Europeismo a geometria variabileIl rinvio della Bolkestein è il manifesto dei finti liberali italiani

Chiunque capisce che una gara per le licenze delle spiagge consentirebbe allo Stato di guadagnare di più e probabilmente di avere migliori servizi da fornire ai bagnanti. Si chiama concorrenza

Afp

L’ennesimo e, stavolta, davvero scandaloso rinvio della direttiva Bolkestein (varata nel 2006, secondo Franceschini verrà buona nel 2037), farà male ancora una volta alla concorrenza e al libero mercato, ma sarà almeno per altri 17 anni li a dimostrare quanto sia difficile fare i liberali.

L’apparente successo dell’idea liberale, dopo la morte per consunzione del marxismo a conclusione dello scorso secolo breve, ha prodotto a un certo punto persino una moda culturale, cui hanno aderito in molti. Ne è derivato un curioso scontro ideologico (quindi per nulla liberale) tra sedicenti liberali e passionali nemici di un non meglio identificato “liberismo”, cui pochi veri liberali (pochi erano, pochi sono) hanno assistito talora con sgomento.

Nel mucchio è finito di tutto e alla fine a farne le spese è stato proprio il liberismo immaginario che viene spesso evocato a sostegno magari di piccole battaglie politiche di improbabili imitatori. Per molti liberali autentici un sollievo, perché il funerale del liberismo proprio non li riguarda. 

Dato appunto che i liberali non sono ideologici ma pragmatici, meglio ricorrere a prove concrete di liberalismo attuato o da attuare, se si vogliono meglio individuare gli schieramenti.

Quello del comportamento sulla Bolkeistein consente una verifica infallibile. Un liberale non ci casca.

La direttiva scritta da questo membro olandese della Commissione Prodi, a suo tempo presidente dei liberali europei, è stata una piccola rivoluzione, mettendo con le spalle al muro, tra il suo varo e le prime attuazioni (2006/2010), molti sedicenti amici della libertà d’intrapresa.

Celebre la campagna terroristica di grande successo soprattutto nel Regno Unito per il minacciato arrivo dell’idraulico polacco, il nemico pronto a seminare panico tra colleghi abituati al monopolio protezionista delle proprie regole.

Già, perché la Bolkeistein ebbe l’idea molto europeista di consentire l’applicazione delle regole del Paese di provenienza a chiunque andasse a fare il proprio mestiere in uno degli altri Stati dell’Unione. Se libertà di movimento e di intrapresa deve esserci, non aveva senso costringere gli idraulici a frequentare un corso di addestramento sulla regole altrui.

L’idraulico polacco alla fine è diventato inglese, ma è tra i responsabili del successo della Brexit, votata compattamente dagli idraulici di Oltre Manica.

In Italia, i problemi sono stati altri. Un polacco non ce l’avrebbe fatta a competere con la sistematica evasione dell’IVA tipicamente tricolore, ed ha preferito starsene a casa.

Da noi, i problemi sono venuti dalle spiagge e dalle bancarelle dei mercati.

La ragione è stata “l’inaccettabile” tentativo di dare una scadenza alle relative licenze. La Bolkeistein pretende di difendere la libertà d’intrapresa obbligando periodicamente a rimettere a gara la concessione che Stato e comuni rilasciano a chi vuole gestire le spiagge e i metri quadrati di un mercatino.

Si tratta di beni demaniali, cioè di tutti noi. Se vuoi utilizzarli per fare impresa, devi pagarli. E soprattutto devi accettare che il tuo contratto scada, e qualcun altro possa sostituirti, magari perché offre condizioni migliori, non solo economiche.

Altrimenti su un bene pubblico scatta un meccanismo di subaffitto e di mercimonio che si chiama rendita di posizione, con l’incoraggiamento dello Stato, che di gare non vuol sentir ragione!

Principi di normale economia di mercato, che solo in Italia diventano scandalosi.

Avviene così che in un mercato statico e monopolistico, 8000 chilometri di coste rendano nel 2019 solo 103 milioni al padrone di casa e invece ai concessionari garantisca un giro d’affari che è stato stimato attorno ai 15 miliardi. Si tratta di oltre 50 mila soggetti che si tramandano la concessione di padre in figlio o la cedono onerosamente a chi potrebbe ottenerla partecipando a gare che invece non si fanno mai.

Chiunque capisce che una gara consentirebbe allo Stato di guadagnare di più e probabilmente di avere migliori servizi da fornire ai bagnanti. Si chiama concorrenza, una cosa che i sedicenti liberali non sanno che fa parte del corredo e degli obblighi, se vuoi definirti tale.

La classe politica in questi casi è praticamente compatta. Fa finta di accettare la direttiva ma ne proroga ogni anno le conseguenze. Stavolta, con la scusa della pandemia, il rinvio è bello tosto, di 30 anni rispetto al varo della direttiva. Franceschini non ha avuto esitazioni e le critiche sono state vaghe ed elusive.

Tutti d’accordo nell’accettare questa nuova violazione dell’equitá, della libertà, dell’accesso di nuovi soggetti alla competizione del mercato. Al massimo, sui giornali, qualche citazione in linea con il populismo corrente. Non per la vergogna di libertà sospese, ma perché Briatore paga poche migliaia di euro per il suo Twiga. Come al solito si personalizza e si addita il profittatore, perché l’invidia sociale abbia ancora argomenti, evitando di vedere il problema di principio.

L’europeismo a geometria variabile della nostra classe politica sceglie quello che gli conviene e che gli impongono le lobby.