Prima che sia troppo tardiLa lettera degli intellettuali a Harper’s per difendere la libertà di espressione

L’ondata che rivendica più giustizia sociale negli Stati Uniti rischia di dare spazio a derive estremiste che reprimono il dissenso, minando le fondamenta di una democrazia basata sul dialogo e la tolleranza

JOHN MOORE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Le nostre istituzioni culturali sono di fronte al momento della verità. Le vigorose manifestazioni a favore della giustizia sociale e razziale stanno suscitando continue richieste di riformare la polizia, cosa da tempo necessaria, insieme ad appelli più generali per ottenere più uguaglianza e inclusione nella nostra società, non da ultimo nel mondo dell’istruzione superiore, del giornalismo, della filantropia e delle discipline umanistiche.

Queste azioni di riequilibrio, che sono necessarie, hanno però accentuato una nuova serie di attitudini moraliste e di impegno politico che tendono a indebolire le nostre norme di confronto aperto e di tolleranza delle differenze in favore, al contrario, di una conformità ideologica.

Così come elogiamo il primo sviluppo, così alziamo le nostre voci contro il secondo.

Le forze illiberali stanno crescendo in tutto il mondo e trovano un potente alleato in Donald Trump. Lui rappresenta una vera minaccia alla democrazia.

Ma la resistenza non può permettersi di irrigidirsi nel suo stesso marchio dogmatico e coercitivo, cosa che i demagoghi della destra stanno già sfruttando. Il processo di inclusione democratica che vogliamo può essere ottenuto solo dichiarandoci contrari a questo clima di intolleranza che si sta diffondendo ovunque.

Il libero scambio di idee e informazioni, la linfa vitale di una società libera, ogni giorno viene compresso sempre di più.

Se abbiamo imparato ad aspettarcelo da parte della destra radicale, va detto che un atteggiamento censorio si sta ora diffondendo molto di più nella nostra cultura.

Intolleranza per i punti di vista contrari, ostracismo e umiliazioni pubbliche, la tendenza ad annullare questioni complesse di politiche pubbliche nel quadro di una stringente certezza morale.

Noi sosteniamo il valore di una contro-narrazione forte, anche caustica, proveniente da ogni direzione. Ma è diventato fin troppo comune assistere a richieste di castighi rapidi e severi per ogni presunto abuso della libertà di espressione e di opinione.

Ancora più preoccupanti sono i capi delle istituzioni: nel panico di chi deve ridurre il più possibile i danni, assecondano punizioni dure e sproporzionate anziché riforme meditate.

Ci sono direttori che perdono il lavoro per aver pubblicato articoli controversi; libri che vengono ritirati perché ritenuti non autentici; giornalisti ai quali non è permesso scrivere su alcune tematiche e professori che sono sottoposti a indagine per aver citato brani di letteratura in classe. Un ricercatore è stato licenziato per aver fatto circolare uno studio che era stato anche sottoposto a peer-review. I capi di alcune società vengono estromessi a causa di quelli che, in certi casi, sono solo manifestazioni di goffaggine.

Qualsiasi sia la questione per ogni incidente particolare, il risultato è stato di ridurre i confini di ciò che può essere detto senza il timore di una rappresaglia.

Siamo già pagando il prezzo di una enorme avversione al rischio da parte di scrittori, artisti e giornalisti, che temono di perdere la possibilità di mantenersi nel caso in cui si distacchino dall’opinione dominante, o addirittura, non mostrino sufficiente fervore nel dichiararsi d’accordo.

Questa atmosfera soffocante finirà per danneggiare le battaglie più importanti della nostra epoca. La restrizione della possibilità di esprimersi, sia che provenga da un governo repressivo o da una società intollerante, va sempre a colpire chi ha meno potere e rende tutti meno capaci di partecipazione democratica.

Per sconfiggere le idee sbagliate bisogna smascherarle, servono il ragionamento e la persuasione. Non cercare di silenziarle o aspettare che spariscano.

Noi rifiutiamo ogni falsa scelta tra giustizia e libertà: nessuna delle due può esistere senza l’altra. In quanto scrittori, abbiamo bisogno di una cultura che ci lasci spazio per sperimentare, per assumere rischi e anche per sbagliare.

Abbiamo bisogno di preservare la possibilità di essere in disaccordo con sincerità, senza subire gravi conseguenze professionali. Se noi stessi non difendiamo il principio stesso da cui dipende il nostro lavoro, non possiamo aspettarci che lo facciano per noi gli altri o lo stato.

