Spezzeremo le reni alla griciaL’epidemia comincia a regredire, ma pure noi non scherziamo

In Italia cala il numero e anche la gravità dei malati, che sono invece in forte crescita in altre parti del mondo. Se la tendenza dovesse proseguire, saremmo noi i più interessati ad affermare un principio di precauzione. È così difficile da capire?

Come ripete sempre un mio amico, e insegnavano già i latini, stupido non è chi sbaglia molte volte, ma chi fa tutte le volte lo stesso sbaglio. I sovranisti italiani, che a febbraio chiedevano la quarantena per i cinesi, oggi vogliono spezzare le reni alla Grecia e a chiunque altro si permetta di fare lo stesso con i lombardi (salvo il presidente della Sardegna, che è dei loro), ma dopodomani, statene certi, saranno in prima fila a chiedere di chiudere le frontiere a destra e a manca. Oltre tutto, dopo aver passato mesi a ripetere che bisognava fare le vacanze in Italia, non si capisce cos’abbiano ora da lamentarsi.

La verità è che oggi, in Italia, l’epidemia è in fase di regressione, ma pure noi non scherziamo. Cala il numero e anche la gravità dei malati, che sono invece in forte crescita in altre parti del mondo; di conseguenza, se tale tendenza dovesse proseguire, saremmo noi, com’è ovvio, i più interessati ad affermare un principio di precauzione sui contatti con le aree maggiormente colpite dal virus. Proprio perché siamo stati quelli che hanno chiuso più a lungo e nel modo più drastico, sobbarcandoci i relativi costi economici e sociali, è inimmaginabile che tra qualche mese il governo possa mettere nuovamente a rischio l’apertura delle scuole e delle fabbriche, nonché la salute fisica e mentale dei cittadini, per non limitare i contatti con paesi ancora nel pieno dell’epidemia. Ci vuole tanto a capirlo?

Eppure non lo capisce nessuno. Non lo capiscono i populisti-sovranisti all’opposizione né i populisti-casinisti al governo, gli uni e gli altri mobilitati come un sol uomo contro la perfida Grecia; non lo capiscono i democratici, i riformisti e i liberisti lombardi che se la prendono con le più caute regioni del sud (trova le differenze tra le dichiarazioni di Beppe Sala contro la Sardegna e quelle di Luca Zaia contro la Grecia, a proposito di egemonia populista sul discorso pubblico); non lo capiscono, con rarissime eccezioni, i giornalisti, gli intellettuali, i commentatori occasionali o abituali delle cose politiche.

E mi perdonerete se per tirarne le ovvie conclusioni non ho sotto mano il passo in cui lo scrivevano Tacito, Svetonio e Sallustio, ma senza dubbio devono averlo detto anche loro che, nei momenti di crisi, un paese in cui nessuno capisce mai un cazzo è fottuto.

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Linkiesta Paper Estate 2020