La voce dei maturandiCome sarà la “notte prima degli esami” per la generazione dei 2001

Le storie di Leone, Elisa, Federica e Leon, il cui ultimo anno di scuola è stato rovinato dal lockdown. La didattica a distanza è stata strutturata male, la verifica finale ancora peggio. Gli studenti sono insoddisfatti, ma in un modo o nell’altro guardano avanti

maturità
Vincenzo PINTO / AFP

Una cosa è certa: per i maturandi la “notte prima degli esami” sarà insonne. Probabilmente come al solito, anche se quella di quest’anno è una prova d’esame anomala. Si inizia il 17 giugno. Le due prove scritte sono state sostituite da un maxi orale di circa 60 minuti, strutturato in cinque fasi: prima la presentazione di un elaborato su un argomento assegnato dai docenti (una sorta di tesina), poi l’analisi a voce di un testo di letteratura italiana, poi la discussione interdisciplinare su un argomento assegnato dalla commissione, seguita dall’esposizione dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro e infine da alcune domande sulla materia di Cittadinanza e Costituzione.

La commissione sarà composta interamente da membri interni, più un presidente esterno. Sui presidenti in alcune regioni si sta avendo difficoltà di reperimento (solo in Lombardia, per esempio, ne mancano a centinaia). L’esame si svolgerà in presenza a scuola: tutti dovranno indossare mascherine e mantenere la distanza di due metri. Al candidato sarà concesso l’ingresso con un solo testimone.

Secondo un sondaggio di Skuola.net, per due maturandi su tre (57%) l’ultimo anno è stato “rovinato” dal lockdown: il 75% di loro avrebbe voluto tornare in classe. Pur essendo consapevoli che non ci sarebbero state le condizioni per tornare, per loro la didattica a distanza in questi mesi è stata un disastro: «I professori si sono impegnati, ma non è vero che le cose sono normali; in classe è molto più semplice concentrarsi, mentre da casa fare interventi durante la lezione è complicato e spesso ci sono problemi di connessione», dice a Linkiesta Leone, maturando in un liceo classico di Milano.

Più schietto Leon, studente dell’ultimo anno di un istituto tecnico commerciale a Grosseto: «Non puoi pretendere che un ragazzo che segue le lezioni con il telefono in mano da camera sua si impegni veramente».

Per i ragazzi la disorganizzazione da parte del ministero ha pesato molto sulla scuola a distanza in questi mesi, e il fatto che molto fosse lasciato alla libera iniziativa dei docenti non ha aiutato. «Il primo mese ci sono stati professori che non hanno proprio fatto lezione, perché non erano obbligati. Poi le cose sono partite, ma tutto è stato lasciato al caso, i professori si sono dovuti arrabattare, alcuni hanno una certa età e non hanno i mezzi, hanno avuto bisogno dei loro tempi. C’è chi assegnava il capitolo da leggere e considerava l’argomento fatto», dice Leon.

«In inglese, per esempio, dato che c’era il rischio che copiassimo, la prof ha stabilito che il voto massimo possibile fosse 8. Ci sono anche stati problemi con i compiti: in alcuni casi ce ne hanno dati moltissimi, come se essere bloccati in casa volesse dire che non avevamo niente da fare», spiega Federica, studentessa al liceo linguistico a Milano. «Ma di svago non ne avevamo, fai lezione a distanza e anche quando non devi studiare sei comunque davanti ad uno schermo, che sia quello della televisione o del computer».

«La scuola ha invaso uno spazio personale», dice Leone, e questo disequilibrio, unito alla mancanza di contatto umano con compagni e docenti e il caos didattico, ha fatto sì che molti perdessero la bussola, così come la motivazione: «Alcuni si sono proprio persi», dice Federica, «e nemmeno i professori potevano aiutarci più di tanto, perché anche loro sulle modalità di svolgimento dell’esame erano confusi quanto noi».

Secondo Elisa, maturanda di un tecnico-economico a Busto Arsizio, però, questi mesi hanno rappresentato un esercizio di responsabilità. «Ci siamo dovuti organizzare per studiare in autonomia», racconta a Linkiesta: «a un certo punto ti rendi conto che se rimani seduto sul divano finirai per non combinare niente. In fondo, avevamo un programma da finire e un esame da sostenere». Una sorta di piccolo assaggio di università, cui la maggior parte di loro punta: «Personalmente non vedo l’ora di potermi organizzare da solo lo studio dove, come e quando voglio», dice Leon.

Sull’esame in sé, nonostante «i professori abbiano continuato a ripeterci che sarà un esame serio», dice Leone, le opinioni divergono: «A me sembra una buffonata», commenta Leon, che comunque guarda alla maturità come a un passaggio obbligato per ottenere il “pezzo di carta” che serve per andare avanti. «Senza il diploma hai ben poche possibilità», spiega il ragazzo. Più idealista la visione di Elisa, secondo cui invece è importante «avere un attestato che certifichi l’impegno di cinque anni di studio».

