Il nuovo canale sul BosforoIl megaprogetto di Erdoğan che distruggerà l’ecosistema di Istanbul

Il presidente turco ha annunciato il piano per collegare il Mar di Marmara al Mar Nero con una mega infrastruttura da circa 20 miliardi di dollari, lunga 45 km per far passare 160 navi al giorno. Ma questo secondo “Kanal” rischia di inquinare un quarto dell’acqua potabile consumata nella città

Afp

«Il mio folle progetto»: sono state queste le parole utilizzate a gennaio del 2020 dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nell’annunciare il piano per la creazione di un secondo canale questa volta artificiale che dovrebbe collegare il Mar di Marmara al Mar Nero. La nuova mega infrastruttura da circa 20 miliardi di dollari sarà lunga 45 km e dovrebbe consentire il passaggio di 160 navi al giorno, alleggerendo il traffico che al momento si concentra sull’unico canale che collega i due mari. Il presidente ha infatti presentato il progetto come necessario per decongestionare il Bosforo ed evitare che si verifichino ulteriori incidenti nelle acque turche. 

Non tutti però sono d’accordo con la creazione di Kanal Istanbul, primo fra tutti il sindaco della città nonché avversario politico di Erdogan Ekrem Imamoglu. Il primo cittadino ha fatto sua la battaglia di abitanti, attivisti, ambientalisti, geologi, ingegneri e biologi che in più occasioni e da diversi punti di vista hanno protestato contro il progetto, evidenziandone le numerose criticità. Ma la risposta del presidente ai suoi oppositori è stata chiara: «Kanal Istanbul si farà, che lo vogliano o no». Pochi mesi dopo queste dichiarazioni, in piena pandemia da coronavirus, il presidente ha annunciato l’avvio della gara di appalto per la costruzione del progetto, tenendo così fede alle sue parole. 

Il progetto
Con i suoi 45 km, il canale inizierà nella laguna Küçükçekmece, sulla costa ovest di Istanbul, e finirà nel Mar Nero passando per i villaggi di Sazlıdere Dam e Şamlar, presto sostituiti da nuovi quartieri residenziali con una capienza massima di 500 mila abitanti e che andranno ad aumentare ulteriormente la densità abitativa della città. Non è un caso che l’area interessata sia da anni oggetto di speculazione edilizia: in alcuni punti, il prezzo per metro quadro è passato da 25 dollari a più di 800 e una parte del terreno su cui verrà realizzato il progetto è stata persino acquistata dalla madre dell’emiro del Qatar. 

Ma il valore dell’ultimo progetto voluto da Erdogan può essere compreso appieno solo guardando alle altre due mega infrastrutture realizzate negli ultimi anni: il canale si collegherà al nuovo aeroporto e al terzo ponte sullo Stretto, altre due opere faraoniche facenti parte della Vision 2023 del presidente. Kanal Istanbul ha infatti un doppio valore: uno economico, l’altro simbolico.

Erdogan si è distinto come il presidente che più di tutti ha puntato sull’edilizia per far crescere l’economia, contribuendo così allo sviluppo di un settore che impiega circa 2 milioni di persone e che corrisponde al 19 per cento del Pil della Turchia. Grazie al Kanal Istanbul, Erdogan punta al rilancio dell’economia, particolarmente provata dalla pandemia e dall’inflazione, alla riduzione della disoccupazione che ha raggiunto il 14 per cento e al raggiungimento degli obiettivi economici prefissati per il centenario della Repubblica turca del 2023. 

Kanal Istanbul è anche il simbolo della grandiosità del presidente, che vuole riuscire lì dove i suoi predecessori hanno fallito: il canale era stato proposto per la prima volta dal sultano Suleimano il Magnifico a metà del 1500 e la sua realizzazione rappresenta per Erdogan motivo di grande prestigio. Il presidente ha infatti usato le mega infrastrutture come simbolo tangibile del suo potere e del desiderio di rendere grande la sua Turchia. Festeggiare il centenario della Repubblica con l’inaugurazione del canale contribuirebbe alla mitizzazione della figura del presidente. 

I danni ambientali
Il progetto non è stato però esente da critiche. Dal punto di vista economico gli investimenti pubblici, che dovrebbero ammontare al 70 per cento del costo dell’infrastruttura, comportano un rischio notevole per la tenuta delle casse statali e il peso di questa scommessa rischia di ricadere sui cittadini sotto forma di tasse. Ma a preoccupare sono principalmente i danni ambientali che il progetto porta con sé. Il Mar di Marmara ha una percentuale di salinità maggiore rispetto al Mar Nero e l’apertura del nuovo canale distruggerebbe il delicato equilibrio esistente tra i due mari. L’introduzione di un numero maggiore di organismi cellulari nel Mar di Marmara comporterebbe un incremento del consumo di ossigeno e un conseguente aumento della produzione di gas sulfureo che finirebbe con l’inquinare l’aria di Istanbul.

Il progetto avrebbe un impatto negativo anche sul lago Terkos e sulla riserva Sazlıdere, che rappresentano un quarto dell’acqua potabile consumato dai cittadini di Istanbul: se le due fonti idriche dovessero prosciugarsi, la parte occidentale della città resterebbe senz’acqua. A pagare le conseguenze della costruzione di Kanal Istanbul sarebbe anche la laguna Küçükçekmece, riserva naturale importante per la presenza di centinaia di specie la cui sopravvivenza sarebbe a rischio, senza contare che le operazioni di scavo, secondo i geologi, aumenterebbero il rischio sismico della città. 

Il Governo ha risposto alle critiche presentando i risultati ovviamente rassicuranti della Valutazione di Impatto ambientale (EIA) e a nulla sono valse le petizioni firmate da semplici cittadini ed esperti. A fare proprie le istanze di questi ultimi è stata invece la Commissione europea, che in un’interrogazione parlamentare del 14 maggio ha invitato la Turchia a valutare correttamente l’impatto del progetto anche in riferimento agli Stati limitrofi. Tuttavia, il Paese anatolico non ha mai firmato la Convenzione per la Valutazione di impatto ambientale transfrontaliera, pertanto la Commissione ha potuto unicamente ricordare alla Turchia che, in quanto Paese candidato per l’entrata nell’Ue, deve allinearsi alle politiche ambientali comunitarie. 

La Convenzione Montreux
Kanal Istanbul porta con sé anche dei problemi a livello internazionale. Erdogan ha infatti annunciato che il passaggio prevedrà il pagamento di una tassa, contravvenendo quindi a quanto previsto dalla Convenzione di Montreux del 1936 che regola l’accesso agli stretti. Il documento stabilisce che la Turchia debba garantire il passaggio delle navi civili nel Bosforo e nei Dardanelli, potendo però limitare il transito delle imbarcazioni militari, soprattutto in tempo di guerra. 

Secondo il presidente turco però la Convenzione non si applica al nuovo canale: le sue parole hanno allarmato la Russia, per la quale l’accesso al Mar Mediterraneo e al Mar Nero sono fondamentali dal punto di vista geopolitico. Il timore di Mosca è che la Turchia possa aprire il Mar Nero agli Stati Uniti, minacciando quindi la sicurezza delle coste russe. Su questo fronte il dibattito è ancora aperto e un’eventuale modifica della Convenzione richiederebbe l’assenso di tutti gli Stati che si affacciano sul Mar Nero.

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