Il pittito di MontalbanoLa cucina tipica di Vigata che piace tanto al Commissario

Per celebrare l’uscita dell’ultimo capitolo della saga del poliziotto di Camilleri, abbiamo voluto ricordare un altro libro che racconta la sua famosa passione per i piatti tipici della cucina siciliana più verace. Con ricette

Nel 2005, Andrea Camilleri consegna al proprio editore un manoscritto contenente una nuova storia di Montalbano, con una richiesta sorprendente: di pubblicarlo dopo la sua morte. Si tratta infatti dell’ultimo capitolo della saga dell’amatissimo Commissario, la conclusione di un’epoca. «Mi sono posto un problema scaramantico», diceva l’arguto Camilleri a chi gli chiedeva conto di questa decisione, «ho ottant’anni passati e a questa età è sempre meglio mettere da parte tutto quello che si trova». Di “Riccardino” non si conosce nulla tranne il titolo e oggi si svela finalmente il mistero di come finirà la saga del più celebre commissario siciliano.

Per celebrare l’uscita, abbiamo voluto ricordare un altro libro su Montalbano, che racconta la famosa passione del Commissario per i piatti tipici della cucina siciliana più verace. Non mancano le ricette, per gustare anche a tavola un pezzo significativo di questo ritorno.

“Gli appassionati di Montalbano sanno che la cucina suscita strani e diversi effetti nell’animo e nella mente del Commissario: la gioia innata che si mescola alle tante vicende che lo coinvolgono, la soddisfazione di assaporare le tradizioni culinarie siciliane guardando il mare dalla verandina di Marinella, oppure il fascino che subisce nei confronti di “una bella donna” che invita a cena e la vede mangiare con piacere.

Il pittito di Montalbano sembra davvero non essere mai sazio! Di certo, tutti gli appassionati e le appassionate della saga vorrebbero – almeno qualche volta – prendere rispettivamente il posto dell’amico Enzo o della fidata Adelina… chissà che goduria servire una pasta ‘casciata al noto Commissario o riempire il forno di casa con un’abbondante teglia di caponatina!

Provate per un attimo a immaginare la scena e provate, per esempio, a vestire i panni dell’immancabile cameriera, figura assai azzeccata, reale e stupefacente dell’intera raccolta. Qualche dialogo, qualche riferimento, qualche telefonata e tanta cucina! Eh sì perché Montalbano, nell’esprimere la sua contentezza tra frigo e forno di cosa, lascia trapelare tutta l’importanza di sedersi a tavola e assaporare la bontà delle ricette siciliane, ritagliandosi così momenti di assoluto piacere nel marasma delle indagini di Vigàta, tra mazzatine e rotture di cabbasisi.

Non abbiatevene a male se il Commissario, una volta conzata la tavola nella verandina, vorrà cenare in solitudine… del resto Montalbano ama il silenzio e non vuole fare conversazione, il momento riservato al cibo è troppo prezioso e importante!

Allo stesso modo (sempre camuffati da Adelina), sarà necessario non farsi vedere per qualche giorno quando, nella casa di Marinella, arriva Livia. Si sa, non c’è simpatia tra le due anzi… una sorda guerra che parte proprio dalla cucina: la storica fidanzata definisce le ricette della cameriera come “intrugli orrendi” e, di contro, Adelina decide di lasciare il frigo vacante.

Prendete nota delle tante ricette raccolte in questo volume e divertitevi in cucina, indossate il grembiule di Adelina, scegliete gli ingredienti più adatti, accostateli e abbinateli proprio come farebbe lei o come farebbero gli altri personaggi citati, pensando alla faccia soddisfatta e alla pancia appagata di Montalbano. Chissà… magari avrete l’onore per essere invitati nella verandina per bere un bicchiere di whisky e addrumare una sigaretta.”

(da La caponatina di Adelina, Introduzione – Trenta Editore, 2019)

Ricette

Dal capitolo ‘Le ricette di Adelina’

Pasta ‘ncasciata

“(Montalbano) Si cangiò il vistito, annò a raprire il forno. Adeli- na, la cammarera, gli aviva priparato ‘na teglia di pasta ‘ncasciata bastevoli per quattro. In frigorifero, se casomai gli ristava ancora pititto, cosa difficile, c’era pronto un piatto di nirvetti all’acìto”. (Andrea Camilleri, L’età del dubbio, pag. 66, Sellerio Editore 2008)

“Adelina gli aviva priparato pasta ‘ncasciata e, pi secunno, coni- glio alla cacciatora. Lo faciva di rado, ma quanno glielo faciva, a Montalbano spuntavano le lagrime per la cuntintizza”. 
(Andrea Camilleri, Il campo del vasaio, pag. 31, Sellerio Editore 2008)

“Montalbano si era sbafato, assittato supra alla verandina, un piatto di pasta ‘ncasciata lassatogli dintra al forno da Adelina. Veramenti quello sarebbe stato un piatto di mezzojorno, ma per fortuna la cammarera mai aviva fatto distinzioni tra cose che an- davano beni per pranzo e cose che annavano beni per cena”. (Andrea Camilleri, La danza del gabbiano, pag. 152, Sellerio Editore 2009)

Ingredienti per 4 persone

500 g di maccheroni, 750 g di pomodoro da sugo, 
2 uova intere, 
150 g di carne di manzo macinata, 100 g di salame
, 200 g di melanzane, 
100 g di caciocavallo, 
2 spicchi d’aglio,
 1 ciuffo di prezzemolo
olio, extravergine d’oliva
, sale e pepe

Sbucciate le melanzane, affettatele e tenetele sotto sale per un’ora. Soffriggete l’aglio con 3 cucchiai di olio e toglietelo quando è dorato. Quindi aggiungete la carne e, quando è insaporita, aggiungete i pomodori e del prezzemolo tritato. Aggiustate di sale e di pepe e per finire fate cuocere a fuoco lento per 50 minuti (se necessario aggiungete poca acqua quando il sugo restringe).

Lavate le melanzane, asciugatele e friggetele in abbondante olio caldo. Fatele scolare su carta assorbente e riservatele in caldo.
Fate rassodare le uova e tagliatele a dischetti. Portate a bollore dell’acqua per cuocere la pasta; scolatela e mettetela in un tegame insieme al sugo di carne, alle melanzane, al salame e al caciocavallo tagliati a dadi; per ultimo unite le uova. Infornate il tegame a 150° e cuocete il tutto per 5 minuti; servite dallo stesso recipiente.

Dal capitolo ‘Le ricette della Trattoria da Enzo’

Triglie “alla Montalbano”

È uno dei piatti che il Commissario mangia di frequente, sia preparato da Adelina sia nella trattoria di Enzo. Sono molte le versioni e gli ingredienti con i quali realizzare un saporito piatto di triglie… in questo caso proprio con prodotti del territorio.

“(Montalbano) Aviva appena finuto di mangiarsi un gran piatto di spachetti con la sarsa corallina e aviva attaccato le triglie di scoglio, quanno Enzo gli dissi che lo volivano al tilefono”. 
(Andrea Camilleri, Il cuoco dell’Alcyon, pag. 143-144, Sellerio Editore 2019)

Ingredienti per 4 persone

4 triglie fresche
, 600 g di pomodorini Pachino
, 2 spicchi d’aglio, 
1 cipolla, 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria, una manciata di olive di Nocellara, un ciuffo di prezzemolo
, vino bianco, 
olio extravergine d’oliva, 
sale e pepe

In una padella fate soffriggere con l’olio la cipolla e il prezzemolo tritati assieme all’aglio, successivamente unite i pomodorini, aggiustate di sale e pepe e cuocete per circa 12 minuti. Lavate le triglie dopo averle ben pulite e friggetele in abbondante olio bollente.

Scolatele un paio di minuti prima di ultimare la cottura, mettetele nella padella assieme agli altri ingredienti e aggiungete anche le olive e i capperi di Pantelleria. Sfumate con il vino bianco e tenete sul fuoco per circa 5-7 minuti muovendo ogni tanto la padella per non fare attaccare al fondo gli ingredienti. Servite le triglie ben calde.

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