Il crepuscolo della democraziaIl gran libro contro i conservatori che si sono arresi al nazionalismo illiberale

La storica Anne Applebaum ha scritto un formidabile memoir contro i suoi ex amici di destra che hanno abdicato di fronte alla Brexit e a Trump. Ma non essendo italiana è fortunata: non deve scrivere lo stesso saggio anche sugli amici di sinistra che si vogliono alleare con il populismo dei cinquestelle

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La fortuna di Anne Applebaum è quella di non essere italiana. Americana, università in Inghilterra, studi sulla Russia, sposata in Polonia, Applebaum è una giornalista brillante e una storica acuta, Pulitzer per il saggio sui gulag staliniani e analista apprezzata di qua e di là dell’Atlantico.

Il suo nuovo libro, Twilight of Democracy, il crepuscolo della democrazia, è il motivo per cui è fortunata di non essere italiana. In breve, Applebaum ha scritto un saggio-memoir per spiegare che a portare la Gran Bretagna al disastro della Brexit e l’America alla mortificazione di Trump, insomma ad aver condotto la democrazia al crepuscolo, sono stati i suoi amici, i suoi amici dell’élite inglese che hanno aperto senza scrupoli la crisi con l’Europa pur sapendo benissimo che si trattava di una follia, i suoi amici repubblicani che si sono consegnati a Trump pur sapendo benissimo che cosa sarebbe successo, e i suoi amici conservatori che si sono fatti ammaliare da Viktor Orbán e dai populisti polacchi.

O, meglio, i suoi ex amici, per citare il famoso libro, Ex Friends appunto, con cui Norman Podhoretz raccontò la rottura con il gruppo di intellettuali di sinistra assieme ai quali aveva animato la vita culturale newyorchese degli anni sessanta e settanta per diventare, poi, uno dei padrini dei neoconservatori.

Applebaum, anticomunista liberale e conservatrice che non vota per i repubblicani dal 2008, allo stesso modo racconta l’imbarazzo che prova, ricambiato, per quella parte del mondo conservatore che ha abbandonato l’antiautoritarismo degli anni finali della Guerra Fredda per abbracciare ogni forma di sovranismo nazionalista e populista.

L’obiettivo polemico di Applebaum è quel gruppo di persone che in Italia grazie a Guido Vitiello chiamiamo «i liberali per Salvini», ovvero gli intellettuali, i giornalisti, i politici un tempo rispettabili eppure pronti a giustificare qualsiasi porcheria illiberale del leader leghista e dei suoi sodali europei e americani.

La gran fortuna di Applebaum è che non essendo italiana non è costretta a rompere anche con gli amici di sinistra, la cui surreale capitolazione pubblica di fronte al populismo antidemocratico ed eversivo dei Cinquestelle è la disgrazia attuale del nostro paese, uguale e contraria a quella dei liberali per Salvini.

Il tradimento dei chierici italiani è bipartisan, attraversa le categorie politiche e determina il buio pesto della nostra democrazia.

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