Ondate di analfabetismo politicoL’incapacità di Conte di gestire il ritorno della pandemia, tra incoerenze e limitazioni delle libertà personali

In attesa di cosa accadrà quando arriveranno i contributi del NextGenerationEu, l’esecutivo giallo-rosso non ha il coraggio di compiere scelte impopolari, e si affida ad appelli continui rivolti a un Paese sempre più privo di una guida efficace. I dubbi sull’app “Immuni” sono l’ulteriore conferma di come riversa tutta la responsabilità direttamente sui cittadini

ANGELO CARCONI / POOL / AFP

Un governo incapace di assumere la responsabilità di procedere ad un necessario nuovo lockdown generale scarica ancora una volta su soggetti terzi l’onere di vigilare su ciò che accade in questo triste autunno segnato dalla ripresa dei contagi.

È già successo con le regioni per la Sanità, avendo gioco facile nelle competenze ad esse assegnate in tempi lontani e con ben altro clima, per la Scuola, gravando i dirigenti scolastici del dilemma di scelte difficili e randomizzate circa la decisione di chiudere interi plessi o singole aule a propria discrezione, di definire il puzzle degli orari di ingresso e di uscita degli studenti, con il caos conseguente e bruciando il primo mese di lezioni durante il quale non si è certo iniziato alcun programma; è evidente che si tornerà presto alla didattica a distanza, vista anche la bolgia incontrollabile sui mezzi pubblici. Persino i titolari degli esercizi commerciali, giocando sulla loro necessità di restare aperti per sopravvivere, sono stati trasformati in giannizzeri e sanzionati più dei propri ormai rari clienti.

Autoassolvendosi dalla leggerezza di avere permesso lo svolgimento di un’estate a briglia sciolta  come se anche il virus andasse in ferie, è stato ignorato il parere anodino ma inequivocabilmente contrario del Comitato Tecnico Scientifico, consentendo, anche in vista delle elezione regionali e del referendum, “un’ora d’aria” per spiagge e movide pur nella consapevolezza di quanto essa fosse avvelenata. Atteggiamento liberale, fiducia nel senso civico degli italiani o, piuttosto, ignobile fuga dal coraggio di compiere scelte impopolari, affidandosi ad appelli continui quanto ignorati rivolti ad un Paese che della norma riconosce solo la punizione?

Tale strategia dello scaricabarile svela il vero volto dell’azionista di maggioranza del governo che, nella stessa misura, è pronto ad omaggiare Vladimir Putin, non ha condannato la repressione cinese e sembra indifferente sullo “scontro di civiltà” che sta caratterizzando la campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane, pronto ad inchinarsi a Trump o a Biden, incurante delle conseguenze che l’eventuale riconferma di The Donald avrebbe sull’Unione Europea che il Movimento Cinque Stelle finge solo di accudire come con una vecchia parente di cui in realtà si aspira soltanto a lucrare il gruzzolo. Mentre sul MES ancora si tace, vedremo presto cosa accadrà quando i 209 miliardi del Recovery Plan destinati all’Italia e sbandierati come la panacea per i mali secolari del Paese, quelli sì endemici, si ridurranno considerevolmente per l’insipienza già palesata a presentare progetti coerenti e credibili con i criteri fissati e che troverà nei “paesi frugali” tanto irrisi giudici implacabili.

Finirà la tenera liaison con Ursula von der Leyen e il cigno nero spiegherà le ali sulle acque stagnanti di un ‘economia e di una società condannate al declino? Il gelo sostituirà i sorrisi e gli ammiccamenti scambiati con David Sassoli? Vedremo il professor Guido Sapelli riempire nuovamente i teleschermi e Paolo Savona prendersi la rivincita su Sergio Mattarella?

Frattanto Paolo Gentiloni ha raffreddato molti bollenti spiriti concupiscenti dichiarando il 12 ottobre all’Assemblea di Assolombarda che «i contributi arriveranno, anche se non vanno interpretati come aiuti ordinari bensì per aiutare le transizioni ecologica e digitale e riformare le strozzature che limitano la crescita. Italia e Spagna riceveranno metà dei finanziamenti europei e la prima tranche da 20 miliardi per l’Italia arriverà nel primo semestre 2021». Quindi, fra alcuni mesi e con il contagocce!

