Totò Martello, sindaco di Lampedusa«Il problema delle migrazioni non si risolverà finché i partiti si comportano da tifoserie»

A ogni arrivo, la questione viene valutata nell’ottica dell’appartenenza politica. Serve un punto di vista globale e istituzionale, con in prima fila l’Italia. Al momento lo scontro è sempre «tra gli estremisti dell’accoglienza a oltranza e gli estremisti della chiusura totale»

Alberto PIZZOLI / AFP

Nonostante i nuovi sbarchi nella notte di ieri la situazione a Lampedusa non è più quella degli ultimi dieci giorni di luglio e della prima settimana di agosto, quando l’hotspot locale è arrivato a contenere oltre 1000 persone. Dieci volte in più, cioè, della capienza massima d’accoglienza.

Il sindaco Totò Martello è ora disteso a telefono dopo giorni e giorni di concitazione, che l’avevano portato a invocare lo stato d’emergenza da parte del Governo.

Ma anche a subire tanto gli attacchi di Matteo Salvini, prontamente precipitatosi sull’isola, le battute sarcastiche di Giorgia Meloni, i titoli di Libero (tra cui il più eclatante Denuncia a Lampedusa. «I migranti hanno mangiato i miei 4 cani») quanto la taccia di ignobile affibbiatagli in diretta a Quarta Repubblica dal celebre filosofo francese Bernard-Henri Lévy.

A influire sul buonumore di Martello sarà forse anche l’avvicinarsi dell’udienza papale, fissata al 10 settembre e di cui Linkiesta ha avuto notizia in anteprima.

In quel giorno Bergoglio riceverà infatti una delegazione europea, guidata proprio dal sindaco di Lampedusa, che è capofila di Snapshots From The Borders: si tratta di un progetto triennale, che, cofinanziato dalla Ue e gestito da 35 partner tra autorità amministrative di confine e organizzazioni civili, mira a rafforzare una nuova rete orizzontale tra le città liminari dell’Unione che affrontano direttamente i flussi migratori e a promuovere una più efficace coerenza delle politiche a livello europeo, nazionale, locale.

Ma su questo Martello non si sbottona, preferendo toccare i temi caldi che l’hanno visto, suo malgrado, protagonista.

Sindaco, il 27 luglio Bernard-Henri Lévy ha definito le dichiarazioni da lei rilasciate in un servizio di Quarta Repubblica «terribili, ignobili e vergognose» quasi fosse un fomentatore di odio razzista. Che ne pensa?
Lévy non ha capito nulla di quanto avevo detto. Checché lui ne dica, io sono e resterò per sempre un uomo di sinistra. Il suo aristocraticismo da eletto, che dispensa commenti, è inaccettabile e controproducente. Le sue parole sono state un ennesimo regalo all’ideologia di Salvini, presente in studio, che è stato poi attaccato subito dopo di me. Il dire, come ha fatto Lévy, che la paura dei cittadini residenti non esiste o non deve esistere è tipico di certi intellettuali di sinistra che parlano senza conoscere le problematiche e, soprattutto, senza mai offrire soluzioni concrete.

In che senso BHL non avrebbe capito nulla del suo intervento?
Io stavo parlando della calamità per la pesca e l’ambiente locale costituita dalle imbarcazioni rivierasche del Mediterraneo. Ho citato espressamente quelle tunisine  e marocchine, perché sono in numero maggiore. Ma anche quelle cipriote ed egiziane continuano a transitare indisturbate e a pescare all’interno delle 12 miglia, cioè delle nostre acque nazionali. Ora, è vero che in questi ultimi giorni ce ne sono pochissime. Ma, se i nostri pescatori devono fare una cala, ci sono sempre problemi. Perché, se sulle nostre imbarcazioni ci sono tre persone, su quelle tunisine, cipriote o egiziane ce ne sono 20 di equipaggio, che fanno i prepotenti: per non farci passare, non evitano neppure le reti e, se si trovano di fronte a una nostra imbarcazione ormeggiata, non spostano la loro perché dobbiamo spostarci noi. Senza contare il depauperamento dei nostri banchi di pesca, l’inquinamento e la situazione che si crea quando c’è il mare di Libeccio: le loro imbarcazioni, che sono ormeggiate al Molo Favaloro, rompono gli ormeggi e vanno a rovinare quelle dei lampedusani. Se non si definisce questa una calamità, vorrei capire allora quali esse siano. A tutto ciò si aggiunge l’altra questione, quella cioè relativa al sistema di accoglienza dei migranti: il nostro hotspot può contenere fino a 90 persone. Fino a quando non c’era il Covid, i migranti, ospitati nell’hotspot, potevano anche uscire, col consenso delle forze dell’ordine, dopo la procedura di riconoscimento. Ma poi col lockdown sono state imposte misure rigorose.

