Telephone TalesCome sono le “Favole al telefono” di Gianni Rodari tradotte per la prima volta ai bambini americani

Le storie dello scrittore di Omegna sono state lette per anni in Russia e America Latina. Ora viene pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti al centenario dalla sua nascita. Antony Shugaar racconta a Linkiesta come ha reso in inglese l’opera e perché ha deciso di lasciare in italiano i nomi dei personaggi

Quando “Favole al telefono” fece la sua prima apparizione nel 1962 per i tipi Einaudi, il ragionier Bianchi di Varese poteva permettersi al massimo un’interurbana per raccontare ogni sera, alle nove in punto, una storia alla sua bambina. Trasmissione orale, attraverso il medium della cornetta, che si configura da subito come un passaggio di consegne con cui il bambino è invitato a elaborare la sua idea di mondo.

«Non poteva mica fare telefonate troppo lunghe», ci spiega l’autore, dal momento che «il ragioniere pagava il telefono di tasca sua». La brevità dei singoli componimenti trova così una sua giustificazione narrativa che è insieme ragione sociale: la forza di Rodari scrittore e pedagogo è già tutta in questo espediente.

Ora però i tempi storici sono cambiati, e “Favole al telefono” sta per approdare negli Stati Uniti grazie al lavoro del piccolo editore newyorchese Enchanted Lion col titolo, già in uso in Inghilterra, di “Telephone Tales”.

Non è la prima volta che Rodari supera i confini nazionali. Sue traduzioni apparvero fin dagli anni ’50-’60 in molti Paesi tra cui Germania, America Latina e specialmente in Russia, dove Rodari si fece conoscere prima che in Italia grazie al romanzo “Le avventure di Cipollino”. La storia, una sorta di “Animal Farm” a lieto fine con gli ortaggi al posto degli animali, divenne tanto popolare in Unione Sovietica da guadagnarsi una trasposizione cinematografica realizzata dallo studio di animazione Sojuzmul’tfil’m.

Negli Stati Uniti il lavoro di Rodari è tuttora in buona parte inedito, e la prima americana di “Favole al telefono” arriva al momento giusto nel centenario dello scrittore piemontese, e giornalista e pedagogo (Omegna, 1920 – Roma, 1980), a cui anche l’Italia ha reso omaggio con iniziative e riedizioni celebrative.

A consegnare le 70 “Favole” alla lingua inglese ci pensa Antony Shugaar, che si era già misurato con lo stile di Rodari nella traduzione di “C’era due volte il barone Lamberto” (“Lamberto, Lamberto, Lamberto”, 2011, Melville House).

«In Rodari non ho riconosciuto soltanto un narratore e un fantasista fine e infinitamente inventivo», ci racconta al telefono dalla sua casa in California, «ma anche una particolare combinazione di arguzia e saggezza. La cosa che mi ha stimolato di più è stato il suo modo di sfidare la gravità. Il suo lavoro è leggero, veloce e conciso, ma in esso è all’opera un altro principio. La sua strategia generale è l’idea che una soluzione sufficientemente creativa e non ortodossa possa prendere un vicolo cieco e trasformarlo magicamente in un risultato positivo».

Per non alterare questo coefficente di “gravità”, Shugaar sceglie di rispettare al massimo la lettera del testo italiano di Rodari. Cosicché anche nel testo destinato al pubblico americano ritroviamo inalterata l’onomastica parlante dei personaggi, da Alice Cascherina a Giovannino Perdigiorno, come pure la geografia tutta italiana delle “Favole”, che non di rado svolgono la scena in comuni in provincia di Varese come Gavirate o Busto Arsizio.

«A meno che le storie non siano ambientate fuori dall’Italia non riesco a immaginare perché i nomi non dovrebbero essere italiani», dice Shugaar. «Penso che una delle cose più importanti che un traduttore deve ricordare sia fidarsi dei suoi lettori: non è necessario tradurre “Signor Rossi” con “Mr. Smith”, anche se sulle prime il lettore può non capire che i due termini si equivalgono in quanto rispecchiano il cognome più comune dei rispettivi Paesi».

