Fuoco in espansionePerché in California continueranno a lungo gli incendi

Gran parte delle combustioni sono state attivate dai fulmini. Tuttavia, la combinazione dell’attività umana e delle condizioni meteorologiche e climatiche estreme, come le temperature dell’aria (secca) molto alte e le raffiche di vento violente, oltre a una grave siccità, le ha trasformate nelle peggiori conflagrazioni degli ultimi decenni

Continua l’assedio rovente della West Coast. Da oltre un mese più di 30 incendi stanno infiammando gli Stati Uniti, in particolare dodici stati, territori che, tutt’oggi, cercano di arginare la tempesta di fuoco: Arizona, California, Colorado, Idaho, Montana, Nevada, Oregon, South Dakota, Texas, Utah, Washington, Wyoming.

Buona parte di queste tempeste di fuoco sono state attivate dai fulmini. Tuttavia, la combinazione dell’attività umana e condizioni meteorologiche insolite ed estreme come temperature dell’aria (secca) molto alte, raffiche di vento violente, oltre a una grave siccità, le hanno trasformate nelle peggiori conflagrazioni degli ultimi decenni. «Abbiamo avuto una tempesta perfetta di fattori meteorologici che hanno incoraggiato un incendio estremo», ha sottolineato Vincent Ambrosia, il responsabile del programma associato per la ricerca sugli incendi nel Programma di scienze applicate della Terra della NASA

Le prime fiamme hanno iniziato a divampare a metà luglio in California. Poi, con quelle sorte nella seconda metà di agosto anche in Colorado, gran parte della costa occidentale ha iniziato a bruciare e in poco tempo gli incendi hanno iniziato a insidiare anche gli stati vicini, come l’Oregon e Washington, oscurando il cielo e rendendo l’aria insalubre.

Finora gli incendi hanno polverizzato oltre 1milione e mezzo di ettari di foreste. Quantità senza precedenti di carbonio sono state rilasciate nell’atmosfera. E il fumo, particolarmente denso, il 10 settembre ha reso apocalittico il cielo di San Francisco, avvolgendo in una nube arancione anche l’iconico Golden Gate Bridge.

Il fumo ha attraversato gli Stati Uniti e iniziato a interessare sempre di più l’oceano Atlantico approdando in Europa settentrionale.

L’attività, senza precedenti, di queste tempeste di fuoco è da decine a centinaia di volte più intensa della media, come attestano le immagini satellitari proposte dal servizio europeo sui cambiamenti climatici Copernicus. «Il fatto che questi incendi emettano così tanto inquinamento nell’atmosfera da poter vedere un denso fumo a 8.000 km di distanza riflette quanto siano devastanti, in termini di dimensioni e durata», ha sottolineato Mark Parrington, scienziato del Copernicus.

Le proporzioni dell’inquinamento portato dagli incendi
Nonostante i danni indotti da queste tempeste di fuoco, bisogna considerare che gli Stati Uniti sono nel bel mezzo della stagione degli incendi, che annualmente interessa lo stesso tra l’estate e l’autunno. Inoltre, se è vero che il numero di incendi è diminuito nel tempo, è altrettanto vero che l’aumento della temperatura degli ultimi anni ha portato alla conflagrazione di incendi più grandi e intensi. Masse roventi che inceneriscono, soprattutto in condizioni di siccità, molti più ettari di foresta dando vita a nubi tossiche che inquinano l’aria.

Nonostante importanti eccezioni, come il “Grande Incendio” del 1910 che ha bruciato oltre 12mila metri quadrati di terra tra Idaho, Montana e Washington, la stagione dei “roghi” negli ultimi vent’anni sta diventando più distruttiva, soprattutto in California, con un numero crescente di acri per incendio e acri totali bruciati.

Il caso della California
Lo stato che sta soffrendo maggiormente di questo disastro ambientale è proprio la California dove ad oggi è bruciata un’area grande quanto la regione Campania. Il fumo e le sostanze tossiche prodotti hanno reso la qualità dell’aria pericolosa anche in quello che è considerato uno dei parchi nazionali più famosi degli Stati Uniti, lo Yosemite, rendendone, il 18 settembre, obbligatoria la chiusura.

