Ferragosto è passatoQualcuno dica al governo che è arrivato il momento di iniziare a lavorare, per davvero

Mentre il resto d’Europa si prepara ad affrontare una nuova ondata di contagi, in Italia si guarda altrove. Il presidente del Consiglio è sparito, Lucia Azzolina non ha un’idea sulla riapertura delle scuole e non si capisce perché Roberto Speranza non minacci le dimissioni se non si decidesse di prendere i 37 miliardi del Mes per riparare una situazione drammatica

A Quiberon, bella città bretone affacciata sull’Atlantico, è stato decretato il coprifuoco dalle 9 di sera alle 7 del mattino per spiagge, parchi e giardini per evitare assembramenti durante le calde serate estive. Una misura quasi di guerra. Si va verso la fine dell’estate con i nuvoloni del covid all’orizzonte.

In Francia e in mezza Europa – come ha raccontato qui Linkiesta – la minaccia di settimane di nuovo drammatiche purtroppo non è parossismo, ma realismo. Nel Vecchio Continente ci si attrezza come i marinai quando scorgono la buriana in arrivo. Da noi no.

In Italia il fenomeno è per ora circoscritto anche se denso di segnali preoccupanti. Dopo questo sogno di mezza estate in cui abbiamo intasato la Toscana, la Puglia, tutta la vecchia cara costa tirrenica come fossimo tutti dei Gassman/Trintignant, ci risvegliamo con l’incubo del virus.

Dentro di noi lo aspettiamo, ci pare di sentire i passi dell’assassino come James Stewart ne “La finestra sul cortile”. Regge ancora l’edonismo à la Santanché che continua a ballare e a far ballare nella sua discoteca comesichiama in Versilia, regge l’egemonia di giovinastri che dicono che loro sono forti e che se il virus li beccherà sarà vinto dal loro corpo gagliardo, e chi se ne frega dei nonni.

In questa situazione tendenzialmente angosciante, la politica italiana sembra la stessa di sei mesi fa: lavatevi le mani. Con il nostro allarmato ministro della Salute che per carità non critica nessuno, meno che mai i coatti senza mascherina in ogni angolo del Paese (ma non c’era stato il calo delle nascite?), ripete sempre le stesse banalità e soprattutto non fa la cosa più importante che dovrebbe fare: sbattere i pugni sul tavolo, per esempio minacciando le dimissioni se non si decidesse qui e ora di prendere i 37 miliardi del Mes. Ma Roberto Speranza non si muove.

La cosa sta diventando ridicola, nella sua drammaticità. L’urgenza del Mes è stata ricordata anche da Nicola Zingaretti nel suo scritto apparso ieri sulla Stampa: ma lui è quello che ha stretto un patto politico con il Movimento cinque stelle evidentemente senza preoccuparsi dei contenuti.

Si dirà, è un’intesa locale, utile a vincere nelle Marche (dove l’intesa non marcia), le questioni nazionali non c’entrano. E allora perché hanno ritirato le querele “nazionali” a partire da quella su Bibbiano che riguarda una comunità nazionale, il Partito democratico?

Non prendiamoci in giro: si tratta di un’intesa super politica, come stanno argomentando sui social le teste d’uovo del partito, da Emanuele Felice ad Andrea Romano. Ma da questo patto vengono accuratamente escluse le cose da fare per il Paese. A partire dal Mes per finire alla (inesistente) politica estera di Di Maio.

Intanto Giuseppe Conte è sparito e la ministra Lucia Azzolina non è in grado, al di là dei passaggi nei pastoni del Tg1, di garantire la riapertura delle scuole. Il rischio di “un’incazzatura” di massa (il termine è di Marco Bentivogli) è reale. Dunque tengano presente, tutti questi politici, che Ferragosto è passato, il tempo del coprifuoco della politica è finito, governino il Paese.

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