Bestiario GopUragano, sparatorie per strada e Trump, la tragedia americana in prima serata tv

Laura si avvicina al Texas, a Kenosha poliziotti e suprematisti bianchi uccidono a caso, la NBA si ferma, Fox News giustifica la carneficina, Pence invoca i miracoli e stanotte tocca al presidente

Drew Angerer / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Ieri notte, il messaggio della convention repubblicana doveva essere Donald Trump vi proteggerà dai neri violenti e saccheggiatori e dai democratici socialisti pro aborto” ma anche “Neri e donne, perché non votate Trump? In fondo non vi odia”.

Però in questa terza serata, dolcemente complicata e tediosa, la campagna elettorale americana si è spostata tra Kenosha, Wisconsin, Lake Charles, Louisiana, e gli studi a Manhattan di Fox News.

Kenosha e i miracoli
Vero, il vicepresidente Mike Pence ha fatto il suo discorso, avvertendo «Non sarete al sicuro nell’America di Joe Biden»; minacciando «legge e ordine sono sulla vostra scheda»; festeggiando perché «l’America è terra di miracoli e ci sarà un vaccino entro l’anno», e lo aiuta la profonda fede cristiana perché i fact checker non ne sono tanto sicuri.

Al solito, Pence è stato definito «bianco, noioso e mediocre». Unico guizzo, lo slogan “Make America great again, again”, surreale, financo timido, che fa abbastanza ridere.

Al solito, nel pubblico – di veterani – nessuno aveva la mascherina. Qualcuno ha commentato, «Trump vuol far prendere il Covid a Pence per sostituirlo con Nikki Haley», l’ex governatrice poi ambasciatrice alle Nazioni Unite, giovane, brillante, bella, donna e di origine indiana.

Ma magari no, Pence è il garante della destra religiosa nell’amministrazione Trump, e si comporta da vicepresidente adorante.

Intanto – alla convention repubblicana non ne parlava nessuno, anche perché tranne il discorso di Pence tutto era pre-registrato – a Kenosha c’era un’altra sparatoria. C’erano dimostrazioni e scontri da giorni, dopo che un poliziotto ha sparato all’afroamericano Jacob Blake davanti ai suoi bambini.

Ieri Kyle Rittenhouse, un ragazzo bianco di diciassette anni che girava per Kenosha con un fucile – dissetandosi con l’acqua offertagli dalla polizia, che aveva ringraziato lui e altri di una milizia suprematista – ha sparato in strada. Uccidendo due persone, e andando via a poliziotti fermi.

Dal suo programma serale su Fox, il conduttore sovranista Tucker Carlson lo difendeva: «Siamo davvero sorpresi se i diciassettenni coi fucili decidono che devono mantenere l’ordine, visto che non lo fa nessun altro?». Diventando il repubblicano del momento, e oscurando Pence.

E ora lo scontro politico in America non è tra Trump-Pence e Biden-Harris. È tra Trump-Carlson e soci e i giocatori, quasi tutti neri, della Nba che sono scesi in sciopero contro l’ennesima tragedia da razzismo sistemico, e non giocheranno.

Laura c’è
E poi, mentre andava in onda la convention, l’uragano Laura – uno dei peggiori di sempre, nelle previsioni – si avvicinava al Texas e alla Louisiana. «Trump potrebbe rimandare il discorso di domani», dicevano in tv, ma pare di no.

Parlerà dal prato della Casa Bianca – non era mai successo che un presidente usasse la Casa Bianca per la campagna elettorale – e ha già pronti 1500 fans; per un assembramento con potenziale epidemico a metà tra il raduno di Tulsa e il Billionaire. E non vuole rinunciare.

E probabilmente, avvertiva ieri notte su Twitter Larry Sabato, politologo della University of Virginia, «ci sarà uno split screen, con lo schermo tv diviso tra il discorso di Trump e la devastazione di Laura». Potrebbe essere, visivamente, un problema.

Il resto della serata
Non è stato divertente come lunedì con tanti speaker urlanti. Però hanno parlato:

– Madison Cawthon, “investitore in immobili”, 25 anni, candidato alla Camera in North Carolina. Ha perso l’uso delle gambe in un incidente, è stato molto elogiato dai media conservatori perché ha recitato il Pledge of Allegiance alzandosi in piedi.

Sulle piattaforme digitali è subito comparsa una sua foto in gita alla residenza estiva di Adolf Hitler, postata su Instagram con un bel «volevo andarci da anni»;

– Marsha Blackburn, senatrice del Tennesse. Ha molto associato partito democratico, sinistra estrema, cancel culture. Ha giurato che i democratici «non cancelleranno i nostri eroi delle forze dell’ordine e delle forze armate».

Sono i tormentoni di questa campagna, i temi su cui i trumpiani vogliono far concentrare gli americani. Secondo i sondaggi, gli elettori si fidano di Biden quando si parla di sanità e di giustizia razziale; e vogliono riorientare il dibattito su ordine pubblico e meglio ancora su guerre culturali (ambedue abbinabili a pulsioni razziste, anche);

– Kaleigh McEnany, l’ultima di vari portavoce di Trump. Ha detto che, dopo un’operazione, Trump l’ha chiamata per sapere come stava. Ha detto che Trump «è dalla parte degli americani con patologie preesistenti» che le compagnie assicurative non vorrebbero assicurare.

Anche se l’amministrazione Trump è d’accordo con le compagnie assicurative, ha fatto ricorso alla Corte Suprema per far dichiarare incostituzionale l’Affordable Care Act, che garantisce i già malati;

– Lara Trump, moglie di Eric. Ha mostrato braccia tonicissime, ha molto criticato la cancel culture e il «new radical democratic party»;

– Kellyanne Conway, sondaggista e consigliori dimissionaria. Ha detto che Trump considera le donne uguali agli uomini; ha avvertito «la nostra democrazia è fragile», e in effetti. Conway avrebbe anche suggerito a Trump di rimandare il discorso finale causa uragano, ma lui non le ha dato retta;

– Kristi Noem, governatrice del South Dakota. Bellissima e revisionista, ha paragonato Trump ad Abraham Lincoln;

– Richard Grenell, coordinatore dei servizi segreti, gay dichiarato che qui non si dichiara, ex ambasciatore a Berlino che ha raccontato «Trump ha conquistato Angela Merkel», mentre si sa che no;

– Karen Pence, la second lady, che il marito chiama “mother”. Si è liberata della pettinatura alla Kathy Bates in Misery non deve morire, ma resta gotica;

– Sister Deirdre Byrne, anziana religiosa che ha dichiarato «il gruppo marginalizzato più numeroso al mondo si trova negli Stati Uniti. Sono i bambini non nati»;

– La senatrice dell’Iowa Joni Ernst, che si vanta di saper castrare i maiali. Ha detto che, se eletti, Joe Biden e Kamala Harris vieteranno gli animali da allevamento.

(gli spettatori della convention repubblicana sono in calo, del 28 per cento rispetto al 2016; e sono tre milioni in meno rispetto alla convention democratica; dopo il discorso di Pence in tanti hanno commentato che i più trumpiani – come lui e il senatore dell’Arkansas Tom Cotton – non possono essere suoi eredi perché non sono trascinatori e cialtroni come lui; e perché «il trumpismo non è un’ideologia, è una vibe», una vibrazione, un modo di essere; stanotte si risperimenterà la vibe, Laura permettendo)

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