Gli ex guruDa Bannon a Briatore, da Casaleggio a Santori e Bettini, è il declino dei profeti della politica

La ribellione degli apparati e delle basi elettorali nei confronti degli uomini-che-pensano-per-tutti è una delle cifre del momento. Sarà interessante vedere se l’establishment abituato a “vincere facile” sarà in grado di adeguarsi e virare verso approcci più razionali ai problemi 

SHAUN CURRY / AFP

È un momentaccio per i maitre-a-penser 2.0, i chief strategist di tutti gli schieramenti che solo pochi anni fa sembravano aver sostituito con successo le ordinarie dinamiche di elaborazione del pensiero e della scelta politica. A destra sappiamo cosa è successo a Steve Bannon, rinnegato dai suoi referenti dopo aver fornito per anni carburante e suggestioni al sovranismo italiano. Nel mondo Cinque Stelle se la passa malissimo Davide Casaleggio, l’erede dell’utopia di Gaia, solo pochi mesi fa dominus indiscusso delle candidature, delle alleanze, dei soldi e ora in difficoltà persino nel farsi versare le quote di adesione alla sua piattaforma. A sinistra Goffredo Bettini, il Mazzarino dell’alleanza giallo-rossa, assiste al naufragio del progetto di innestare in modo stabile il populismo nell’albero progressista (o viceversa, che poi è la stessa cosa).

Ma soffrono anche altri tipi di intellettuali di riferimento che gonfiavano le vele e la “narrazione” (ommioddio) della nostra politica. Il povero Flavio Briatore, guru dell’estetica godereccia del berlusconismo prima e poi del pensiero negazionista sulla pandemia, finisce ricoverato in ospedale per Covid. Il capo-sardine Mattia Santori, il gladiatore delle piazze che impedì a Matteo Salvini di pigliarsi l’Emilia Romagna, scivola su un video autocelebrativo che manco San Francesco. Oliviero Toscani, il rais della provocazione progressista e dello shockvertising (il prete che bacia la suora, il cavallo bianco che si accoppia col nero, la modella anoressica) sparisce dai radar, seppellito da un’atroce battuta sul Ponte Morandi.

Insomma, il gran circo di suggestioni messo su dai partiti per sostituire le antiche e noiose ritualità della politica e della costruzione di senso sta palesemente franando. Non si vorrebbe passare per nostalgici delle Frattocchie o di certi Comitati Centrali per mozioni: di sicuro quella stagione è irripetibile e conclusa. Ma con altrettanta certezza si può dire che anche l’era successiva, il Drive-In del situazionismo politico e dei Rasputin che sussurrano ai leader, mostra la corda, non è più sufficiente a garantire sicurezze, consenso, vento in poppa.

La sorda ribellione degli apparati e delle basi elettorali agli uomini-che-pensano-per-tutti è una delle cifre del momento, e lo si vede ogni giorno negli endorsement sul No al Referendum sul taglio dei parlamentari: una riforma teoricamente votata da tutti ma, nella pratica, disconosciuta e ostracizzata da larga parte di coloro che spinsero il bottone per vararla, compresi i promotori leghisti e grillini (per non parlare della classe dirigente del Pd o di Forza Italia). Quanto agli influencer adottati in sostituzione dei vecchi intellettuali organici, è ormai evidente che hanno una curva vitale paragonabile agli insetti: qualche mese, una stagione al massimo, poi via senza lasciare tracce.

Ci si chiede che cosa arriverà dopo. Dopo i profeti millenaristi, dopo i Rasputin degli accordi a doppio turno, dopo i Machiavelli dei calendari parlamentari, dopo quelli che hanno fatto vincere Trump, dopo quelli dell’algoritmo magico e delle fabbriche automatiche del consenso, i Bannon, i Santori, i Casaleggio e l’intero carosello che ha animato la stagione del populismo e dell’estremismo utopico.

È possibile che la pandemia obblighi a un bagno di realismo il Paese, spingendolo verso approcci più razionali ai suoi problemi. Molti segnali già indicano un cambiamento di questo genere. Nel caso, sarà interessante vedere se questa politica abituata a “vincere facile” –  con gli slogan o le camarille degli specialisti del momento – sarà in grado di adeguarsi, di intraprendere percorsi più complessi della convocazione dell’aruspice di turno perché indichi la direzione da prendere.

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