Maduro y asociadosDal Venezuelagate grillino emerge un’ipotesi inquietante: che l’abbiano fatto gratis

E comunque, ai sensi del teorema Davigo – in base al quale dinanzi ad accuse gravissime non bisogna aspettare le sentenze per chiedere l’allontanamento dalla politica – prima delle querele, avrebbero dovuto fioccare le dimissioni

Afp

Il documento del governo venezuelano pubblicato ieri dal quotidiano spagnolo Abc, in cui si parla di una valigia con 3 milioni e mezzo di euro in contanti inviata nell’estate 2010 a Gianroberto Casaleggio, in quanto «promotor de un movimiento izquierdista revolucionario y anticapitalista en la Republica de Italia», ha suscitato, com’era inevitabile, diverse reazioni. Prima tra tutte la netta smentita degli interessati, dal consolato venezuelano al Movimento 5 stelle, a Davide Casaleggio, che ha subito annunciato querele.

Ci sarebbe da dire che ai sensi del teorema Davigo – quello in base al quale dinanzi ad accuse gravissime, per prudenza, non c’è bisogno di aspettare le sentenze per chiedere l’allontanamento degli accusati da ruoli di responsabilità politica – prima delle querele, avrebbero dovuto fioccare le dimissioni. Ma è pur vero che a una simile osservazione si potrebbe opporre l’argomento usato su twitter da Stefano Cappellini: «“Un movimento rivoluzionario e di sinistra”. È un alibi di ferro, non è possibile che parlino di loro».

Sta di fatto che giornalisti, leader dell’opposizione e persino alcuni esponenti del Pd hanno cominciato a chiedere chiarimenti ai cinquestelle, ricordando le numerose prese di posizione filo-chaviste assunte da loro in tutti questi anni.

Rifare l’intero elenco sarebbe troppo lungo. Scegliendo fior da fiore, c’è il convegno «L’alba di una nuova Europa», organizzato il 13 marzo 2015 alla Camera dei deputati, da dove si invita la platea a «un grande applauso al governo Maduro, al popolo bolivariano, ai compagni venezuelani che stanno subendo un attacco senza precedenti». Con Alessandro Di Battista in prima fila, convinto sostenitore, come ha ricordato Luciano Capone, del modello venezuelano, o più precisamente della «Alleanza bolivariana per le Americhe» (l’area di cooperazione politico-economica promossa da Hugo Chávez in America Latina), quale valida alternativa all’euro «nazista».

C’è la mozione presentata il 23 gennaio 2017 da Manlio Di Stefano (attuale sottosegretario agli Esteri, tocca ricordare) in cui si sottolinea che con Chávez «la fame è stata ridotta del 21%» e si invita il governo italiano ad assumere iniziative nei confronti dell’alleato statunitense affinché vengano rimosse «le inique sanzioni» che colpiscono il Venezuela. Proprio così: le inique sanzioni. E chissà se la citazione era voluta.

Tra le testimonianze più illuminanti riemerse d’improvviso vale la pena di rileggere soprattutto il racconto del surreale incontro tra i parlamentari grillini in visita a Caracas e la locale comunità italiana, firmato da Alberto de Filippis per il Foglio dell’8 marzo 2017. Riunione in cui gli italo-venezuelani accusano i grillini di ingenuità nel voler discutere con «un regime fascista» e si augurano che non vadano a «raccontare fuori quello che diciamo qui dentro, perché altrimenti la pagheremo tutti».

Per maggiore chiarezza, uno dei partecipanti invita «chi è stato sequestrato o ha avuto l’esperienza di un famigliare rapito» ad alzare la mano, e la alzano quasi tutti. Proteste cui l’onorevole Ornella Bertorotta oppone una replica che merita di essere trascritta per intero: «Insomma, pensate che anche in Italia si sta male, ci sono tanti giovani senza lavoro a causa delle scriteriate politiche del governo Renzi, abbiate un po’ di empatia. E diciamo che ci sono anche cose buone in Venezuela come il programma di musica nelle scuole».

Tutto questo mentre la crisi democratica, economica e umanitaria del Venezuela precipitava sempre più in fondo, seconda solo alla crisi siriana, come denunciato dalle Nazioni Unite, che ha parlato di 4 milioni e 900mila profughi, dovuti anche ai continui atti di violenza perpetrati dalle forze di sicurezza e dai sostenitori del governo di Caracas.

«Le forze di sicurezza si sono rese ancora responsabili di esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, uso eccessivo della forza e uccisioni illegali, nel quadro di una violenta repressione contro il dissenso», ha scritto Amnesty International nel suo ultimo rapporto annuale (e anche in quello relativo agli anni precedenti, 2017-18, dove si parlava di centinaia di persone arbitrariamente detenute, tortura e un sistema giudiziario «ancora una volta impiegato per ridurre al silenzio i dissidenti»). Senza dimenticare che nel corso del primo mandato di Maduro (2013-2018) il Pil del Venezuela si è dimezzato e l’inflazione ha toccato quota un milione per cento.

Accanto alla sommaria ricostruzione dell’inesauribile iniziativa filo-chavista dei cinquestelle occorre infine registrare che la nettezza delle loro smentite all’articolo di Abc, nel corso del pomeriggio di ieri, ha fatto emergere un’ipotesi ancora più inquietante: che tutto questo lo abbiano fatto gratis. Che lo abbiano fatto perché è proprio quello che pensano. Trattandosi del principale partito della maggioranza attualmente alla guida del nostro paese, la conferma della loro perfetta buona fede sarebbe, per tutti noi, la notizia peggiore.

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