Sul fronte della pandemia viene garantito il rispetto della privacy dell’applicazione “Immuni” pur se  mi sorge un dubbio al riguardo, visto che ogni device ha un proprio numero identificativo. Intanto una nuova ed inquietante manifestazione dell’incapacità di governare la crisi è da alcuni giorni sotto gli occhi di tutti e si chiama, senza mezzi termini, invito alla delazione. Le dichiarazioni del ministro Roberto Speranza in risposta alle perplessità circa il rispetto dei divieti contenuti nel nuovo DPCM, strappategli con il forcipe dall’abile Fabio Fazio, fanno rabbrividire e riportano a regimi  che pensavamo sepolti tra le scorie della Storia.

Cosa si nasconde dietro la rassicurazione che saranno incoraggiate ed accolte “segnalazioni” da parte di singoli cittadini circa comportamenti esercitati da altri nella sfera privata della propria abitazione? Chi avesse perduto memoria di ciò che regge la nostra società, vada all’art.13 dalla Costituzione Repubblicana: «la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria». Giudiziaria, si legga bene, non politica e, meno che mai, d’iniziativa personale ed anonima.

Un diritto inalienabile ribadito nell’articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che riporto «Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni».

Infine, per chiudere la parentesi giuridica, non va dimenticato quanto disposto dal comma 3 dell’articolo 333 del codice di procedura penale «delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240». A sua volta, l’articolo 240 del codice di procedura penale sancisce che «i documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall’imputato». L’ennesima bufala intimidatoria, dunque, declamata in prima serata sul servizio pubblico da un autorevole membro del governo che pure è presieduto dall’avvocato del popolo. In serata apprendiamo che si tratta di “semplice raccomandazione” ma la buia ideologia che la ispira è la medesima.

C’era una volta e credo ne sopravviva la progenie, la vecchietta che alleviava la propria solitudine osservando dalla finestra le vite dei dirimpettai. Qualcosa tra la fascistissima portinaia vedova (Francoise Berd) del film di Ettore Scola “Una giornata particolare” del 1977, con Marcello Mastroianni e Sofia Loren e l’infortunato James Stuart de “La finestra sul cortile” (Rear Window) di Alfred Hitchcock del 1954 che almeno ogni tanto beneficiava della compagnia di Grace Kelly. Iniziative fastidiose ed invadenti, trattate con ironia, ma in fondo giustificate da una morbosa curiosità individuale che è sempre esistita nel vicolo del vojeurismo ed estesa tutt’al più al cortile del pettegolezzo, tra i bidoni della spazzatura.

Ben più drammatiche sono le vicende narrate nel lungometraggio “Le vite degli altri” (Das Leben den Anderen) scritto e diretto del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck nel 2006,  premiato negli USA con l’Oscar quale migliore film straniero e in Italia con il David di Donatello, l’anno successivo. Il film riporta agli ultimi anni della Repubblica Democratica Tedesca e al ruolo della famigerata Stasi, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio che oltre ai propri sistemi di intercettazione ambientale e alle rete di spie diffusa in ogni parte del paese, arruolava privati cittadini perché riferissero di comportamenti dissidenti agiti dai propri vicini di casa, della lettura di testi messi all’Indice dal partito o di progetti di evasione dal paradiso comunista attraverso rocamboleschi e rischiosi tentativi di superare il Muro che divideva in due il mondo.

Si trattava sovente di militanti e, talvolta, di privati cittadini incorsi nei rigori della giustizia per reati comuni, cui veniva offerta in tal modo la possibilità di ottenere sconti di pena o impunità di vario genere. L’ampiezza di tale rete sommersa fu rivelata dopo l’89 con l’apertura degli archivi segreti della potentissima polizia segreta. Venne stimato come la Stasi disponesse di novantunomila impiegati a tempo pieno e di oltre centomila informatori, una spia ogni ottantatre abitanti della DDR.

La storia del controllo dei cittadini è antichissima e annovera corpi speciali a ciò dedicati sin dal passato più remoto come con grande pazienza e dovizia di particolari ha scritto Mirko Molteni, collaboratore della rivista “Analisi Difesa” e autore di una “Storia dei Servizi Segreti” pubblicata da Newton Compton nel 2018. Si tratta di un’opera divulgativa a carattere enciclopedico, che unisce precisione e scorrevolezza narrativa, nella quale l’autore prende le mosse fin dall’Età del Bronzo, ricordando come alla battaglia di Kadesh l’esercito del faraone egiziano Ramses II si fosse lasciato abbindolare dall’opera di disinformazione di spie ittite, che fecero ritenere il nemico assai più lontano della realtà.