Federica spera di ottenere un buon voto, ma è consapevole che alla fine non sarà un numero a fare la differenza: «puoi essere stato un bravo studente per cinque anni e poi magari ti fanno la domanda su cui non sei ferrato oppure l’ansia ti gioca un brutto scherzo: non è necessariamente la maturità a dare conto del vero potenziale di una persona».

Per Leon, l’esito dell’esame rispecchierà l’andamento dei cinque anni: «Chi è ben visto dai professori prenderà un buon voto anche se dovesse tappare l’esame, a maggior ragione visto che la commissione è tutta interna». Secondo Leone, invece, questa maturità anomala è più probabile che danneggi chi era andato sempre bene, e “salvi” chi se la cavava peggio. «I professori comunque hanno detto che cercheranno di darci una mano», aggiunge il ragazzo.

In un modo o nell’altro, sono tutti consapevoli di dover studiare. «Certo è che è stato troppo poco tempo per strutturare un esame che inizia fra due settimane. Ancora oggi non siamo davvero sicuri di come sarà, eppure la quarantena è iniziata a febbraio, il tempo per lavorarci c’era», commenta Federica.

Della maturità “anomala” a spaventare è soprattutto l’incertezza di un esame strutturato in maniera inedita: «non si è mai visto un esame così. L’impressione è che ci siano un po’ troppe cose da ricordare», dice Federica. Per Elisa è la parte dei collegamenti interdisciplinari a generare più ansia: «se l’argomento assegnato dalla commissione è molto specifico o se non hai la sagacia di farti venire tutto in mente sul momento, è complesso», spiega. «A me diverse persone hanno detto che avere solo l’orale significa che sarà più facile, ma io lo sto preparando in una situazione assurda, e comunque ho tutto il programma da studiare», dice Leone.

Tutti concordano però sull’opportunità di fare l’esame di persona: «Vedere i professori in faccia dà più il senso di fare una cosa seria», aggiunge il liceale. Senza contare poi i problemi di connessione che avrebbe potuto generare un’interrogazione a distanza: «cosa succederebbe se cadesse la linea mentre stai rispondendo ad una domanda difficile? Genererebbe un sacco di ansia», riflette Federica.

Per Elisa l’esame sarà anche un modo per congedarsi dai professori e dai compagni: «già è triste non fare l’ultimo giorno dell’ultimo anno in classe. Nessuno di noi si aspettava di ritrovarci in questa situazione dopo le vacanze di Carnevale». A lei (come a molti) sono saltati tutti gli appuntamenti: «la pizzata dei 100 giorni prima della maturità l’abbiamo spostata a 50 giorni prima, se non fosse che la situazione poi è peggiorata. Io avrei pure dovuto fare uno scambio in Uruguay e andare a Londra per i miei 18 anni. Per non parlare del viaggio di maturità a Malta, cancellato anche quello». L’unico appuntamento confermato, finora, quello della cena dei “100 giorni dopo la maturità”: dopotutto, bisogna pur sapersi reinventare.

La notte prima degli esami (che Skuola.net accompagna anche con la storica diretta streaming) sarà diversa per ciascuno di loro: «Con i miei compagni ci eravamo detti che avremmo passato la notte insieme a ricordare questi cinque anni di scuola. Non succederà, ma spero comunque di vedere almeno quelli con cui ho legato di più», dice Elisa. «Io mi immagino preso dall’ansia, in piedi tutta la notte a studiare tutto ciò che non ho studiato in questi mesi», ammette ridendo Leon.

In un modo o nell’altro, ciascuno di loro però guarda avanti, oltre questa maturità “anomala” e poco organizzata. «Sarà qualcosa che ci ricorderemo per sempre, la racconteremo ai nostri figli», dice Elisa.

«Io andrò a studiare in Olanda, dove potrò fare un primo anno “generale” e poi specializzarmi, probabilmente in business. Andare all’estero mi darà l’opportunità di uscire di casa, di avere più indipendenza e, credo, di respirare», dice Leone. «Io spero solo di trovare ciò che mi piace davvero, perché la scuola non mi ha aiutato a farlo», commenta invece Leon.

Elisa si prospetta un inizio in consulenza del lavoro e risorse umane. «Da piccola sognavo di fare l’avvocato, ma non sono sicura di voler studiare per altri cinque anni: con questa facoltà potrà decidere più avanti se continuare con Legge oppure no». Convintissima della sua scelta, infine, Federica: «Voglio continuare a studiare lingue e letterature, che sono la mia passione. Come professione non sono ancora sicura, ma credo che mi piacerebbe andare a insegnare».