15 giorni per decidere sul lockdownIl Comitato tecnico scientifico aveva chiesto da aprile una stretta sui trasporti

Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, racconta di aver sollecitato al governo modifiche sulla mobilità per 20 volte negli ultimi mesi. Ora – dice – bisogna rispettare le regole per due settimane o si chiude tutto

Sakis MITROLIDIS / AFP

Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista al Corriere della sera risponde alle critiche sull’ultimo dpcm varato dal governo. «Che siano i politici a criticare le indicazioni del Cts mi sembra quasi legittimo, è nel pieno diritto. Che siano dei tecnici a dire cose inesatte e fuorvianti è molto meno legittimo», dice.

Il dpcm, spiega Miozzo, «risponde alla situazione attuale del Paese che è in rapidissimo peggioramento. Le stesse misure le ha adottate oggi [ieri] la Germania». Ma che senso ha chiudere i ristoranti alle 18, serrare i cinema e i teatri? «Noi dobbiamo orientare i comportamenti dei nostri concittadini al rispetto rigoroso del distanziamento, alla riduzione di tutti i contatti a rischio, alla limitazione di tutte le possibili occasioni di contagio. È la gradualità di comportamenti da mettere in atto come ultimo tentativo per evitare la ben più dolorosa decisione del lockdown generale».

Ma non era più efficace ridurre la capienza del trasporto pubblico? «Dal 18 aprile chiediamo di “attuare ogni misura per ridurre i picchi di utilizzo del trasporto pubblico”», spiega il capo del Cts. Ma non è stato fatto. «I verbali dimostrano che lo abbiamo scritto per ben 20 volte sollecitando, a più riprese, un nuovo concetto di mobilità».

Quanto alla situazione attuale degli ospedali, Miozzo spiega che «soffrono una pressione difficilmente sostenibile nel lungo periodo, soprattutto nei territori in ritardo nell’organizzazione dei percorsi dedicati ai pazienti Covid. L’unico modo per alleggerire è coinvolgere medici di famiglia e pediatri di libera scelta fornendo loro tutti i mezzi per operare, i materiali di protezione, gli strumenti diagnostici. Con l’accordo appena siglato tutti i cittadini potranno fare i tamponi rapidi con il loro medico».

E poi, dice, «dobbiamo promuovere, insistere, fare tutto il necessario per avere tutti sul proprio cellulare l’applicazione Immuni». Anche rendendola obbligatoria? «Se vuoi entrare in Università devi avere l’applicazione», risponde Miozzo. «So di andare contro la libertà dei singoli e i diritti costituzionali, ma dobbiamo convincerci che il bene dell’intera comunità passa anche dalla riduzione, tutto sommato marginale, di alcuni aspetti delle nostre libertà. Con una notifica di Immuni scatta l’isolamento e si interrompe la catena del contagio».

E le scuole? «Io sono un fautore della scuola al 100 %. Il vero coraggio è tenerle aperte e adattare il sistema a questa esigenza».

A questo punto, per sapere se le misure dell’ultimo dpcm funzionano, dobbiamo aspettare «almeno due settimane, poi saremo pronti per decidere se abbiamo raggiunto il limite non compatibile e si deve passare a un intervento più radicale come quello che abbiamo già dolorosamente sperimentato a marzo e aprile».

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