C’eravamo tanto amatiI ripensamenti di Fox News, il braccio armato di Trump che per anni ha sostenuto le sue bugie

Il sodalizio iniziato nel 2011 ha conosciuto l’apice con l’ingresso del tycoon nella Casa Bianca. Il canale è diventato l’organo quasi ufficiale della politica del presidente. Come racconta un libro, non solo la propaga, ma la influenza anche. Fino a quando non è arrivata la mezza marcia indietro, e un raffreddamento

JIM WATSON / AFP

Non poteva certo prevederlo. Quello che fino a ieri era stato l’altro braccio armato della propaganda trumpiana (il primo sono i social network), lo strumento che diffondeva le idee del presidente americano e, soprattutto, gliele suggeriva, ha cominciato a prendere le distanze.

Il canale Fox News, proprietà di Rupert Murdoch, che per anni si era distinto per la sua sfacciata partigianeria, per la disinformazione, per le interviste sdraiate al presidente, fa marcia indietro.

Scatena le ire di The Donald e rischia di togliere attualità a “Hoax. Donald Trump, Fox News and the Dangerous Distortion of Truth”(che verrà pubblicato in Italia il 28 settembre da NR Edizioni con il titolo “Inganno. Donald Trump, Fox News e la pericolosa distorsione della realtà”), scritto dal commentatore politico della Cnn Brian Stelter, che ha indagato il rapporto morboso e pericoloso tra il presidente americano e la Fox.

Per anni, ricorda Stelter, è stata il suo megafono e la sua fonte di ispirazione (a quanto pare Trump la guardava sei ore al giorno). Ha creato veri e propri miti, come la carovana dei migranti pronta ad assaltare i confini americani da Sud, o la falsa interferenza dell’Ucraina nella campagna del 2016, e soprattutto ha contribuito a spingere l’inquilino della Casa Bianca ad assumere posizioni sempre più estreme, mettendo in imbarazzo gli stessi Repubblicani e (a volte) alienandogli le simpatie di qualche segmento di elettorato.

Il libro, che esce proprio in un momento di rottura (o di semplice litigio) tra il network e il presidente, riesce ad aggiungere qualche particolare in più: va a scavare alle origini del loro legame (il New York Times lo definisce “incestuoso”) definendone funzioni e termini.

Non è solo una raccolta di tutte le invenzioni (lo è anche) o delle esagerazioni fatte da un canale che è riuscito a minimizzare la pandemia e a far passare le paure per il contagio come «isterie di sinistra».

È anche la dimostrazione di come, allineandosi alle posizioni di un presidente fin troppo manipolabile o imprevedibile (le due cose non sono per forza contraddittorie) la Fox sia riuscita a diventare rilevante anche nelle questioni di policy.

Negli anni ha costretto Trump a licenziare collaboratori e funzionari (non una cosa difficile, comunque), gli ha imposto la linea dura sullo shutdown (ed è arrivato lo shutdown), mettendo in piedi una dimostrazione di forza sulla politica che ricorda il giornalismo di una volta, se solo questo fosse giornalismo (secondo Stelter non lo è).

Il rapporto tra l’inquilino della Casa Bianca e il canale conservatore era antico. Trump apparve per la prima volta nel 2011, quando su invito di Roger Ailes, all’epoca boss del canale, ricevette uno slot telefonico settimanale nello show televisivo “Fox & Friends”.

Il nuovo ospite, chiamato a dare un po’ di vigore a una trasmissione che perdeva mordente, si dimostrò una scelta azzeccata. Il suo stile fatto di sparate e bugie attirò l’attenzione e fece guadagnare quota allo show (che negli anni della Casa Bianca diventerà una delle trasmissioni più importanti per seguire la politica).

Il legame si stringe: Trump e Ailes diventano amici, e nel momento del bisogno di vedrà: allontanato dalla televisione per accuse di molestie sessuali, Ailes troverà salvezza nel comitato elettorale di Trump per la campagna 2016, dove si occuperà di assisterlo nella preparazione dei dibattiti.

Trump gliene sarà grato, tanto che fino a poco tempo fa esprimeva nostalgia per i bei tempi andati, quando Ailes era ancora vivo, e la televisione si dimostrava più prona alle sue volontà.

Tutto cambia. Il network si è addirittura sbilanciato a fare complimenti al discorso di Joe Biden alla convention democratica (ci sono anche ottimi giornalisti imparziali a Fox News, anche se uno dei più noti, Shepard Smith, ha lasciato da poco il canale per accasarsi a NBC). Per Trump è una delusione, tanto che ha chiesto alla fanbase, cioè agli elettori, di seguire la Oann (One America New Network), network di ultradestra che diffonde la sua propaganda.

In un canale in mutazione (forse ha annusato il vento, forse si è imposta l’ala di giornalisti che cerca più indipendenza, e Stelter li racconta) gli è rimasto fedele soprattutto Sean Hannity. Anche lui fu graziato dall’intervento dell’allora tycoon che gli risollevò la trasmissione.

Da quel momento si trasforma nel suo più acerrimo fan. Si è fatto carico di propagare tutte le teorie del complotto più velenose, tra cui il birtherism (secondo cui Barack Obama non sarebbe nato negli Stati Uniti d’America), e le notizie sul cattivo stato di salute di Hillary Clinton (infondate), ha appoggiato le campagne più dure e violente contro stranieri e omosessuali, fino a conquistare il titolo di vero “Capo di Gabinetto della Casa Bianca” (ruolo che, nelle sue varianti, è molto ambito alla Fox).

È lui il vero angelo guida del canale, quello che secondo Stelter condivide una parte di colpa per il ritardo americano nella pandemia.

La sua incessante attività di consigliere del presidente è arrivata a occupargli tutte le giornate: è a disposizione 24 ore su 24, in una sorta di “matrimonio senza sesso” – anche se l’impressione è che Trump tratti molto meglio lui di Melania. Hannity si sente con Trump con cadenza settimanale (almeno) e una volta il presidente ha posticipato una telefonata con Xi Jinping (che se ne risentì) per partecipare alla sua trasmissione. Anche se perfino lui, che per lavoro sta con la Casa Bianca, riesce a dire «ma solo off off off the record», assicurano alcune fonti, «che Trump è pazzo».

Resta da capire, in un ambiente sempre più polarizzato come la politica – e il mondo dei mass media americani, dal momento che l’unica critica che viene fatta al libro è quella di essere, comunque, di parte – come reagiscano gli elettori di fronte a questo continuo spettacolo di bugie, aleatoria di falsità mescolate a rabbia e risentimento.

Cosa vedono gli elettori del presidente americano, quando guardano Fox News (e adesso vedranno Oann)? Sono consapevoli delle menzogne che subiscono? Sono in grado di coglierle? Sono interessati a farlo?

Forse questo è l’ultimo mistero da sciogliere sul trumpismo: la sua capacità di fare presa. Forse no, e allora la spiegazione/definizione fornita da Hillary Clinton durante la campagna elettorale nel 2016 («bunch of deplorables»)  basta e avanza.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta