Mangiatori a domicilioCronistoria del food delivery: dalle lasagne di nonna alla moussaka

Perché invece di aprire la dispensa selezioniamo la cena su un’applicazione? Quando lo facciamo? E cosa ci piace di più? Davanti all’aumento delle ordinazioni online un nuovo studio risponde a questa e ad altre domande

Vi ricordate quando a domicilio si ordinava solo la pizza il sabato sera, o il cinese, magari dopo una lunga giornata di lavoro? O quando si passava a prendere hamburger e patatine, per tentare di placare i capricci dei figli e stordirli con una quantità extra di zuccheri?
Non è trascorso più di qualche anno da quei ricordi, perlomeno nelle grandi città, tanto che fanno parte della memoria collettiva, eppure sembrano lontanissimi e, intanto, è diventato normale vedere rider che sfrecciano da una via all’altra, carichi di pasti caldi.

Non si tratta solo di un’impressione: il settore del food delivery è in forte crescita, come indica il quarto Osservatorio sul mercato del digital food delivery in Italia, presentato da Just Eat, tanto che oggi rappresenta quasi un quarto del settore del domicilio. Naturalmente il periodo che stiamo vivendo ha fortemente influenzato questa tendenza, che però seguiva questa direzione già da tempo. È di oggi la conferma di un ridimensionamento da parte proprio di Just Eat dei fee richiesti ai ristoratori: avevamo fatto anche noi di Gastronomika questa proposta, qualche giorno fa, e uno dei più importanti brand ha risposto all’appello, con un’iniziativa a supporto dei ristoratori che prevede zero commissioni per i nuovi ristoranti che attivano il digital food delivery con il gruppo e sconto del 25% sulle commissioni. Destinatari i 5.000 ristoranti partner più colpiti dalle restrizioni legate all’emergenza Covid.

E dunque, agli italiani non piace più cucinare? Le nuove generazioni non sanno più nemmeno bollire un uovo? Stiamo scialacquando anni di insegnamenti tramandati di nonni in nipoti?
No. Fermi tutti, non c’è bisogno di gridare allo scandalo. Ordiniamo di più, ma lo facciamo anche in modo diverso e – informazione banale quanto necessaria – siamo diversi pure noi e l’offerta gastronomica che ci circonda. Ragioniamoci, in passato si usava ordinare a domicilio o d’asporto – una differenza che ammetto di aver colto solo negli ultimi mesi – quasi solo cibi che sarebbe stato difficile riprodurre tra le mura di casa – vedi pizza e cucina etnica – e spesso per capriccio o apatia – vedi hamburger o pasta al forno della mamma, che si può serenamente inquadrare tra l’asporto. Oggi, secondo l’Osservatorio sul mercato del digital food delivery, le occasioni in cui ordiniamo a domicilio si sono diversificate: lo facciamo dopo una giornata intensa, magari con un po’ di cattivo umore latente, ma anche per festeggiare, o in occasione di una cena tra amici in cui nessuno, a fine serata, sarà costretto a lavare innumerevoli pentole e padelle, o ancora, per provare qualcosa di nuovo. Quest’ultima opportunità sottolinea più di tutte il cambio di passo: fino a un paio di decenni fa, l’offerta di cucina etnica presente oggi in una qualsiasi città medio – grande, era assolutamente assente, oggi, invece, esiste, attrae e merita l’assaggio. In particolare, le specialità internazionali preferite dalla clientela del delivery italiano partono da ristoranti che offrono specialità giapponesi, cinesi, messicane e, sorprendentemente, greche.

Che dire, poi, del pregiudizio che lega l’idea di pasto pronto a quella di una persona svogliata, disorganizzata, che non si sa prendere cura di sé? Ebbene, innanzitutto, si tratta di un pregiudizio e come tale è pregno di malizia e poco attinente alla realtà, inoltre, i dati dimostrano altro. Infatti, per smantellare una volta le false credenza e mettere a tacere le malelingue, l’Osservatorio sul mercato del digital food delivery ha studiato e presentato sei profili di “Mangiatore di cibo a domicilio”, sei figure moderne, che rappresentano egualmente ambo i sessi e diverse fasce d’età.

Tra gli esempi femminili vi sono l’Impegnata, lavoratrice nel pieno della carriera, che esplora il mondo del food delivery alla ricerca di nuovi sapori, spesso per regalarsi un fine giornata rilassante, l’Esordiente, appena entrata nell’età adulta, magari al suo primo lavoro, ha voglia di provare ogni sera qualcosa di diverso e spesso coinvolge anche chi vive con lei, e infine la Coccolona, rappresenta la fascia più giovane, quella che si vizia ordinando pizza, gelato e ciambelle e li smangiucchia per consolarsi dopo una giornata difficile. Tra gli uomini, invece, i profili identificano il Party Planner e il Tenace, due personaggi agli antipodi, il primo fa ricorso al delivery nel fine settimana, per festeggiare più o meno qualsiasi cosa, cambiando ristorante spesso e volentieri, il secondo invece è più giovane, sfrutta le consegne per premiarsi, magari dopo un esame andato a buon fine, ed è fedele a un ristretto numero di locali. Infine, c’è la Smart Family, intesa come famiglia allargata, che comprende il classico nucleo genitori – figli, ma anche gli amici dei figli e gli amici dei genitori, sanno dove ordinare, preferiscono la cucina italiana e fanno a gara per chi vuole offrire la cena, esattamente come al ristorante.

E dunque, bando ai sensi di colpa, voi quale mangiatore siete?

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