Sfogliare I finalisti del Bancarella cucina, e i nostri preferiti

Siamo digitali, noi di Gastronomika, ma quando si parla di libri, torniamo ostinatamente analogici. Le pagine di carta un po’ appiccicaticce a furia di essere consultate quando si prepara una ricetta sono il nostro credo ai fornelli. Abbiamo fatto una summa dei nostri preferiti, in costante evoluzione

Sfogliare un ricettario non è come cercare una preparazione su Internet. Sulle pagine, le dita stampano ricordi a forma di macchie d’unto, briciole e orecchiette per tenere il segno. A questa magia e all’aumento delle pubblicazioni dedicate alla cucina, il Premio Bancarella ha scelto di assegnare un riconoscimento speciale: il Premio Bancarella Cucina. I finalisti del 2020 sono libri di cui fare a meno sarà difficile.

In vino veritas di Alessandro Torcoli (Longanesi), uno dei più grandi e appassionati studiosi del vino, con grandi competenze ed esperienze internazionali, risponde con appassionato piglio alle domande più frequenti su questo mondo.

Paul Bocuse. Lo chef, il mito di Robert Belleret (Giunti), non serve nemmeno presentarlo. Tutto sta nel titolo.

Rugiada a colazione di Clelia D’Onofrio (Sperling & Kupfer): una delle colonne portanti della divulgazione gastronomica italiana, autrice per decenni del grande Cucchiaio d’argento, scrive un romanzo lieve e profondo, con un dialogo intenso tra un bambina e un albero.

Enciclopedia della Nocciola. Storia, curiosità, territori e ricette di Clara e Gigi Padovani (Mondadori Electa): Clara e Gigi Padovani hanno dedicato la loro vita a raccontare il cibo. Indimenticabili i loro volumi dedicati alla Nutella e al Tiramisù. La loro ultima fatica è dedicata alla nocciola. Tra le pagine, tanti segreti e curiosità di una piccola sfera capace di moltissime magie gastronomiche. In una parola, minuzioso.

La pentola di Leonardo di Carlo G. Valli (Cierre Edizioni), un approfondimento del Leonardo appassionato di cucina e attento alle pratiche gastronomiche, in cui scopriamo la sua attività di cerimoniere e regista di convivi e anche aneddoti sulla sua vita quotidiana.

I (miei) grandi classici di Angela Frenda (Solferino Editore), la food editor del Corriere della Sera con eleganza e grande attenzione al dettaglio estetico presenta i suoi piatti più riusciti e più replicati, raccontandoci la grande tradizione a tavola.

L’annuncio di questi volumi ha scatenato la voglia della redazione di Gastronomika di fare un censimento dei libri di cibo per noi irrinunciabili: eccoli.

«I libri di cucina sono una droga: dopo aver comprato l’Artusi, non mi sono più fermata – spiega Stefania Leo – Amo quelli che mi svelano la storia dietro i cibi e che raccontano le vite degli chef. Utilissimi i ricettari digitali, ma quando ne metto uno di carta sul ripiano della cucina, mi sembra di entrare in un mondo magico».

La Grammatica dei Sapori di Niki Segnit (Gribaudo)

Se sono cosciente che la zucchina chiama la mente, non ero altrettanto certa del connubio cannella e pomodoro. Nel suo libro Niki Segnit crea una battaglia navale di sapori, accostando spezie e ingredienti in abbinamenti da esplorare. In una parola: sorprendente.

La Carbonara perfetta di Eleonora Cozzella (Cinquesensi Editore)

Le origini della Carbonara sono oggetto di contesa da molti anni. Ed è proprio in queste storie frammentate che amo buttarmi a capofitto, per capire come andare a comporre un piatto e perché proprio in quel modo. Eleonora Cozzella disegna la linea evolutiva di questo piatto che connette spazio e tempo in bocconi indimenticabili. Avventuroso.

Il mito delle origini di Massimo Montanari (Editori Laterza)

Del professor Montanari andrebbe citata l’intera bibliografia, ma mi fermo alla sua ultima creatura. In queste pagine si sfata il mito degli Spaghetti al pomodoro come piatto made in Italy. Le contaminazioni in cucina sono necessarie tanto quanto il sale e in queste pagine si spiega bene il perché. Fondamentale.

La cucina della terra di Bari di Luigi Sada (Orme Editori)

A proposito di origini, quando ho bisogno di rimettermi in contatto con la mia terra, la Puglia, leggo i racconti gastronomici di Luigi Sada, che ricostruisce rituali e ricette andando a ritroso nel tempo e nella lingua. Priscio (parola pugliese che indica l’attesa che precede qualcosa che pensiamo possa renderci contenti).