Elliot Ackerman
Saladin Ambar, Rutgers University
Martin Amis
Anne Applebaum
Marie Arana, scrittrice
Margaret Atwood
John Banville
Mia Bay, storica
Louis Begley, scrittore
Roger Berkowitz, Bard College
Paul Berman, scrittore
Sheri Berman, Barnard College
Reginald Dwayne Betts, poeta
Neil Blair, agente
David W. Blight, Yale University
Jennifer Finney Boylan, autrice
David Bromwich
David Brooks, editorialista
Ian Buruma, Bard College
Lea Carpenter
Noam Chomsky, MIT (professore emerito)
Nicholas A. Christakis, Yale University
Roger Cohen, scrittore
Ambassador Frances D. Cook, (in pensione9.
Drucilla Cornell, fondatrice dell’uBuntu Project
Kamel Daoud
Meghan Daum, scrittrice
Gerald Early, Washington University-St. Louis
Jeffrey Eugenides, scrittore
Dexter Filkins
Federico Finchelstein, The New School
Caitlin Flanagan
Richard T. Ford, Stanford Law School
Kmele Foster
David Frum, giornalista
Francis Fukuyama, Stanford University
Atul Gawande, Harvard University
Todd Gitlin, Columbia University
Kim Ghattas
Malcolm Gladwell
Michelle Goldberg, editorialista
Rebecca Goldstein, scrittrice
Anthony Grafton, Princeton University
David Greenberg, Rutgers University
Linda Greenhouse
Rinne B. Groff, commediografa
Sarah Haider, attivista
Jonathan Haidt, NYU-Stern
Roya Hakakian, scrittrice
Shadi Hamid, Brookings Institution
Jeet Heer, The Nation
Katie Herzog, autrice di podcast
Susannah Heschel, Dartmouth College
Adam Hochschild, autore
Arlie Russell Hochschild, autrice
Eva Hoffman, scrittrice
Coleman Hughes, scrittore/Manhattan Institute
Hussein Ibish, Arab Gulf States Institute
Michael Ignatieff
Zaid Jilani, giornalista
Bill T. Jones, New York Live Arts
Wendy Kaminer, scrittrice
Matthew Karp, Princeton University
Garry Kasparov, Renew Democracy Initiative
Daniel Kehlmann, scrittore
Randall Kennedy
Khaled Khalifa, scrittore
Parag Khanna, scrittore
Laura Kipnis, Northwestern University
Frances Kissling, Center for Health, Ethics, Social Policy
Enrique Krauze, storico
Anthony Kronman, Yale University
Joy Ladin, Yeshiva University
Nicholas Lemann, Columbia University
Mark Lilla, Columbia University
Susie Linfield, New York University
Damon Linker, scrittore
Dahlia Lithwick, Slate
Steven Lukes, New York University
John R. MacArthur, editore, scrittore
Susan Madrak, scrittrice
Phoebe Maltz Bovy, scrittrice
Greil Marcus
Wynton Marsalis, Jazz al Lincoln Center
Kati Marton, autrice
Debra Maschek, professore universitario
Deirdre McCloskey, University of Illinois at Chicago
John McWhorter, Columbia University
Uday Mehta, City University of New York
Andrew Moravcsik, Princeton University
Yascha Mounk, Persuasion
Samuel Moyn, Yale University
Meera Nanda, scrittrice e insegnante
Cary Nelson, University of Illinois at Urbana-Champaign
Olivia Nuzzi, New York Magazine
Mark Oppenheimer, Yale University
Dael Orlandersmith, scrittore / performer
George Packer
Nell Irvin Painter, Princeton University (emerito)
Greg Pardlo, Rutgers University – Camden
Orlando Patterson, Harvard University
Steven Pinker, Harvard University
Letty Cottin Pogrebin
Katha Pollitt, scrittrice
Claire Bond Potter, The New School
Taufiq Rahim, New America Foundation
Zia Haider Rahman, scrittrice
Jennifer Ratner-Rosenhagen, University of Wisconsin
Jonathan Rauch, Brookings Institution/The Atlantic
Neil Roberts, teorico politico
Melvin Rogers, Brown University
Kat Rosenfield, scrittore
Loretta J. Ross, Smith College
J.K. Rowling
Salman Rushdie, New York University
Karim Sadjadpour, Carnegie Endowment
Daryl Michael Scott, Howard University
Diana Senechal, insegnante e scrittrice
Jennifer Senior, editorialista
Judith Shulevitz, scrittrice
Jesse Singal, giornalista
Anne-Marie Slaughter
Andrew Solomon, scrittore
Deborah Solomon, critica e biografa
Allison Stanger, Middlebury College
Paul Starr, American Prospect/Princeton University
Wendell Steavenson, scrittrice
Gloria Steinem, scrittrice attivista
Nadine Strossen, New York Law School
Ronald S. Sullivan Jr., Harvard Law School
Kian Tajbakhsh, Columbia University
Zephyr Teachout, Fordham University
Cynthia Tucker, University of South Alabama
Adaner Usmani, Harvard University
Chloe Valdary
Lucía Martínez Valdivia, Reed College
Helen Vendler, Harvard University
Judy B. Walzer
Michael Walzer
Eric K. Washington, storico
Caroline Weber, storico
Randi Weingarten, American Federation of Teachers
Bari Weiss
Sean Wilentz, Princeton University
Garry Wills
Thomas Chatterton Williams, scrittore
Robert F. Worth, giornalista e autore
Molly Worthen, University of North Carolina at Chapel Hill
Matthew Yglesias
Emily Yoffe, giornalista
Cathy Young, giornalista
Fareed Zakaria

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta