Venghino signoriCome si organizzano i circhi in Europa per non fallire come il Cirque du Soleil

Tournée annullate, zero guadagni e centinaia di animali di cui occuparsi: così molti artisti hanno dovuto chiedere aiuto a privati e associazioni di beneficienza per mantenersi. In Ungheria hanno puntato sul drive-in, in Irlanda il Duffy Circus si fermerà per la prima volta dal 1800

Afp

Un mondo in crisi. Il caso di bancarotta del Cirque du Soleil, la compagnia circense più famosa del mondo, evidenzia lo stato critico di un settore che ha sofferto più di altri la crisi sanitaria legata al coronavirus. Tournée annullate, zero guadagni e centinaia di animali di cui occuparsi: così molti artisti del circo sono stati costretti a chiedere aiuto a privati e associazioni di beneficienza per mantenersi o a cercare un altro lavoro. Adesso però le tantissime compagnie circensi europee, che contano migliaia di lavoratori (solo in Italia sono 20 mila), stanno studiando come ripartire, ben sapendo di dover rispettare un rigidissimo protocollo sanitario che inevitabilmente condizionerà il loro futuro. 

Germania
In Germania sono stati cancellati molti eventi come il Cannstatter Wasen, il Rheinkirmes e anche l’Oktoberfest. Un problema per i tanti circhi e luna park, soprattutto quelli più piccoli e a conduzione familiare, che gravitano intorno a queste manifestazioni. Per questa ragione l’associazione tedesca degli uomini di spettacolo ha chiesto al governo federale di riconoscere il carattere culturale dell’attività circense e avere così la possibilità di accedere ai fondi statali.

Nei quattro mesi di lockdown grandi e piccole compagnie, come il Circus Frankordi o il Circus Altano, hanno cercato soluzioni alternative per mantenere la propria famiglia e gli animali, nonostante l’assenza di spettacoli. L’unico a riprendere l’attività è stato il circo Roncalli, uno dei più importanti d’Europa con all’attivo 47 anni di esperienza.

Visto che «c’è ancora incertezza se i circensi potranno esibirsi di nuovo dal vivo in Germania a partire dall’autunno», come ha dichiarato il direttore Markus Strobl in un’intervista a Deutsche Welle, la compagnia ha iniziato a organizzare spettacoli drive-in. Questo sistema ha permesso al circo Roncalli di riprendere le serate, ultima il Carstival di Mannheim, consentendo al pubblico di assistere nuovamente alle esibizioni circensi dal vivo e di rispettare il distanziamento sociale.

Ungheria
Sempre sul drive-in hanno puntato anche a Szada, villaggio a 30 chilometri da Budapest, dove da febbraio si sono stanziate le due compagnie circensi nazionali, il Circo Richter Flórián e il Circo nazionale ungherese, premiato nel 2019 con il Big Top Label, un riconoscimento per i circhi d’eccellenza assegnato dal Parlamento europeo. Visto che entrambe le compagnie avevano circa 100 animali a cui badare, il direttore del Circo Nazionale Ungherese, József Richter Jr., ha avuto l’idea di aprire un safari drive-in, per mantenere gli animali in questo periodo senza spettacoli.

«È stato un mio vecchio sogno che ho potuto finalmente realizzare», afferma il direttore del circo, «e l’ho potuto mettere in pratica soltanto in questo momento di emergenza. Non sapevamo infatti come mantenere i nostri animali: per questo abbiamo deciso di aprire il parco e dare la possibilità a tutti di vedere da vicino un elefante o una giraffa».

Francia
In Francia a partire dal mese di luglio ricominceranno gli spettacoli circensi, dopo oltre quattro mesi di lockdown. Non mancano le incertezze per grandi e piccoli circhi: un esempio è il Cirque du Noël, una compagnia con 45 anni di storia che svolge i suoi tour nel sud della Francia e nei Paesi Baschi durante le festività natalizie.

A causa della crisi da coronavirus la compagnia è stata costretta ad avviare una raccolta fondi per raccogliere i 20 mila euro necessari a sostenersi, visto che il Cirque du Noël non riceve finanziamenti pubblici e basa i suoi ricavi soltanto sull’incasso del botteghino e i contributi di alcuni sponsor.

Anche le grandi compagnie non sono messe meglio: c’è chi non ha ancora ripreso, come il circo Medrano, e chi invece ha aperto le proprie scuole di circo, come la compagnia Arlette Gruss, che ha avuto una perdita di oltre 100 mila euro a causa del coronavirus. «L’importante era riaprire e per tutto il resto cercheremo di fare più attenzione», ha affermato il direttore del circo Alexis Gruss. 

Italia
La ripartenza degli spettacoli circensi in Italia è prevista per il mese di luglio, con attività anche all’aperto e nel rispetto delle norme legate al distanziamento sociale. I quattro mesi di lockdown hanno però stremato un settore che aspetta un aiuto da parte del governo, visto che il circo non era stato incluso tra i beneficiari del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Senza un sostegno governativo, molti artisti circensi hanno dovuto fare ricorso all’aiuto di associazioni, come la Caritas, e di privati per mantenere se stessi e gli animali. «I nostri 80 lavoratori, tra elettricisti, segretarie, addetti alle luci e pubblicitari, sono stati costretti a cercare lavoro in altri ambienti, visto che non hanno mai ricevuto la cassa integrazione. Il circo Montemagno/Orfei è il primo italiano ma, con le regole anti-Covid, rischiamo di non far più fronte alle nostre spese. Basiamo gran parte dei nostri guadagni sul botteghino e la limitazione dei posti a sole 200 persone, quando in realtà potremmo averne anche 1200, rischia di danneggiarci seriamente. Speriamo di poter ripartire a ottobre in condizioni migliori», ha dichiarato Daviso Montemagno, responsabile del circo Montemagno/Orfei.

Irlanda
In Irlanda sono già ricominciati gli spettacoli dal vivo, ma con severe limitazioni. Infatti, il precedente governo di Leo Varadkar ha imposto il limite di 50 persone al chiuso dal 29 giugno, che potranno diventare 100 a partire dal 20 luglio. Una situazione che rischia di limitare i circhi irlandesi, come il Circus Gerbola e il Duffy Circus. «Anche se si alzerà la tenda i nostri problemi non spariranno», ha dichiarato Tara Gerbola, la cui famiglia è proprietaria dell’omonimo circo da otto generazioni. «Dovremo ridurre la capacità dei due terzi e questo imporrà delle drastiche scelte».

Una scelta che si imporrà anche per il Duffy Circus che, per la prima volta dal 1800, sarà costretto a rinunciare alla sua tourneé. «A questo punto diventa difficile poter pensare di riprendere la nostra attività, visto che vanno inclusi anche gli artisti nel limite posto dal governo. Ciò vuol dire che non potremo avere spettatori», ha dichiarato il responsabile della compagnia David Duffy. «A questo punto possiamo dichiarare conclusa la nostra stagione 2020». 

Regno Unito
Sono in crisi anche i circhi inglesi, che protestano per non essere stati inclusi tra le imprese che riaprono il 4 luglio, in quanto assimilati ai teatri. «I posti in un circo sono mobili e possono essere ricalibrati», ha dichiarato John Haze, presidente dell’Associazione dei Proprietari dei Circhi. In Regno Unito sono più di 30 le compagnie circensi ma molte, senza un adeguato sostegno del governo, rischiano di sparire.

«Se questa scadenza non verrà rispettata, sarà sicuramente la fine per la maggior parte dei circhi del Regno Unito», ha concluso Haze. La mancanza di aiuti da parte del governo ha riguardato non solo i circhi nazionali ma anche quelli stranieri come il Big Kid Circus, una compagnia che conta 25 artisti cubani e 10 britannici rimasti bloccati a Morecambe, nel Lancashire. Per loro, ufficialmente residenti all’estero, il governo non ha previsto alcun tipo di sovvenzione ma sono stati salvati dalla generosità dei banchi alimentari locali. Grazie al loro aiuto la compagnia anglo-cubana è stata in grado di fermarsi per alcuni mesi in città, con la speranza di ripartire presto con una nuova tournée.

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