No trend, no topicIn questo mondo di #tuttimaschi, meno male che c’è Margherita Vicario

L’attrice della serie Nero a metà, in onda su Rai 1, è una cantante indipendente con 10 anni di attività alle spalle. I suoi testi parlano di porno, immigrazione, disagio esistenziale e Lamborghini. Ha una voce che viene da chiedersi come perfino l’acqua possa non reagire con uno tsunami di godimento

#Tuttimaschi, tuona l’hashtag in TT. E probabilmente un incipit così, anche solo cinque anni fa sarebbe suonato come il nome del pargolo di Elon Musk. #Tuttimaschi, sì, fa notizia in queste ore il fatto che un festival veronese non abbia in cartellone nessun headliner con due cromosomi X. La sera del 10 settembre 2020, in quel dell’idroscalo di Milano, l’amena location che ricorda al mondo quanto Milano il mare non se lo meriti perché lui, il mare, si rifiuterebbe di diventare l’ennesimo “place to be”, un paio di cromosomi X hanno suonato, cantato, saltato, ripetuto una serie ritmica di «Vabbè» in groppa a un palco sospeso sull’acqua. Il contesto è l’ultima data della rassegna “Cuori Impavidi”, la coppia di cromosomi X suonanti e danzanti appartiene invece a Margherita Vicario, l’artista che tutti vorrebbero (e dovrebbero) essere se solo trovassero il coraggio di tirare un calcio in faccia ai trending topic e alle #adv. “L’artist to be”, direbbe Milano. «Vabbè».

«Adesso ho trovato un motivo per radermi le gambe ogni mattina», cantava Shakira prima, molto prima, di ricordare a tutte le galassie conosciute e conoscibili che i suoi fianchi non mentono. Voleva essere una canzone d’amore, quella di Shakira, si chiamava “The One” e forse se la ricordano giusto lei e “l’uno” per cui l’aveva scritta. Margherita è esattamente questa cosa qui: brutale. Di quella brutalità ritmata quanto basta da fartela canticchiare, il piede sinistro si muove a tempo mentre le tribune comprese di piccionaia cantano con lei «Sono viva solo perché mi hanno fatto nascere».

Sono dieci anni che Margherita canta e, come ha fatto notare su Instagram, sono esattamente due lustri che a ogni intervista le chiedono se preferisca fare la cantante o l’attrice. Si potrebbe, per cortesia, smettere di porle questa domanda? A conoscerla meglio di Wikipedia (e per farlo basta ascoltare non la discografia, ma un paio di pezzi) risulta evidente quanto la ragazza, attualmente in onda su Rai 1 nella serie Nero a metà con Claudio Amendola, abbia scelto di miscelare i propri talenti al punto che i testi delle sue canzoni potrebbero essere recitati senza perdere un grammo dell’intrinseca efficacia che governano. Per fortuna lei, però, ha anche una voce che viene da chiedersi come perfino l’acqua possa non reagire con uno tsunami di godimento.

Perché è così che va, prima o poi, come un’epifania: il mainstream si rende conto che esiste qualcosa e si stupisce di non essersene accorto prima. In questo modo è andata per Mahmood che ha sfornato per anni pezzi incredibili ben prima della consacrazione sanremese, ovvero quel momento in cui anche Carmine di Abbiategrasso ha dato un ascolto ai correlati di “Soldi” e si è detto wow. Un giorno Carmine di Abbiategrasso, come le nostre mamme, noi, l’idraulico meno quotato di Posillipo, si ritroverà a chiedere scusa a Margherita Vicario: l’intervallo di tempo in cui ha ascoltato altro, ignorandola, non depone a favore del Q.I. di chicchessia.

Pezzi come “Romeo”, “Mandela”, “Pincio”,Giubbottino” sono manifesti di una personalità istrionica a cui non basta trovare una chiave, una sola, per sfondare. Nonostante il milione di views raggiunto su YouTube, è evidente che la ragazza prosegua nella ricerca di qualcosa che esuli dai classici piccoli problemi di cuore: si parla di porno, immigrazione, disagio esistenziale e Lamborghini in un mix di generi che dal vivo ha l’impatto di una molotov in pieno viso. Il fatto che sudarsi addosso non sia più possibile, causa Covid nonché buona creanza, non limita l’unico fil rouge di canzoni così diverse l’una dall’altra: la voglia di Margherita. Si rompe un pedale, il microfono fa i capricci, c’è da mercanteggiare l’eventualità di un bis col fonico: Margherita non si ferma ed è impossibile staccarle gli occhi di dosso, pure a essere miopi e in piccionaia.

Si parla di argento vivo, è quello che ha addosso e che le permette una creatività che le fa dire tutto quello che un’artista non dovrebbe mostrare sul palco: come per esempio il fatto di aver rifiutato una canzone scritta per lei da Calcutta, uno che, per intenderci, se davvero dobbiamo intenderci, oltre a essere la voce e la penna della “nuova” leva cantautoriale italiana, ha scritto grossomodo per chiunque, Elisa compresa.

Del resto perché accettare parole di altri quando si è in grado di immaginare un dissing tra un merlo e un pettirosso e si ha la capacità di renderlo credibile se non canticchiabile dagli 0 ai 99 anni? Meglio di un puzzle Ravensburger. Margherita è completa e non ha bisogno di niente. Senza proclami e grosse battaglie social, manifesta con quello che è e che canta tutto ciò che abbiamo paura di ammettere: le fragilità, le nevrosi, l’assenza di punteggiatura in una cascata di pensieri tra lo stream of consciousness e l’inciampato flusso di parole di vostra madre appena scopre Whatsapp.

Forse perché Margherita pensa troppo, basta ascoltare “Per un bacio”, o magari perché gli altri, tra cui noi, lo fanno troppo poco per non risultare strambi. Lei è stramba. E ha fatto della propria stramberia un inno alla creatività molesta, brutale, alle volte cattiva quando si immagina la morte di un Trap Boy (“Abauè”) e invita il pubblico a farne da coro funebre. In un mondo (musicale e non solo) che ha perso le parole, lei le ha. Insieme a una dose di sarcasmo che se fosse stricnina, saremmo fottuti.

Non vedrete il suo outfit in trending topic, nessuno farà delle storie Instagram in merito a come fosse matchy il make up che portava con le luci del palco. Ma, in un mondo di #tuttimaschi, c’è una femmina che ha qualcosa da dire a prescindere dal fatto di avere una coppia di cromosomi X. Che “L’ha fatto una femmina” e quindi necessariamente vale qualcosa è autoindulgente al limite dell’ingiurioso. Ascoltate Margherita. Oppure no. Di certo c’è che se non l’avete mai vista dal vivo vi siete persi qualcosa. E non è come in un porno, porco mondo, è molto meglio. Perché è qualcosa di ben più importante e misterioso della pronuncia del nome del pargolo di Elon Musk.