Washoku. L’arte della cucina giapponese di Hirohiko Shoda (Giunti)

La cucina giapponese è un’altra mia passione e, in attesa di sbarcare nel Paese del Sol Levante, mi documento sulle tecniche, tradizioni e cultura gastronomica. Il libro di Hirohiko Shoda è uno dei più completi ed esteticamente belli in circolazione. Meticoloso.

«A ciascuno il suo. So cucinare pochi piatti e lascio agli chef l’onero di farlo, o alla mamma che è la mia cuoca preferita – racconta Andrea Martina Di Lena – I libri di cucina che ho comprato o che mi sono stati regalati nel corso del tempo li tengo in bella mostra nella sezione enogastronomia della mia libreria e hanno già vissuto un trasloco. Li ho divisi per colore e altezza. Mi piace soprattutto l’idea di collezionare quelli scritti da chi la cucina la fa, è un bel gioco di ruoli. Nel senso ironico di “parla come mangi”».

La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi (Giunti)

L’ultra citato ricettario, nato 200 anni fa, è lo specchio della nostra identità collettiva e di un lessico nazionale. Ricette casalinghe trasmesse in maniera colloquiale che testimoniano contestualmente la nascita dello stato italiano e della cucina italiana. Patriottico.

In.gredienti di Massimiliano Alajmo (Alajmo Edizioni)

Il primo libro per il tristellati veneto, una sorta di compendio biografico e un manifesto della sua filosofia gastronomica illustrato in in 11 (colorati) capitoli. Essenziale.

Dieci lezioni di cucina di Niko Romito (Giunti)

Un filo rosso che conduce dall’ideazione del piatto alla sua creazione. Gli argomenti trattati sono: semplicità, stratificazione, evoluzione, equilibrio, archetipo, salute, vegetale, dolce, pane, degustazione. Filosofeggiante.

Kitchen confidential di Anthony Bourdain (Feltrinelli)

Un libro che svela il lato meno bello della ristorazione, quello che gli altri non hanno voluto raccontare. Romanzesco.

In cucina senza plastica di Carla Barzanò (Slow Food editore)

Un manuale molto attuale che affronta in modo chiaro e diretto la necessità di ridurre il consumo di plastica in tema di cibo, condividendo alcune buone pratiche – dalla spesa alla tavola – e gesti quotidiani utili a garantire un futuro migliore al nostro Pianeta. Giudizioso.

«Non cucinando, o facendolo comunque pochissimo e a livelli basici, non posseggo libri di cucina – spiega Marianna Tognini – Non me ne faccio un cruccio, anzi: alcuni romanzi che ho amato parecchio sono legati a doppio filo al cibo, e in un certo senso valgono più di mille ricette».

Le correzioni di Jonathan Franzen (Einaudi)

Nessuna spiegazione: leggere Le correzioni di Franzen è una specie di dovere morale. Senza contare che Denise, forse il personaggio più figo del libro, è una chef di successo vagamente ossessionata dai crauti. Anzi, dai ’suoi’ crauti. Irrinunciabile.

Kitchen di Banana Yoshimoto (Feltrinelli)

Lo lessi quando ero al primo (o forse secondo?) anno di liceo, dopodiché ricordo che mi trasferii a studiare e a fare i compiti sempre in cucina. Mi sentivo quasi abbracciata dalla cucina, esattamente come Mikage. Intimo.

Affari di cuore di Nora Ephron (Feltrinelli, fuori commercio)

Il titolo originale era Heartburn, letteralmente “bruciore di stomaco”, e come al solito era azzeccatissimo. In parte autobiografico, tra le sue pagine ci sono ricette, corna, lacrime, torte, risate, e una dose formato famiglia d’(auto)ironia, l’unica cosa capace di trasformare la tragedia in commedia. Catartico.

Fast Food Nation di Eric Schlosser (Mondadori)

Sia chiaro, non ho smesso di amare hamburger, patatine e milkshake solo perché ho letto il saggio di Schlosser. Che però di sicuro m’ha aperto gli occhi sulla corporale dictatorship come pochi altri sono stati capaci di fare. Rivelatore.

La fabbrica di cioccolato di Roal Dahl (Salani)

Last but not least, il mio scrittore preferito di quand’ero bambina: credo basti questo, no? Magico.

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