Ma che cosa impaurisce i residenti?
Beh, è facile da capire con tutto un certo battage propagandistico: il virus arriva dall’Africa, tutti i migranti sono affetti da Covid, ci invadono e occupano i nostri spazi. La gente ha iniziato a essere preoccupata e a chiedere il rispetto delle regole. Confusione e preoccupazione sono aumentate tra fine luglio e i primi di agosto, quando all’interno dell’hotspot c’erano oltre 1000 persone. Molti immigrati sono usciti dalla struttura e hanno iniziato a girare sull’isola, già interessata dalla presenza di turisti. Da alcuni è stata montata una campagna su quello che avverrebbe a Lampedusa: che non ci sarebbe sicurezza e che tutti sarebbero affetti da Covid. La Federazione sindacale di polizia è arrivata addirittura ad affermare che 25 migranti erano affetti da Covid-19, quando invece dal tampone rinofaringeo sono risultati tutti negativi. Ovviamente la circolazione di tali false notizie ha portato molte persone a disdire il loro soggiorno a Lampedusa, provocando un’ulteriore crisi a livello turistico. A questo si aggiunga che in quei giorni sono arrivati a Lampedusa tre giornalisti, tra cui uno di Libero, col chiaro scopo di fare speculazione politica sui problemi locali. Anche perché oramai fare accoglienza in Italia ed essere persone normali significa essere colpevoli: la mia colpa, secondo un tale ragionamento, sarebbe quella di non mandare via i migranti. Lasciamo stare le minacce o i proclami su Facebook: Cretino, coglione, pezzo di merda, dimettiti. Non è questo a impressionarmi. A lasciarmi di stucco sono alcuni lampedusani, che hanno certe idee sui migranti. Come la signora che ha sostenuto che i migranti si fossero arrostiti i suoi cani e le cui dichiarazioni sono state riportate con titolone in prima pagina da Libero. Sorvolando sul fatto che, come emerso da controlli, la signora occupa abusivamente il terreno su cui sorge la sua abitazione, e che ha un allevamento di maiali, pur non essendoci alcun macello autorizzato sull’isola, ai vigili urbani non è mai arrivata segnalazione di sparizione dei cani. Inoltre il veterinario competente ha ritrovato i cani microchippati all’interno dell’abitazione della signora. Ma non contenti di ciò, i giornalisti in questione ha anche aggiunto che il pullmino dell’hotspot portava i migranti sulla piazza della Chiesa per fargli spacciare la droga, secondo il solito cliché del migrante delinquente. Comunque, la cosa ancora più scandalosa è che un segretario di partito pubblichi sulla sua pagina Facebook un video con l’intervista alla signora e creda, senza riscontro oggettivo, che a Lampedusa i migranti mangino i cani, scrivendo anche che i clandestini vanno infettando mezza Italia.

Lei si riferisce indubbiamente a Salvini, che si è però precipitato a Lampedusa a fine luglio…
La solita operazione di propaganda di chi, quando era ministro e poteva fare qualcosa, non è mai venuto a Lampedusa e si precipita adesso in cerca di consenso elettorale. Quando Salvini era ministro dell’Interno, gli ho scritto diverse lettere per invitarlo a Lampedusa e capire che cosa si dovesse fare e come doveva essere utilizzato l’hotspot. Lui non solo non è mai venuto, ma non ha mai nominato Lampedusa in tutto il periodo in cui è stato al Viminale. Non ha mai preso alcun provvedimento per Lampedusa. Se n’è ricordato, per tutt’altro motivo, soltanto quando si è scatenato contro le ong, quando tutti i media si sono recati sull’isola per la questione della Sea Watch. Ma gli sbarchi che continuavano a esserci a Lampedusa non li vedeva. Anche perché io ripetevo sempre che c’erano gli sbarchi spontanei e che era falso che il porto fosse chiuso: il tutto con documentazione relativa data d’arrivo di ogni singola imbarcazione e alla vedetta che l’aveva sequestrata. Ma lui era così convincente nei suoi proclami che addirittura la gente in loco credeva che non ci fossero più sbarchi, quando, invece, c’erano tutte le imbarcazioni sequestrate dalla Capitaneria di porto e dalla Guardia di Finanza. Gli italiani sembrano poi dimenticarsi che nel marzo-aprile 2011 c’erano loro al governo, quando Lampedusa, che conta 6.000 abitanti, è stata invasa, durante la primavera araba, da 7.500 tunisini lasciati per due mesi sull’isola. Ora in due settimane abbiamo avuto a Lampedusa, che conta 6.000 abitanti, oltre 1000 migranti in due settimane: ma, dopo il mio appello al governo, li abbiamo tutti trasferiti sulla terraferma o sulle due navi che sono arrivate, una a Lampedusa e una a Porto Empedocle.