Per domare un incendio, l’El Dorado Fire, a est di Los Angeles lo scorso 17 settembre un vigile del fuoco ha perso la vita. Questa volta la conflagrazione, a differenze delle altre, ha avuto natura precipuamente antropica: è stata indotta durante una festa, un “gender-reveal party”. Una tradizione tutta americana che consiste nel servirsi di un fumogeno (di colore rosa o azzurro) per far conoscere a parenti e amici il sesso del bambino ancora nel grembo materno.

Così, il 5 settembre, a El Dorado Ranch Park – da qui il nome dell’incendio – è divampata una delle più grandi tempeste di fuoco mai registrate. Secondo il Cal Fire – il California Department of Forestry and Fire Protection –  attualmente sono oltre 19mila i vigili del fuoco che nello stato cercano di arginare 27 grandi incendi. Il 18 settembre sono intervenuti per affrontarne 22. Le tempeste di fuoco registrate negli ultimi mesi sono state sorprendenti non solo per la loro distruttività, ma anche per la loro concentrazione: sempre Call Fire ha segnalato 66 incendi totali a partire dall’agosto di quest’anno.

Quest’anno in California sono divampati cinque dei venti incendi più grandi mai registrati prima: come se non bastasse, tutti e cinque continuano ad ardere. Si tratta dell’August Complex, che brucia nella fascia costiera della California settentrionale; il Scu (Santa Clara Unit) Lightning Complex e il Lnu (Lake Napa Unit) Litghting Complex, sviluppati rispettivamente a sud est e a nord di San Francisco. Infine il North Complex, divampato nella parte nord della California, vicino il lago di Oroville, e il Creek Fire, divampato nella Sierra National Forest, sempre nella parte settentrionale dello stato.

Una scatto, risalente al 14 settembre, che ritrae la nube prodotta – a ovest della città di Chico – dall’incendio dell’August Complex Fire, diventato il più grande incendio registrato nella storia della California.

Dal 15 agosto ad oggi, si contano 26 vittime e quasi 6mila edifici distrutti. «Per questo fine settimana è prevista una leggera tendenza al raffreddamento in porzioni della California meridionale, mentre la maggior parte della California settentrionale tornerà a un clima caldo e secco. All’inizio della settimana, si prevede che temperature alte riguarderanno la maggior parte dello stato, alzando, ulteriormente, il rischio di incendi».

Perché gli incendi divampano qui

«Il legame più chiaro tra gli incendi della California e il cambiamento climatico antropogenico è l’aumento dell’aridità atmosferica dovuto all’incremento delle temperature (+1,4° dall’inizio degli anni ’70) che rende più fragili e secche le foreste – trasformandole in un potente combustibile – promuovendo gli incendi boschivi estivi, in particolare nelle regioni della costa settentrionale e della Sierra Nevada». Lo sostiene uno studio pubblicato nel luglio 2019 da Agu – Unione Geofisica Americana. Secondo i dati emersi, dall’inizio degli anni ‘70 negli Stati Uniti occidentali l’area di terra bruciata è aumentata notevolmente a causa della maggiore frequenza e dimensione dei grandi incendi. L’estensione in particolare di quelli boschivi estivi sarebbe incentivata dal caldo e dall’aridità atmosferica che riducono il manto nevoso e rendono facilmente infiammabile la copertura vegetale.

In autunno, invece, molti degli incendi più distruttivi che divampano nelle zone costiere sono causati dall’inizio ritardato delle precipitazioni e da eventi eolici discendenti “offshore” – cioè che soffiano dall’interno verso il mare – spesso estremi, con masse d’aria secca che si muovono dal deserto interno continentale verso ovest e verso sud. Si tratta dei venti di Santa Ana, originati da un’area di alta pressione nel Great Basin, il Gran Bacino idrografico presente nel Nevada e nei settori occidentali dello Utah. L’aria presente in questa regione talvolta arriva in California, attraverso la Sierra Nevada.

In questo percorso, essa acquista velocità, raggiungendo nelle fasi più intense persino i 150 km/h, favorendo la diffusione degli incendi già scoppiati ma anche incentivando lo sviluppo di nuovi. Queste correnti eoliche che, con una umidità relativa molto bassa, aumentano di frequenza in autunno e raggiungono il picco in inverno soprattutto nella California meridionale, possono “seccare” rapidamente ciò che sarà poi il combustibile per l’incendio – cioè la vegetazione – e così rappresentare ciò che accenderà “la scintilla” in grado di generare nuove tempeste di fuoco.

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