Tutti i libri sul presidenteIl divide et impera di Donald Trump fa schizzare le vendite in libreria

In quattro anni sono usciti migliaia di titoli sul comandante in capo americano. Molti contro, alcuni a favore, tanti successi di pubblico. A livello editoriale l’Amministrazione ha rinnovato l’interesse per la politica, in un’epoca in cui comprare un libro è diventato un gesto di militanza

SAUL LOEB / AFP

Non manca nulla: biografie, reportage, resoconti da dentro, inchieste giornalistiche di alto livello.

Ogni giorno la biblioteca sul presidente americano si arricchisce di qualche nuovo titolo, e quasi sempre si tratta di un successo.

In alcuni casi sono delle vere e proprie hit, libri che raggiungono il milione di copie in una settimana (è il caso della biografia della nipote Mary L Trump), o i due milioni stabili, come “Fear” del celebre giornalista Bob Woodard – che si prepara a fare uscire uno nuovo, in prossimità delle elezioni.

In tutto si contano 1.200 titoli su di lui – il predecessore Barack Obama, nel suo primo mandato, ne aveva collezionati ben 500, ed era già un record.

Trump, però, è per definizione oltre ogni limite. Divisivo, offensivo, provocatorio, non è mai stato, come usano dire dopo le elezioni, il “presidente di tutti”. E la sua figura polarizzante si traduce in ambito editoriale in una impennata delle vendite.

Si parte dall’ormai classico “Fire and Fury” di Michael Wolff del 2018, che ha inaugurato un filone e ha totalizzato alla sua uscita 1.700.000 vendite, e si continua in una slavina di titoli, per tutti i tipi.

I più notevoli sono stati, come è noto, il già citato “Fear” di Bob Woodward (che si sa, vuole bissare il record con il prossimo libro, “Rage”), ma anche il memoir di Anthony Scaramucci, durato 11 giorni come capo della comunicazione, il contributo della ex assistente Omarosa Manigault Newman, il libro di Cliff Sims (ex comunicazione) e non può mancare James Comey e il suo “A Higher Loyalty”. Tanti scommettevano sul tell-all “Full Disclosure”, della ex pornostar Stormy Daniels, ma la vera bomba è stata quella di John Bolton, ex consigliere della sicurezza personale, che con il suo “The Room Where It Happened” ha davvero messo in imbarazzo la Casa Bianca.

Ma attenzione: funziona anche la stampa pro-Trump, anche se i volumi di vendita non sono paragonabili: la difesa del presidente di Edward Klein, in “All Out War: The Plot to Destroy Trump” è stato un successo, insieme a “The Permanent Coup”, di Lee Smith e alla negazione del Russiagate, a firma di Gregg Jarrett, “The Russia Hoax”. In questi quattro anni sono andate benissimo anche le copie della Costituzione americana, le opere di George Orwell (soprattutto “1984”, e perfino le edizioni del rapporto Mueller, nonostante fosse disponibile su internet in forma gratuita. Comprare e leggere è diventato, negli anni di Trump, una sorta di militanza.

È per questo che, in vista delle elezioni di novembre, la grande sfida tra i candidati passa anche per le librerie. Le case editrici si scaldano, hanno una pipeline già piena di titoli di prossima pubblicazione e contano sulle impennate di vendita nelle prossime settimane.

Il più agguerrito promette di essere Michael Cohen, l’ex avvocato del presidente (quello che aveva detto che avrebbe preso un proiettile al posto di Trump), che con il suo “Disloyal” ha già pronte 600mila copie da vendere. Ma ci sarà anche un libro di Andrew Weissmann, ex membro del team di consulenza di Robert Mueller, e uno di Peter Strzok, ex agente del Fbi, che tornerà a parlare delle interferenze russe nelle elezioni americane, insieme a quello di Rick Gates, ex aiutante di Trump nella sua campagna nel 2016 (anche lui racconterà le vicende legate alla Russia).

E ancora: “Melania and Me: The Rise and Fall of My Friendship with the First Lady,” di Stephanie Winston Wolkoff, sua ex amica e consigliera.

E se con l’eventuale vittoria del candidato dem Joe Biden il filone andrà in secca, niente paura: è già pronto il metavolume, cioè il libro sui libri di Trump. Lo scriverà il critico librario del Washington Post Carlos Lozada e si intitolerà “What We Were Thinking”, una rassegna dei 150 titoli più rappresentativi della presidenza Trump e dell’America che lo ha amato e lo ha odiato.

Tutta questa ricchezza di testimonianze, volumi e pubblicazioni è conseguenza della personalità di Trump ma anche dell’altissimo turnover che ha segnato i suoi primi anni alla Casa Bianca.

La sua tendenza a cacciare, licenziare e cambiare collaboratori in velocità ha accresciuto le file dei suoi nemici, creando un numero inedito di testimoni della sua inettitudine. Di qui le ondate di memoir e autobiografie, resoconti e ricordi. Alcuni pubblicano per dovere civile, altri per vendetta, altri ancora per notorietà.

Ma conta poco. Come spiega al New York Times Robert B. Barnett, avvocato di Washington esperto nella cessione di diritti d’autore, «nel male o nel bene Trump ha accresciuto l’interesse generale per la politica». Un appetito che in questo momento è diventato «tribale, drammatico e urgente». E si manifesta anche nei libri.

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