Dopo gli incendi, la pandemiaL’Australia potrebbe andare in recessione per la prima volta dal 1991

Dopo quasi 30 anni consecutivi di crescita il prodotto interno lordo del Paese è sceso dello 0,3 per cento nei primi tre mesi del 2020. Il numero contenuto di contagi e decessi per coronavirus e la gestione della crisi fin qui tempestiva del governo ridurranno in futuro il danno economico

da Pixabay

Il prodotto interno lordo dell’Australia è sceso dello 0,3 per cento nei primi tre mesi del 2020 rispetto al trimestre precedente, facendo registrare alla nazione la sua prima recessione dopo quasi 30 anni consecutivi di crescita.

A comunicarlo è l’Australian Bureau of Statistics (l’equivalente australiano del nostro Istat) secondo cui l’economia ha subito un duro colpo dopo che gli incendi boschivi hanno attraversato la costa orientale dell’Australia a gennaio e il coronaviurs ha bloccato l’economia interna.

Il pieno impatto della chiusura di Covid-19, tuttavia, dovrebbe intensificarsi nel secondo trimestre del 2020. Nella capitale Canberra è previsto una riduzione dell’economia fino al 10 per cento a causa delle chiusure temporanee di aziende, scuole e alcuni servizi governativi.

Il ministro delle Finanze australiano, Josh Frydenberg, ha sottolineato come a pesare sul calo del Pil è stato soprattutto il crollo dei consumi: «il peggiore degli ultimi 34 anni». Come in molti altri paesi, a causa delle norme sul distanziamento fisico, trasporti, hotel, bar e ristoranti, hanno registrato ribassi da record.

Con due trimestri consecutivi negativi, l’Australia si troverà quindi ufficialmente in “recessione tecnica”, per la prima volta dal 1991.

La crescita annuale è rallentata dell’1,4 per cento, il risultato più debole in oltre un decennio, principalmente a causa di un calo dell’1,1 per cento dei consumi delle famiglie, che costituisce quasi il 60 per cento dell’economia.

«Questa è stata la crescita più lenta durante tutto l’anno da settembre 2009, quando l’Australia è stata nel bel mezzo della crisi finanziaria globale, e riguarda solo l’inizio degli effetti economici previsti nel dopo Covid-19», ha dichiarato Bruce Hockman, capo economista dell’Australian Bureau of Statistics, al Financial Times.

Tuttavia, la situazione del Paese lascia intuire una ripresa meno complessa del previsto. Ieri in Australia sono stati registrati soltanto 17 nuovi casi di contagio e il totale è salito a 7.226, mentre i morti sono 102.

Sarah Hunter, economista della BRI Oxford Economics, ha affermato che il successo dell’Australia nel gestire le ricadute della crisi di Covid-19 e il lancio di pacchetti di sostegno del governo del valore di decine di miliardi di dollari potrebbero ridurre il danno economico.

I numeri contenuti di contagi e decessi hanno permesso alla maggior parte degli Stati di allentare le restrizioni sul distanziamento sociale, consentendo a ristoranti, bar e palestre di riaprire questa settimana. Philip Lowe, governatore della Reserve Bank of Australia, ha dichiarato che l’economia è andata meglio di quanto inizialmente temuto, almeno in questa settimana.

«Una più forte ripresa economica è possibile se ci sono ulteriori sostanziali progressi nel contenere il coronavirus a breve termine e si verifica un ritorno più rapido alla normale attività economica», ha affermato Lowe al giornale britannico.

Lo shock ha pertanto infranto un trend positivo senza eguali in nessun altro paese dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Dal 1991 al 2018 il Pil australiano è cresciuto con un tasso medio del 3,2 per cento annuo, resistendo a crisi economiche e politiche.

L’Australia in questi anni ha potuto contare su condizioni particolarmente favorevoli, sfruttando anche la vicinanza alla Cina. La sua economia conta infatti importanti introiti derivanti dall’export di materie prime, in particolare di ferro e gas naturali di cui l’Australia è ricchissima, verso la Cina. Che a sua volta ha contribuito alla crescita in un settore decisivo per il paese: il turismo. A oggi tutto questo, ovviamente, è venuto pesantemente a mancare.

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