L’altro referendumChiedete ai grillini se tifano Trump o Biden, poi provate a fare l’alleanza strategica (se avete coraggio)

L’idem sentire tra Cinquestelle e Pd ormai è totale, anche se strumentale alla tenuta del governo, dal taglio alla politica ai decreti sicurezza, passando per i sussidi a pioggia e la rinuncia a condannare i regimi autoritari, ma davvero i democratici possono pensare di chiedere voti di sinistra associandosi a Giuseppi, Dibba e agli amici del primo presidente antiamericano degli Stati Uniti?

Murale a Roma dell’artista TV Boy con Trump, Putin e Giuseppe Conte

C’è un altro referendum che sarebbe interessante convocare nelle prossime settimane tra i leader della cosiddetta alleanza strategica che governa il paese. Abbiamo già visto che c’è un idem sentire tra i grillini e i piddini sulle questioni cruciali degli ultimi tempi, dai decreti sicurezza alla mutilazione del Parlamento, dalla gogna delle intercettazioni alla vergogna della spazzacorrotti, fino allo spreco di denaro pubblico in sussidi per monopattini e altre pinzillacchere, alle operazioni di nazionalizzazione dell’economia e alla rinuncia a riformare in modo strutturale il sistema sanitario con i prestiti del Mes. 

Una condivisione di vedute che in politica estera si estende fino all’irrilevanza sugli scenari globali, ancora più irrilevante del solito e, dalla Bielorussia ad Hong Kong, dalla Russia alla Cina, addirittura fino alla solidarietà con i regimi dispotici e autoritari anziché con i dissidenti e gli oppositori che vengono uccisi e avvelenati. Non è il caso del Pd, ovviamente, ma il Pd in linea di principio non è nemmeno favorevole ai decreti sicurezza, alla spazzacorrotti, alla nuova legge sulle intercettazioni e ha votato tre volte contro il taglio dei parlamentari gridando all’attentato alla democrazia, ma piaccia o no è diventato un partito follower della piattaforma Rousseau associati in nome di una grande alleanza strategica per salvare il paese dai populisti, ma che finora pare premiare i populisti di ogni ordine e grado, dai Cinquestelle alla Lega e alla Meloni.  

Certo ci sono le eccezioni, come le deputate Lia Quartapelle e Laura Boldrini che nei giorni scorsi sono meritoriamente andate a Vilnius a incontrare la leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya costretta all’esilio da un satrapo post sovietico i cui rappresentanti politici il nostro sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, un anno fa, riceveva alla Farnesina esprimendo con grande enfasi «i profondi legami di solidarietà e amicizia» che ci legano alla Bielorussia (ma quando mai? Chissà con chi li ha scambiati). 

Di Stefano è lo stesso che andava con Di Battista a Mosca ad applaudire l’invasione russa della Crimea, l’autore del programma di politica estera dei Cinquestelle, poi cancellato la notte precedente l’alleanza di governo con la Lega per non irritare il Quirinale, lo stesso che si batteva per lo smantellamento delle sanzioni a Putin e per l’indebolimento della Nato, lo stesso che ogni volta che vede un regime dittatoriale, dalla Siria di Assad al Kazakistan di Nazarbaev, si scioglie come il Pd di fronte ai Cinquestelle. 

Di Stefano è il Borat che ci meritiamo (tra le sue perle ci sono il Libano scambiato per la Libia e uno stravagante post su Facebook con cui spiegava che l’Italia non ha avuto un passato coloniale né mai bombardato una nazione straniera), e in fondo è il perfetto vice alla Farnesina di Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri che incontrava fascisti in giro per l’Europa e sosteneva quelli in gilet giallo che assaltavano i ministeri di Macron, salvo poi chiedere scusa alla «millenaria democrazia francese». 

Insomma l’ormai nota tragicommedia all’italiana, ma che riguarda tutto il governo. Non si conoscono, infatti, prese di posizione di Giuseppe Conte su quanto sta avvenendo in Bielorussia, mentre tramite l’account Twitter della Farnesina si viene a sapere che Di Maio ha telefonato al suo omologo bielorusso per esprimere preoccupazione ma anche fiducia che presto il dittatore e l’opposizione possano cooperare (il testo del comunicato su Twitter è solo in inglese, per rendere tutto ancora più clandestino). 

Non si conoscono prese di posizione di Conte nemmeno sulla Turchia che lascia morire di fame in carcere un’avvocatessa dei diritti civili, mentre si conoscono i miserabili comunicatini della Farnesina sulla repressione delle proteste democratiche a Hong Kong, invero molto affettuosi nei confronti dei cinesi e, adesso, quelli blandi sull’avvelenamento di Aleksej Navalny da parte degli sgherri di Putin. 

La Francia e la Germania hanno governi democratici, occidentali e liberali e, con tutte le necessarie cautele del caso, agiscono di conseguenza, mostrando capacità di leadership morale oltre che economica e politica. Il nostro governo demogrillino non appartiene a quella famiglia politica, nonostante la presenza del Pd e di Italia Viva, e quindi a essere generosi fa finta di niente e quando proprio è costretto a intervenire ci tiene a non dimostrare alcuna ostilità nei confronti di despoti, torturatori e assassini. Si comporta così, tra l’altro, non per biechi interessi economici o per Realpolitik ma proprio per naturale propensione dei cinquestelle a stare dalla parte dei regimi autoritari e illiberali.

Ma torniamo all’altro referendum che sarebbe bello convocare tra gli esponenti della maggioranza, subito dopo quello del 20 settembre, o più semplicemente alla domanda che i conduttori dei talk show e i giornalisti che intervistano i leader di governo dovrebbero porre per farci capire fino a che punto si spinge la condivisione programmatica tra Cinquestelle e Pd. 

La domanda è questa: vi augurate che alle elezioni americane del 3 novembre prevalga Donald Trump oppure Joe Biden?

La risposta dei grillini non è affatto scontata, visto il rapporto tra Donald e Giuseppi, gli aiutini che abbiamo dato al ministro Barr per gonfiare la bufala ucraina, l’amicizia con la Russia di Putin e le corbellerie di Di Battista il quale non ha mai mancato di ricordare che lui preferiva Trump non solo a Hillary Clinton ma anche a Barack Obama.

È importante fare questa domanda e conoscere la risposta degli esponenti grillini della maggioranza, perché passi per l’indifferenza su quanto succede in posti esotici come la Bielorussia e Hong Kong e su personaggi sconosciuti alle nostre latitudini come Navalny e Ebru Timtik, passi anche l’ipocrisia di un Pd che sostiene di voler abolire i decreti sicurezza e di voler salvare la democrazia con una correzione prossima ventura al taglio dei parlamentari, ma siamo sicuri che i democratici possano davvero chiedere voti di sinistra, socialisti e liberali a favore di un’alleanza strategica tra chi vive con apprensione la guerra civile in corso in America e i fan di Donald Trump?

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