Un caso particolarmente sfidante è quello riguardante le rime. Sebbene le “Favole” siano testi di prosa, ci sono però alcuni casi in cui Rodari scherza col suono delle parole e le armonizza col suo estro da filastrocchiere. Ciò avviene ad esempio nella “favola” n. 11 intitolata “A inventare i numeri”. Al suo interno troviamo una singolare tabellina che in originale recita:

tre per uno Trento e Belluno
tre per due bistecca di bue
tre per tre latte e caffè
tre per quattro cioccolato
tre per cinque malelingue
tre per sei patrizi e plebi
tre per sette torta a fette
tre per otto piselli e risotto
tre per nove scarpe nuove
tre per dieci pasta e ceci.

Qui Shugaar acconsente ad alterare il testo al solo scopo di ripristinare il gioco linguistico assicurato dalla rima interna al verso. Ecco allora che in inglese la filastrocca diventa:

three times one a barrel of fun,
three times two Kalamazoo,
three times three coffee and tea,
three times four dinosaur,
three times five backward dive,
three times six stacks of bricks,
three times seven manna from heaven,
three times eight Alexander the Great,
three times nine Frankenstein,
three times ten and back again.

Il risultato, letteralmente, resta la stesso, ma per ottenerlo Shugaar si prende una licenza che finisce per fare credito al testo originale dove lo risarcisce della rima assente nel quarto verso. Questo perché, ci spiega Shugaar, «puoi leggere un libro e ammirare la liscia semplicità della superficie. Ma per tradurre un libro devi smontare il motore e capire come ricostruirlo usando altri materiali».

Se Shugaar si sporca volentieri le mani il resto del lavoro lo fanno le colorate illustrazioni di Valerio Vidali, che in alcuni casi riavvicinano l’immaginario dello Stivale a quello a stelle e strisce, e naturalmente il messaggio universale di Gianni Rodari. Che è una protesta agrodolce in cui confluiscono solidarietà e pacifismo, utopia socialista e fantasia anarchica, parodia del potere e senso del ridicolo. Il tutto giocato sul filo esile tra l’ironia e la morale.

«La politica di Rodari è estremamente significativa, dichiara Jack Zipes, professore emerito di letteratura comparata all’Università del Minnesota del quale il prossimo anno verrà ripubblicata la traduzione del fondamentale “Grammatica della fantasia”. «Ha parlato contro la guerra, lo sfruttamento, la disuguaglianza, l’abuso minorile, il fascismo. Rodari scriveva dal punto di vista delle “persone piccole”. E non intendo i bambini o le persone di bassa statura. Intendo il 90 per cento delle persone nel mondo che soffrono perché il 10 per cento delle società controlla e sfrutta il lavoro essenziale delle “persone piccole”. Abbiamo più che mai bisogno dei valori di Rodari, che ci richiamano a non perdere la speranza di cambiare il mondo, capovolgendolo, finché non avremo un’umanità compassionevole».

Questo, ieri come oggi, è forse il sentimento più urgente della parola di Rodari, a tal punto da viziarne talvolta la scrittura. Se abbiamo superato l’impianto retorico di certa ideologia, restiamo però schiacciati dalla necessità di ricostruire un sistema che ci identifichi come comunità, oggi in parte smarrito.

E per farlo non possiamo che scommettere ancora una volta sulla scuola, che oggi, anche a causa della pandemia, ha la necessità di ripensarsi. Magari abbracciando una didattica che si faccia guida al progressivo auto-disvelamento, officina di orizzonti, per trovare ognuno la propria voce dentro la grammatica del gioco. Come sarebbe piaciuto a lui.

*Immagini utilizzate con il permesso di Enchanted Lion Books

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta