I conti in tascaLo stop del calcio ha colpito i club di tutta Europa, ma quelli italiani un po’ di più

Il campionato che riparte cerca nuove soluzioni per il finale di stagione e per il futuro a medio termine. La nostra Serie A ha delle carenze strutturali nella sua economia e adesso dovrà prendere decisioni fondamentali per il suo futuro

Marco Bertorello / AFP

La ripresa del campionato è una ripartenza molto importante per il calcio italiano, soprattutto sul piano economico: le stime di un’eventuale mancato ritorno in campo calcolavano perdite insostenibili per i club di Serie A.

La nuova mini-stagione è alle porte, ma ha ancora tanti interrogativi. In primo piano, negli ultimi giorni, c’è la questione dei diritti tv e la trasmissione in chiaro alcune partite. Sul tema, Linkiesta ha provato a sentire la Lega Serie A, che però ha preferito non parlare, come d’altronde non hanno ancora fatto le altre parti in causa: Sky e il ministro Spadafora, che si è limitato a un ottimistico «c’è un clima positivo e di massima collaborazione».

Non c’è ancora alcun accordo. Si discute se far vedere in chiaro un ridotto numero di partite per dare a tutti gli appassionati la possibilità di seguire il campionato – anche per evitare affollamento nei locali aperti al pubblico che trasmetteranno le partite.

L’ipotesi più plausibile sul tavolo è quella di un’apertura da parte di Sky – che ha solo sette partite a giornata, non l’intero pacchetto – magari appoggiandosi a Tv8 per far vedere in differita di qualche ora alcune partite. Resta in secondo piano, per il momento, l’ipotesi di una “Diretta gol”: con il calendario spezzettato sarebbe difficile da organizzare.

Nella trattativa vorrebbero entrare anche Rai e Mediaset, che però sembrano avere poche leve a disposizione. Potrebbero accontentarsi di una riduzione dell’embargo sulla trasmissione di gol e highlight al termine delle partite.

La Legge Melandri non permetterebbe di far vedere in chiaro le partite della Serie A. Ma Spadafora si è detto fiducioso sulla possibilità di avere un decreto ad hoc dovuto a una situazione di emergenza.

L’ottimismo del ministro, però, sembra contrastare con il clima teso delle ultime settimane, che hanno avuto il culmine nel decreto ingiuntivo da parte della Lega Serie A nei confronti di Sky per il mancato pagamento della sesta e ultima rata per i diritti televisivi di questa stagione. Ad oggi questa è l’ultima mossa ufficiale e qualunque accordo dovrà tener presente anche di questo dettaglio.

Inoltre i diritti saranno nelle mani di Sky solo fino al termine della prossima stagione. Trasmettendo in chiaro le partite si corre il rischio di influenzare il prossimo bando per la concessione dei diritti tv: l’eccezione che verrebbe fatta in questi giorni potrebbe scoraggiare le offerte per il triennio 2021-2024, portando al ribasso le cifre della prossima gara.

Un’eventualità che la Serie A non può e non vuole affrontare.

Mercoledì scorso Deloitte ha pubblicato l’Annual Review of Football Finance 2020 sui ricavi commerciali dei club europei. E il calcio italiano, più di altre leghe, rischia di essere già particolarmente danneggiato dalle perdite causate dalla pandemia sul lungo periodo.

Complessivamente i venti club di Serie A hanno registrato una crescita nel 2018/19 rispetto all’anno precedente (+11 per cento). Ma dopo due stagioni in cui avevano fatto registrare utile operativo (59 milioni di euro nel 2018/19), nell’ultima stagione hanno avuto una perdita operativa di 36 milioni.

Un segno negativo dovuto soprattutto all’incremento dei salari. «Il campionato italiano vuole recuperare il terreno perso nei confronti di Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1, puntando su una crescita dell’appeal internazionale», scrive Deloitte. E vuol farlo puntando su giocatori di grande visibilità – Cristiano Ronaldo, Lukaku e Ramsey sono tre validi esempi – accettando i costi elevati.

La questione dei salari è stata indicata come una fonte di instabilità economica anche in un recente articolo del Financial Times. «I club europei – si legge nell’articolo – non erano pronti alla pandemia: gli stipendi altissimi dei calciatori stavano danneggiando le finanze dei club più importanti già prima della sospensione. I ricavi erano in crescita nei cinque maggiori campionati europei, ma adesso per colpa dei salari troppo alti ci saranno dei buchi nei bilanci delle squadre».

Non è un caso solo italiano, dunque, ma che per la Serie A potrebbe avere effetti ancora più gravi. La crescita dovuta all’arrivo di grandi calciatori, infatti, ha aumentato la polarizzazione interna al campionato.

Non a caso i ricavi commerciali sono stati guidati principalmente dalle performance finanziarie di pochi club, in particolare Inter – che rappresenta circa il 70 per cento della crescita dei ricavi legati alle singole partite – e Juventus, che da sola ha mosso circa la metà della crescita commerciale dell’intera Serie A.

Inoltre il calcio italiano rischia di più perché non riesce a diversificare le sue fonti di ricavo. In particolare è indietro su due aspetti: la mancanza di stadi di proprietà – senza i quali sarà difficile ridurre il gap con gli altri grandi campionati per quanto riguarda le entrate provenienti dagli impianti – e poi la carenza di grandi accordi commerciali, che per le italiane valgono 751 milioni di euro, a fronte degli 845 della Germania, e gli oltre 1.000 della Spagna (Premier League fuori scala con 1.616 milioni di euro).

La Serie A sta provando a crescere anche puntando a migliorare le capacità di broadcasting. Deloitte suggerisce che lo sviluppo del calcio italiano possa passare da un rinnovato interesse di investitori internazionali. In vista della scadenza dell’accordo con Sky si sta pensando di aprire ad altre opzioni, come un possibile investimento da parte di Cvc Capital Partners, un fondo di private equity che vorrebbe acquistare una quota del nostro campionato.

Nei prossimi mesi la Serie A dovrà prendere decisioni fondamentali per accorciare le distanze con Bundesliga e Liga spagnola. La rincorsa del calcio italiano alle grandi leghe europee era iniziata già da un po’. Ora la pandemia rallenterà tutti e per l’Italia potrebbe essere un’occasione unica. Ma il rischio di peggiorare le cose è dietro l’angolo.

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