Punti di vistaLe insopportabili bacheche dell’epoca Covid

Le bacheche meno sopportabili in questi giorni sono state quelle che più hanno espresso una separazione netta tra buoni e cattivi, tra ragione e torto. Quelle di chi sapeva con certezza assoluta quale parte politica aveva ragione e quale torto, quali nazioni stavano agendo bene e quali male, persino quali scienziati ragionavano e quali vaneggiavano.

Le bacheche social meno facilmente sopportabili, in questi giorni di emergenza Covid, sono state quelle che più hanno espresso una separazione netta tra buoni e cattivi, tra ragione e torto.

Quelle di chi sapeva con certezza assoluta quale parte politica aveva ragione e quale torto, quali nazioni stavano agendo bene e quali male, persino quali scienziati ragionavano e quali vaneggiavano.

Nelle scorse settimane si riconoscevano subito: da loro una stessa parte politica aveva SEMPRE ragione e l’altra SEMPRE torto.

E c’era sempre qualcuno da chiamare “coglione” o “idiota”.

In queste bacheche, paradossalmente, campeggiava spesso il riferimento a competenze e dati numerici.

Proprio nell’istante in cui doveva accrescersi la posizione del “dubbio” (intesa, in senso buono, come apertura prudente e curiosa al nuovo e all’inedito che emergeva di giorno in giorno) in loro è cresciuta la certezza di avere ragione e di essere seduti dalla parte del giusto.

Meravigliosi quelli che hanno dato lezioni di teologia ai cattolici sul valore spirituale della Messa a distanza o in presenza, addirittura immedesimandosi nel pensiero di Dio, senza essere entrati in chiesa nell’ultimo ventennio.

C’è una forma di irrazionalità che non è quella complottista e negazionista, ma si ammanta di buonsenso e razionalità per diventare (spesso involontariamente) strumento di propaganda e pretesa sugli altri.

È comunque una forma di negazione della realtà, perché nega la dignità di una visione diversa dalla propria.