Volare altoLa Germania ha un problema con la Commissione per gli aiuti di Stato a Lufthansa

Bruxelles ha imposto delle condizioni dure per farle ricevere il soccorso del governo. «C’è un alto rischio che la concorrenza venga alterata se una compagnia di grandissime dimensioni mantiene potere di mercato dopo aver ricevuto parecchio sostengo», ha spiegato Margrethe Vestager

Afp

Le procedure d’infrazione e le raccomandazioni all’Italia da parte della Commissione europea sono state talmente tante che ormai non fa più notizia. Lo diventa però quando Bruxelles entra in rotta di collisione la Germania. Lo scontro tra la cancelliera Angela Merkel e la commissaria europea alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager è sulla compagnia aerea tedesca Lufthansa, non un’Alitalia qualsiasi. Berlino non digerisce le condizioni che la Commissione ha imposto per permettere il salvataggio da 9 miliardi di euro della compagnia.  

Con la pandemia e gli aerei inchiodati a terra, i vettori tedeschi hanno rischiato di non rialzare in volo le flotte. In parole povere, il fallimento. A Lufthansa la paralisi costava un milione di euro all’ora, con 10 mila licenziamenti all’orizzonte. Da qui il soccorso del governo federale, un’iniezione di capitale che significa incamerare il 20% delle azioni ed entrare nel consiglio d’amministrazione (due posti). 

In queste settimane di pandemia, la Commissione ha permesso a tutti i Paesi di fare gli aiuti di Stato, per proteggere le aziende più in difficoltà. Quando l’emergenza sanitaria sarà finita, Bruxelles vuole che questi trasferimenti Stato-imprese non alterino in modo sleale il mercato e la concorrenza. 

Per questo Vestager ha chiesto garanzie per le operazioni da più di 250 milioni di euro. Naturalmente, i giganti dell’aria ricadono in questa fattispecie: si parla di miliardi. Tre ne ha stanziati Roma nell’ennesimo assegno ad Alitalia, sette ne darà Parigi ad Air France. 

In particolare, la commissaria ha messo sul tavolo la riduzione degli slot (in italiano «bande orarie», si tratta di diritti di decollo e atterraggio che possono essere affittati, a caro prezzo, alle altre compagnie) negli scali di Monaco e Francoforte, dove Lufthansa macina profitti perché ha il monopolio di due terzi della capacità totale. I tedeschi, però, temono di perdere il controllo sulle tratte verso Asia e America del Nord, così il board ha inizialmente rifiutato di approvare il pacchetto. 

Il gruppo Lufthansa ha propaggini anche in Austria, Svizzera e Belgio. La formula della cancelliera è questa: 5,7 miliardi di euro di liquidità, 3 miliardi come prestiti garantiti dal governo e 300 milioni tramite obbligazioni di nuova emissione. Come detto, l’operazione porterà il controllo pubblico al 20% dell’azionariato, ma la Merkel s’è riservata la possibilità strategica di salire fino al 25 per cento. Cioè fino alla minoranza di blocco, secondo la legge tedesca. 

«C’è un alto rischio che la concorrenza venga alterata – ha spiegato Vestager – se una compagnia di grandissime dimensioni mantiene potere di mercato dopo aver ricevuto parecchio sostegno». Insomma, la commissione chiede di bilanciare quello che, agli occhi degli investitori, apparirebbe come un rafforzamento del vettore. I piani alti del partito della cancelliera, la CDU e la CSU bavarese, hanno spalleggiato l’insofferenza di Lufthansa. 

Ryanair, e non è la prima volta, ha minacciato ricorsi alla giustizia europea contro «gli aiuti di Stato illegali». Il metro di Bruxelles è distinguere fra prestiti pubblici che dovranno essere restituiti, come nel caso di Air France, e le trasfusioni di capitale vere e proprie, che non aumentano l’esposizione debitoria. Per questa ragione, la commissione non chiederà dismissioni all’Eliseo, ma verosimilmente le esigerà da Alitalia, anche se la newco secondo Palazzo Chigi sarebbe un’operazione di mercato e non un salvataggio. 

 

Quella di Lufthansa, la seconda compagnia del continente, è stata una scommessa sbilanciata. Vola all’uno per cento del suo volume di riempimento. Sta pregando il governo di rinunciare ai due posti che gli spetterebbero nel consiglio d’amministrazione per nominare invece «esperti indipendenti», ma senza i fondi statali rischia l’insolvenza. Infatti, il 30 maggio, è arrivato il dietrofront: il colosso accetta gli impegni, anche se corretti al ribasso. 

Il gruppo dovrà vendere 24 slot a Francoforte e Monaco: l’equivalente di tre diritti di decollo e tre di atterraggio per aereo al giorno, per la sosta fino a quattro aeromobili. Per un anno e mezzo, potranno presentare un’offerta solo nuovi concorrenti; altrimenti la procedura verrà estesa a quanti già operano nei due aeroporti. Per gareggiare, i vettori non dovranno essere reduci da ricapitalizzazioni a trazione statale. Le misure straordinarie andranno ora approvate da un’assemblea straordinaria degli azionisti. 

In una nota per la stampa, Lufthansa ha evidenziato come «la portata delle condizioni richieste dalla commissione europea è stata ridimensionata rispetto alle indicazioni iniziali». Una prova di forza simbolica. È da vedere se Alitalia, che ha più d’un dossier al vaglio di Bruxelles, sarà altrettanto efficace nei negoziati. E quanto pesino davvero i «colori» sulla bandiera della compagnia. Da quando è stato privatizzato nel 2008, il vettore tricolore ha bruciato dieci miliardi di aiuti e prestiti. Non il migliore biglietto da visita. 

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