CicloturismoIn bici sul Lago di Bolsena, tra mercati, vigne e olivi

Un giro in bicicletta con consapevolezza intorno al lago vulcanico più grande d’Europa, tra panorami rurali, produttori naturali, isole e borghi

In bici sul Lago di Bolsena, tra mercati, vigne e olivi

La brutta notizia è che la pista ciclabile del lago di Bolsena di fatto non esiste. La buona è che il vostro giro in bicicletta intorno al lago è salvo. Pur non potendo parlare di pista ciclabile infatti – siamo in assenza di un percorso dedicato in modo esclusivo alle bici, attrezzato e adeguatamente segnalato – non bisogna rinunciare al piacere di girovagare per queste zone, godendo di bei panorami tra olivi, vigneti e spiagge lacustri.

In bici sul Lago di Bolsena, tra mercati, vigne e olivi

Il lago di Bolsena è un bacino d’acqua di origine vulcanica che si trova nell’alto Lazio, quasi al confine con la Toscana e l’Umbria. Le sue dimensioni non sono ininfluenti, parliamo del lago di origine vulcanica più grande d’Europa, il quinto in Italia per estensione, con picchi di profondità che arrivano a 150 metri. Sul suo bacino si specchiano vari paesi, Bolsena prima di tutto, poi Marta, Montefiascone, Capodimonte, Val di Lago, poco più in là Gradoli, Grotte di Castro, Valentano, San Lorenzo Nuovo. Fatta eccezione per alcuni punti, lungo tutto il perimetro corrono spiagge dove prendere il sole e fare il bagno, con una sabbia scura che si infila sotto un’acqua calma e trasparente. A completare il quadro non mancano due isole, la Bisentina e la Martana, coperte di verde e teatro di interessanti episodi storici.

In bici sul Lago di Bolsena, tra mercati, vigne e olivi

In questo terreno vulcanico, vi troverete a gironzolare in bicicletta secondo il vostro ritmo dividendo la strada con macchine, moto e qualche camper. L’intero itinerario ciclabile, benché molto discontinuo, si allunga per circa 53 kilometri (qui l’intero percorso) e può essere fatto a partire da Montefiascone (qui si arriva, si parcheggia la macchina, oppure si parte direttamente dal lungolago con la propria bici) dove si raccomanda di procedere in senso orario per avvantaggiarsi nei saliscendi. In alcuni tratti ci sarà strada bianca, in altri asfaltata, in altri si attraverserà la Cassia, antica strada consolare che collega questa zona alla capitale. L’intero giro, che termina a Montefiascone in una salita piuttosto faticosa, può essere percorso all’incirca in 4 ore, ma risulta più raccomandabile dedicarvi una giornata intera (se non due, magari dormendo in uno dei campeggi sulle rive) per godersi il lago da vari punti di vista e visitare senza fretta Marta e il suo porticciolo di pescatori o semplicemente fare un bagno e passeggiare tra i vigneti e gli olivi che in qualche punto arrivano a sfiorare l’acqua. Le due tratte più belle restano, a nostro avviso, quella da Montefiascone a Marta, che vi permette di seguire con lo sguardo entrambi gli isolotti, e quella che arriva fino nei pressi di Val di Lago, dove gli alberi si affacciano direttamente sull’acqua. Se non siete sportivi ma turisti curiosi, il consiglio è di percorrere solo uno o più frangenti del percorso.

Si insiste su un suolo vulcanico e lavico tanto ricco da aver accolto molte tipologie di coltivazioni. Durante il giro, capita spesso di incontrare agriturismi e aziende agricole che vendono direttamente ortaggi, olio e vino. Meglio affidarsi al mercato della Comunità Rurale Diffusa, una rete di produttori fortemente attiva nel territorio tutto intorno al Lago che organizza un mercato itinerante che ogni prima domenica del mese fa tappa a al Convento di Santa Maria del Giglio (via Madonna del Giglio 49, a Bolsena) non solo per proporre cibo sano e locale, come olio, formaggi, verdure, vino, conserve e grani, ma presidiare e fare attività di informazione su questo territorio difendendolo dall’avanzare delle monoculture (torneremo più avanti su questo punto).

Sul discorso vino, basta un’occhiata veloce per rendersi conto di quante vigne ci siano in zona. Per orientarsi viene in soccorso la guida “L’Italia di vino in vino” di Altreconomia, dove gli autori Luca Martinelli, Diletta Sereni e Sonia Ricci hanno costruito diversi itinerari dal Nord al Sud dell’Italia legati al vino, da percorrere anche in bicicletta, scegliendo con attenzione tra produttori virtuosi di vini non convenzionali e strettamente legati al territorio. Proprio al lago di Bolsena è dedicato un capitolo che comprende quattro vignaioli – Il Vinco a Marta, Andrea Occhipinti a Gradoli, La Villana sempre a Gradoli, Cantina Ortaccio a Latera – e ne racconta la storia (oltre a qualche buon consiglio per la tavola). Gli autori notano che la zona è di grande interesse perché: “Il lago di Bolsena vanta condizioni pedo-climatiche ideali per il vino. Se n’è accorta una nuova generazione di piccoli produttori che, vigna per vigna, sta recuperando questo patrimonio dimenticato e ci innamorare di aleatico e canaiolo, procanico e greghetto”.

Per altri consigli, segnaliamo il Frantoio Battaglini, che fa olio Extra Vergine di Oliva da tre generazioni (dal 1935 per l’esattezza) proprio a Bolsena, al kilometro 111 della Cassia su 12 ettari di terreno. Per una sosta gourmet, il ristorante Radici all’interno dell’elegante Borgo la Chiaracia a Castel Giorgio, non distante dal lago. In questa zona trovate anche i vini di Malauva, una delle giovani aziende nata negli ultimi anni proprio all’insegna dei vini naturali. Il primo riferimento del vino naturale in questa zona è Le Coste, dal 2004 a Gradoli, anche qui da visitare e assaggiare. Per tutto il resto, state in guardia che la fregatura turistica è dietro l’angolo. Oppure fate qualche eccezione, perché i bar lungo il lago godono di una vista eccezionale, senza badare tanto a cosa c’è sulla tavola.

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In bici sul Lago di Bolsena, tra mercati, vigne e olivi

Infine tocca dirlo, non è tutto oro quel che luccica. Nonostante il panorama bellissimo, la presenza di produttori e produzioni virtuose, la storia secolare che ha toccato questi lidi, il lago di Bolsena vive oggi, come molti altri laghi italiani, in uno stato di equilibrio precario. La vicinanza a Roma, l’antropizzazione dell’area, l’occhio delle aziende più grandi che si allunga su questo territorio prospero dal punto di vista del suolo, ha esposto il territorio alla minaccia di interventi molto invasivi. È in questa zona che infatti si vorrebbero introdurre ulteriori coltivazioni di nocciole che stanno invadendo tutto il centro Italia, e dove Legambiente ha riscontrato diversi punti lacustri inquinati, assurdo se si pensa a un vecchio detto dei pescatori secondo cui questo era un “lago che si beve” per la purezza delle sue acque.

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