Poche idee e sempre le stesseSiamo seri, se nessuno scarica Immuni o si fa testare non è colpa del governo (ma dei Cinquestelle un po’ sì)

La più lucida analisi politica sulla strategia dell’esecutivo l’ha scritta Tiziano Ferro: fermo agli ostacoli, accetta miracoli. Che purtroppo si ostinano a non accadere

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Il decreto semplificazioni, dopo mesi di inutili e incomprensibili complicazioni, è stato approvato ieri alle quattro del mattino, «salvo intese». Le modifiche ai decreti sicurezza sono ancora in alto mare, come le navi delle ong a cui si continua a chiudere i porti per un tempo non di molto inferiore alla media di Matteo Salvini. Sulla scuola è ormai evidente che il governo non sa che pesci pigliare, tanto per restare in tema. Lo stesso si può dire del Mes, dell’Ilva e di tutti i problemi irrisolti che il passare del tempo minaccia di rendere sempre più irrisolvibili, dalla A di Autostrade alla Z di Zingaretti.

Eppure continuiamo a discutere dei superlativi sondaggi di Giuseppe Conte (forse perché ha bisogno di rimanerci in testa il tempo di sfatare il sogno) e a seguire la raffica di annunci a salve e conferenze stampa a strascico come se fossero cose serie (perché è la stessa malinconia di quando tutto torna, e niente resta), e insomma, senza farla lunga, la più lucida analisi politica sulla strategia del governo l’ha scritta Tiziano Ferro: fermo agli ostacoli, accetta miracoli.

Che sfortunatamente si ostinano a non accadere (il fatto che la canzone sia praticamente un monologo scritto su misura per Conte – Giuseppe, non Paolo, come ama dire Guia Soncini – è così evidente che non dovrebbe esserci bisogno di spiegarlo: «Poche idee o sempre le stesse, prometto: basta promesse… e con tutto ciò che ho visto è difficile capire se esisto…»).

Anche sul fronte della lotta contro l’epidemia, checché se ne dica, il governo non ha fatto praticamente niente, salvo chiudere tutto quel che poteva. E ha fatto benissimo a chiudere, intendiamoci, il punto è che non ha fatto nient’altro nel frattempo. Sorvoliamo sulle mille meraviglie attorno alle mascherine, sui casini coi tamponi, sul fatto che ci hanno messo quattro mesi per mettere insieme un’app.

Riconosciamo piuttosto a Conte quel che è di Conte. Perché c’è poco da fare, se dopo tutto quello che abbiamo passato gli acquisti di mascherine in farmacia sono già crollati, se a scaricare l’app Immuni sono stati appena 4 milioni di italiani (su 60 milioni di abitanti) e se oltre il 50 per cento delle persone contattate ha rifiutato di sottoporsi all’indagine sierologica disposta dal ministero della Sanità, prendersela con il governo è giusto, perché non ha combinato niente, ma bisogna pur riconoscere che in condizioni simili è complicato combinare qualcosa.

Obiettivamente, è complicato anche solo parlare di strategia delle tre T (test, tracciamento, trattamento), in un paese in cui nessuno vuole farsi tracciare né testare, e a volte nemmeno “trattare” quando ha già i sintomi, come nel recente caso dell’imprenditore vicentino.

D’altra parte, se oggi è così diffusa la paranoia anti-scientifica, anti-istituzionale e anti-politica, se è così difficile spingere gli italiani a superare l’idea che Immuni sia un complotto del governo per controllare la loro vita privata e soggiogare la loro volontà, o che i test sierologici siano macchinazioni delle case farmaceutiche per arricchirsi sulla loro pelle, se tutta questa spazzatura rischia ora di sommergere il governo come sommerge le città amministrate dai cinquestelle, ebbene, di chi è la colpa? Qual è il movimento politico che prima e più di ogni altro si è battuto per alimentarla e diffonderla? E dunque, oggi che al governo ci sono loro, e non sanno dove sbattere la testa, con chi se la vogliono prendere?

Insomma, avrei voluto, se non altro come prova della mia personale serenità di giudizio, obiettività e buona fede, dare atto al governo Conte e al Movimento 5 stelle, tanto più ora che sono in difficoltà, di pagare anche il prezzo di colpe non loro. Ma non è così. Mi dispiace. È proprio colpa loro.
E di chi, come il Pd, a forza di darle tutte vinte ai grillini, non sa più nemmeno chi è e cosa vuole, e confonde i loro alibi e le sue ragioni. Ma questa è un’altra canzone, e un’altra storia.

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