Cialtrone in chiefTrump disprezza i militari feriti o uccisi in battaglia, «sono perdenti»

Secondo un lungo articolo dell’Atlantic, che ha interrogato diverse fonti interne alla Casa Bianca, il presidente non ha mai capito perché molti americani decidono di arruolarsi nell’esercito, e anzi considera dei “losers”, o dei “suckers”, i soldati che vengono colpiti o catturati dai nemici

Olivier Douliery / AFP

Donald Trump ha un grande problema con i militari, specialmente con i soldati caduti o feriti in battaglia, che considera dei “losers”, dei perdenti, e nei suoi anni di presidenza ha fatto di tutto per evitare di partecipare a cerimonie pubbliche di commemorazione, un’attività invece considerata molto importante dal punto di vista simbolico per il Commander in chief.

Grazie a diverse fonti vicine al presidente, un articolo del direttore dell’Atlantic Jeffrey Goldberg, riporta come Trump abbia mentito più volte per “scappare” da impegni istituzionali indesiderati. Nel 2018, per esempio, il presidente ha cancellato una visita al cimitero americano di Aisne-Marne dando la colpa alla pioggia, dicendo che «l’elicottero non poteva volare» e che era stata una decisione che sarebbe stata presa dal Secret service. 

«Nessuna delle scuse era vera, Trump rifiutò di effettuare la visita perché aveva paura che i suoi capelli sarebbero stati scompigliati dalla pioggia e perché non credeva fosse importante onorare i caduti americani in guerra, secondo quattro persone con informazioni dirette delle discussioni avvenute quel giorno. In una conversazione con membri importanti del suo staff la mattina della visita, Trump disse “Perché dovrei andare in quel cimitero? È pieno di perdenti”. Nello stesso viaggio, Trump definì “idioti” per essersi fatti ammazzare i 1800 marines caduti a Belleau Wood», scrive l’Atlantic.

In quelle ore Trump tornò più volte sull’argomento, domandandosi come mai gli Stati Uniti avevano deciso di combattere accanto agli alleati nel primo conflitto mondiale perché, dopotutto, «Chi erano i buoni in quella guerra?».

Il disprezzo per i militari americani da parte del presidente è emerso più volte durante il suo mandato. Jeffrey Golberg ricorda di essere stato molto colpito dall’opinione che Trump aveva del senatore John McCain, pilota della marina durante la guerra del Vietnam e prigioniero dei Vietcong dal 1967 al 1973: «Non è un eroe di guerra, io preferisco quelli che non vennero catturati», disse Trump.

Scrive Goldberg: «Nella politica americana questo disprezzo non ha precedenti, ma il patriottismo di facciata di Trump e i suoi attacchi a McCain non hanno danneggiato la sua candidatura, né lo hanno fatto i suoi attacchi nei confronti dei genitori di Humayun Khan, un capitano dell’esercito ucciso in Iraq nel 2004. Trump è rimasto ossessionato da McCain, uno dei pochi repubblicani di peso che ha continuato a criticarlo dopo aver ottenuto la nomination. Quando McCain è morto, nell’agosto 2018, secondo tre diverse fonti che hanno assistito direttamente alla conversazione, Trump ha detto al suo staff: “Non sosterremo il funerale di quel perdente”, ed è diventato furioso, secondo i testimoni, quando ha visto le bandiere a mezz’asta: “Perché cazzo stiamo facendo così? Quello è un perdente».

In risposta all’articolo, Trump ha pubblicato tre tweet dicendo di non aver mai definito McCain “losers”.

Ma è smentito da se stesso più volte. In questo video per esempio.

E in quest’altro tweet, del 2015.

In generale, nota l’Atlantic, Trump in questi anni ha mostrato di non capire l’eroismo, e di non comprendere come mai gli americani trattano gli ex prigionieri di guerra con rispetto, né perché l’esercito è molto attento a onorare i piloti abbattuti durante i conflitti. Allo stesso tempo: «Trova difficile da capire il senso del servizio militare e l’idea di arruolarsi in modo volontario è per lui particolarmente incomprensibile».

Anche l’ex presidente George H. W. Bush, che fu abbattuto dalla contraerea giapponese durante la seconda guerra mondiale ma riuscì a salvarsi e a scappare, è stato definito «loser» da Trump.

Un altro aneddoto particolarmente significativo raccontato dalla rivista americana mostra la mancanza di sensibilità del presidente su questo aspetto molto rilevante della cultura degli Stati Uniti. Nel giorno della memoria del 2017, Trump visitò il cimitero di Arlington, a pochi passi dalla Casa Bianca, in compagnia di John Kelly, all’epoca segretario alla Sicurezza interna (l’equivalente del nostro ministro dell’interno), che sarebbe stato poi nominato suo chief of staff.

I due andarono nelle sezioni dedicate ai caduti nelle guerre più recenti, dove il figlio di Kelly, Robert, tenente dei marine e morto in Afghanistan nel 2010, è sepolto. Mentre i due erano accanto alla tomba, a un certo punto Trump si rivolse direttamente a Kelly: «Non capisco, cosa ci hanno guadagnato?». Inizialmente Kelly, secondo persone vicine a lui interrogate dall’Atlantic, pensò che il presidente si riferisse all’altruismo delle forze americane impiegate all’estero. Ma poi comprese che Trump semplicemente non capisce le scelte di vita non transazionali, non legate a un immediato e tangibile guadagno.

«“Non concepisce l’idea di fare qualcosa per qualcuno che non sia sé stesso”, mi ha spiegato un generale di altissimo grado in pensione. “Pensa soltanto che chi fa qualcosa senza che ci sia un diretto interesse personale debba essere necessariamente un idiota. Non si guadagnano soldi servendo la nazione».

Goldberg scrive di aver chiesto a molti generali che hanno incontrato Trump da dove viene questa sua incapacità di capire il senso del servizio militare, del dovere di difendere la nazione americana al di fuori dei suoi confini. Le risposte sono molte e diverse.

«Parte del suo cinismo trova le sue radici nella frustrazione, mi hanno spiegato. Trump, a differenza degli altri presidenti, tende a credere che l’esercito, come altri dipartimenti del governo federale, abbia degli obblighi soltanto nei suoi confronti, non verso la costituzione. Molti alti ufficiali hanno espresso preoccupazione per il modo in cui Trump intende le regole che governano l’utilizzo delle forze armate». 

Questo problema si è palesato lo scorso giugno, durante le proteste a Washington per gli omicidi di afroamericani da parte della polizia, quando Trump ha voluto utilizzare l’esercito per disperdere i manifestanti, come fosse una sua guardia del corpo personale.

In molti hanno fatto notare all’Atlantic che in realtà l’incomprensione di Trump è legata alla sua profonda convinzione che l’unica cosa che conta, per misurare un’azione, è il suo rendimento in termini economici: «Pensa che le persone di talento che non cercano di diventare ricchi siano dei perdenti. Secondo testimoni oculari, dopo un briefing alla Casa Bianca condotto dall’allora capo di Stato maggiore, il generale Joe Dunfor, Trump si è girato verso i suoi collaboratori e ha detto: “Il tipo è sveglio. Come mai è entrato nell’esercito?”»

Un’altra spiegazione è che il presidente abbia paura di essere egli stesso considerato un “idiota” nella stessa maniera in cui lui percepisce gli altri. «La sua ampia definizione di “sucker” (che in italiano può essere reso con idiota, imbecille, babbeo, ndr), include i caduti per servire il proprio paese, i prigionieri di guerra, o i feriti in battaglia. “È una persona con molte paure e non vede alcun eroismo nel combattere”, ha spiegato un funzionario con una conoscenza diretta del punto di vista di Trump. Diversi osservatori mi hanno detto che Trump è molto ansioso rispetto alla possibilità di morire o di essere sfigurato e questa paura si manifesta nel disgusto verso chi ha sofferto questo tipo di cose».

Il pezzo si conclude con un altro aneddoto: Trump è sempre stato affascinato dalle parate militari (ha pubblicamente detto che invidia quella francese che si tiene ogni 14 luglio, chiedendo al suo staff se fosse possibile copiarla), ma non in tutte le loro sfaccettature: «Nel 2018, mentre preparava i piani di una parata, ha chiesto al suo staff di non far sfilare i veterani feriti in guerra, perché agli spettatori non sarebbe piaciuto. “Nessuno vuol vedere queste cose”».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta