Un anno bellissimoLa fortuna del governo Conte è che per fermare l’epidemia bisognava fare proprio la cosa che gli viene meglio: niente

Strategia più che opportuna per bloccare una curva dei contagi in piena e inarrestabile ascesa, ma assai meno utile per tutto il resto: dal Mes alla riorganizzazione delle scuole, dalla modifica dei decreti sicurezza a qualsiasi altra cosa

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A un anno esatto dalla nascita del secondo governo Conte, primo dell’era giallorossa, proviamo a ripercorrerne la traiettoria mettendo tutti i suoi provvedimenti principali su due colonne: da un lato le scelte compiute su impulso del Partito democratico, dall’altro quelle volute dal Movimento 5 Stelle. Ma no, dai, scherzo: è chiaro che così di colonne ne verrebbe fuori una sola, e anche piuttosto lunga. Dalla parte del Pd, tutt’al più, potremmo lasciare l’unica richiesta che abbia seriamente e ripetutamente rivolto al partner di governo: ti vuoi mettere con me alle prossime elezioni? Peraltro anch’essa, almeno fin qui, largamente disattesa.

Quando si prova a fare un onesto bilancio del governo Conte, il primo argomento utilizzato dai suoi sostenitori è il modo in cui ha affrontato la pandemia. Argomento certo fondato, specialmente in confronto con il modo in cui l’hanno gestita la maggior parte dei leader politici più apprezzati dal Movimento 5 Stelle (a cominciare da Donald Trump), sebbene non sempre esposto con altrettanta efficacia.

Vedi ad esempio le parole di Domenico Arcuri – ma è solo l’ultimo in ordine di tempo ad aver detto qualcosa del genere – su cosa sarebbe accaduto se a gestire la pandemia fosse stato «il precedente governo».  Una palla che sembrava proprio fatta apposta per la facile volé di Carlo Calenda su Twitter: «Arcuri si domanda cosa sarebbe successo se invece di Conte a gestire la pandemia ci fosse stato Conte. Domande amletiche». Ma non c’è bisogno di andare tanto per il sottile.

Tralasciamo lo sdoppiamento di Conte e dei cinquestelle, che da tempo invitano a considerare con orrore la possibilità che tornino al governo quelli con cui governavano fino all’anno scorso, nel momento stesso in cui difendono fino allo stremo tutti i provvedimenti varati assieme a loro. Tralasciamo i molti grossi interrogativi sollevati dai verbali delle riunioni del Comitato tecnico-scientifico su Alzano e Nembro e la scelta di non fare la zona rossa (ci sono inchieste in corso, vedremo cosa diranno i magistrati). Tralasciamo anche valutazioni più precise su cosa concretamente abbia fatto il governo, una volta deciso il lockdown, per organizzare decentemente il modo in cui, prima o poi, avremmo dovuto tentare di uscirne (vale a dire quel momento che di fatto sta per cominciare adesso, con la riapertura delle scuole, e di cui abbiamo avuto un piccolo antipasto con la riapertura e richiusura delle discoteche attorno a ferragosto).

La mia personalissima impressione è che non abbia fatto granché, oltre a organizzare un gran numero di conferenze stampa per non dire assolutamente niente e nominare un gran numero di commissioni e consulenti a casaccio. Ma lasciamo perdere, dimentichiamo il passato e disinteressiamoci pure dell’immediato futuro. Limitiamoci a osservare la situazione attuale, il grado di avanzamento dei lavori su tutte le più complicate questioni, il modo di discuterne e di affrontarle (o non affrontarle). Apparirà subito chiaro che la saggia e tempestiva scelta del lockdown non è stata affatto una felice eccezione.

Nella sua filosofia essenziale – bloccare tutto, non fare assolutamente niente e aspettare che il problema passi da sé – la strategia del lockdown è da sempre il naturale modus operandi del governo Conte, già da molto prima dell’arrivo del coronavirus. Strategia fortunatamente più che opportuna per fermare una curva dei contagi in piena e inarrestabile ascesa, ma assai meno utile per tutto il resto: dal Mes alla riorganizzazione delle scuole, dalla modifica dei decreti sicurezza all’Ilva, alla legge elettorale, a qualsiasi altra cosa. In ogni caso, è inutile farla lunga. Sappiamo già tutti come Conte e i cinquestelle giustificheranno i magri risultati ottenuti fin qui.

Diranno che la colpa è del governo precedente (che è una variante appena un filo più surreale di quello che ha già fatto Virginia Raggi due giorni fa, spiegando che tutti i problemi di Roma sono colpa di chi c’era prima, cioè del Pd, in attesa che il Pd si decida ad appoggiarla perlomeno al secondo turno).