bandite si allunga. E lo fa in modo ufficiale, con una pubblicazione periodica della commissione sul sito LegiFrance (l’equivalente della nostra Gazzetta Ufficiale) in cui sono inseriti i nuovi anglicismi per cui la commissione ha trovato sinonimi francesi.

Alla lunga lista di parole inglesi di uso comune anche in altre lingue (la più diffusa è probabilmente sport, alla quale persino i francesi si sono arresi) da ieri se ne aggiungono altre 19:

advergaming : ludopublicité, n.f.

auto-tune, autotune : ajustement automatique d’intonation, ajustement, n.m.

chick lit, chick literature : romance urbaine.

clickbait : piège à clics.

deep fake, deepfake : infox vidéo, vidéotox, n.f.

extended play (EP) : minialbum, n.m., mini-album, n.m.

fake news : infox, n.f., information fallacieuse.

fashion tech, fashion technology : technologie de la mode, technomode, n.f.

fast fashion : mode express, mode éclair.

mapping, video mapping : fresque vidéo.

podcast : audio, n.m., audio à la demande (AAD).

sensitivity reader : démineur, -euse éditorial, -e.

show runner, showrunner :  directeur, -trice de série.

slow fashion : mode durable.

social media manager, social media marketing manager :  responsable des réseaux sociaux.

spoil (to) : divulgâcher, v.

time-lapse, timelapse : hyperaccéléré, n.m.

traffic manager : responsable de la promotion en ligne.

video mapping, mapping : fresque vidéo.

Funziona così, a Parigi e dintorni e lungi da noi giudicare le abitudini cisalpine. Ci limitiamo a constatare. E magari, con esse, a constatare anche la possibilità di qualche misunderstanding (pardon, malentendu).

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