Il tre agosto, quando la situazione era ancora critica, Conte ha parlato di inflessibilità e necessità d’intensificare i rimpatri. Come valuta le parole del presidente del Consiglio?
In primo luogo, ci tengo a ricordare che quello dei rimpatri è un problema serio, di cui qualcuno sembra essersi dimenticato. Lo ribadisco perché questi di destra non si rendono conto che la politica messa in campo dall’allora ministro Salvini è stata ingannevole. In campagna elettorale aveva promesso che ci sarebbero stati 600.000 rimpatri – vabbè, poi ci sono stati problemi coi numeri – ma quelli effettuati sono stati pochi e niente. Perciò quando la ministra Lamorgese ha detto che a partire dal 10 agosto sono iniziati i primi rimpatri in Tunisia,  si è trattato di un grosso risultato: è giusto che siano rimpatriati quelli che non hanno i requisiti per stare. Non capisco invece il discorso dell’inasprimento. Che cosa devono inasprire? Che significa inasprire? Che devono sparare a mare? Mi sembra che siano termini che vengono utilizzati solo per rispondere all’altra parte che blatera. Però il problema resta. Ad esempio, ho notato che, rispetto a una settimana fa, il numero degli sbarchi è diminuito. È diminuito perché non c’è più la possibilità di fare la domanda di regolarizzazione o perché il Governo tunisino sta attuando una stretta rispetto alle proprie forze dell’ordine? Non a caso, la scorsa settimana, hanno arrestato in Tunisia una sessantina di persone, che favorivano l’immigrazione clandestina. 

Sulla questione migrazioni non crede che manchi una visione chiara anche a sinistra? Non sarebbe forse opportuno superare lo schema dicotomico porti chiusi/porti aperti e immigrati irregolari/immigrati regolari?
Il problema delle migrazioni è appunto questo, perché viene valutato nell’ottica dell’appartenenza politica. Il problema dovrebbe essere esaminato da un punto di vista globale e istituzionale: dovrebbe essere l’Italia ad avere una strategia per affrontare la questione. Fino a quando ci saranno sempre due tifoserie, una a destra e una a sinistra, vedremo sempre fronteggiarsi, senza via d’uscita, gli estremisti dell’accoglienza a oltranza e gli estremisti della chiusura totale. Bisognerebbe, in primo luogo, spiegare alla gente che cosa avviene dalla partenza fino all’arrivo a Lampedusa e, poi, da Lampedusa fino alla distribuzione delle persone migranti. Altrimenti il problema delle migrazioni resterà solo oggetto di spettacolo sia a destra sia a sinistra. Quando, ad esempio, Giorgia Meloni dice: “Bisogna fare il blocco navale”, ci vorrebbe qualcuno che spiegasse alla Meloni che sì, il blocco può essere fatto. Ma quando arriva un’imbarcazione sotto una nave militare, che aziona il rubinetto della sentina, e quella affonda, che cosa deve fare il militare? Deve salvare oppure no chi è a bordo? Per non fare passare un’imbarcazione si hanno due possibilità: o la si sperona o si spara contro. Fra le altre cose, le nostre acque nazionali sono molto ampie, per cui è difficile fare uno sbarramento come vorrebbero Meloni e altri. Dunque, se bisogna attuare una politica seria al riguardo, è necessario instaurare una seria collaborazione coi Paesi del Mediterraneo: i provvedimenti vanno presi direttamente alla partenza. Per fare un esempio, una barchetta di tre metri con 15 persone a bordo, che parte dalla Tunisia, se non è accompagnata da una motovedetta nelle acque internazionali, affonderà direttamente là davanti. E, poi, dovrebbero essere gli Stati a intervenire su quei soggetti che lucrano, per così dire, sulla carne umana.

Sindaco, in conclusione, posso chiederle qual è la posizione del cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento, e del parroco di Lampedusa sulla questione sbarchi e migranti?
Non ho molto chiara quale sia la posizione del cardinale Montenegro. Vedo quella che ha il parroco di Lampedusa: si mostra accogliente a parole e nei fatti verso i migranti. Per quel che mi riguarda, la mia filosofia è quella che rispecchia la mia stessa esistenza. Io sono un pescatore, mi ritengo un pescatore, appartengo a una famiglia di pescatori: in mare vige un comportamento di fondo, che chiunque ha bisogno d’aiuto, deve essere salvato. Dopo di che quali siano le leggi dello Stato d’appartenenza da rispettare, è tutta un’altra questione. 

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