A differenza dei Servizi Segreti che in ogni paese del mondo sono accettati e, nelle democrazie, vengono sottoposti al controllo parlamentare, le polizie segrete sono sempre state lo strumento di regimi totalitari e hanno invaso la dimensione privata dei cittadini. Negli Stati Uniti, per esempio, alla CIA non è consentito di operare in patria, ruolo riservato all’FBI per alcuni reati statali e per tutti quelli di livello federale. Su tale differenza di ambito di intervento e le relative ripetute violazioni sono stati versati fiumi d’inchiostro e srotolati chilometri di pellicole cinematografiche.

Nei secoli delle ideologie le polizie segrete hanno avuto ruoli determinanti, poteri senza limiti e fondi cospicui destinati ai collaboratori esterni, sottraendosi spesso alla Giurisdizione e rendendo conto del proprio operato soltanto al dittatore di turno o al Partito. È stato il caso dell’Inquisizione Spagnola, dell’Ochrana dell’impero zarista, della Ceka sovietica da cui poi è sorto il KGB, dell’ OVRA di Mussolini, della Gestapo di Hitler e della già citata Stasi, scegliendo soltanto le organizzazioni più note presenti in una lista inquietante e multilingue collegata dal filo elettrico della comune finalità di esercitare il controllo sulla vita privata delle persone.

A dispetto di antiche e recenti dichiarazione internazionali, di pronunciamenti delle Nazioni Unite sui diritti umani e persino di encicliche papali, sono attualmente operanti nel mondo decine di polizie segrete autorizzate a rintracciare e a neutralizzare dissidenti ed oppositori, senza rispondere pubblicamente del proprio operato. Si tratta del KGB nella Bielorussia di Aljaksandr Lukašėnka, del MIT nella Turchia di Recep Tayyp Erdogan., del VEVAK iraniano e, con varie denominazioni,  di altre presenti ed operanti in Egitto,Giordania, Arabia Saudita, Siria, Yemen, Oman, Kuwait, Cambogia, Cina, Vietnam, Corea del Nord, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Algeria, Eritrea, Angola, Congo, Uganda e Burkina Faso dove, torno a ribadire per ulteriore chiarezza, sono ben distinte dai servizi segreti civili o militari e dispongono di ogni gemere di risorse e di “collaboratori”; frequentemente sono in contatto con organizzazioni criminali, comprese quelle mafiose e di narcotrafficanti.

La preoccupazione dunque non appaia ingiustificata anche in relazione ad alcuni interrogativi etici che pongo all’attenzione del lettore. Il valore della vita o della salute è superiore o inferiore a quello della libertà personale il cui limite è soltanto quella degli altri? Se così fosse, non potremmo più chiamare eroi quanti hanno sacrificato la propria esistenza per preservare il diritto di tutti, Socrate avrebbe bevuto invano la cicuta e Giordano Bruno sarebbe invecchiato da abate. L’emergenza sanitaria può avvalersi di delatori anonimi o meno, trascurando che essi potrebbero anche essere spinti da astio o da sentimenti di invidia o da risentimento per regolare conti personali, come accadde nei momenti più oscuri e meno gloriosi della Resistenza? Storici attenti come Paolo Mieli o giornalisti controcorrente come Giampaolo Pansa hanno vergato migliaia di pagine per cercare di aprire gli occhi ad una società come quella italiana, oscillante a ventenni alterni tra la celebrazione di uomini della provvidenza e la loro consegna alle catene della colonna infame, un popolo capace di grandissimi gesti di solidarietà ma, al tempo stesso, macchiatosi di gravi colpe sociali. Di tale atavico vizio italiano ho avuto modo di scrivere su queste pagine.

Sono rimasto basito nel leggere sui social il commento di un pasdaran di questo deprimente governo che si è spinto a dichiarare motu proprio che non denunciare il proprio vicino equivarrebbe ad un comportamento omertoso. Purtroppo si tratta di un collega e ciò incrementa il mio dispiacere. Nel delirio di questi giorni la paura fa novanta ma spararla così grossa fa saltare il banco della razionalità e del senso di equilibrio. Piuttosto che spingersi a tali nefandezze il governo farebbe bene a dichiarare la difficoltà di far fronte all’emergenza, evitando l’ipocrisia di non riconoscere che la somma di tanti lockdown locali equivarrà presto a quello totale, con la differenza che la responsabilità sarà attribuita a quegli stessi cittadini che, per altro verso, ama adulare esaltandone il comportamento tenuto, quasi dappertutto, durante la fase iniziale della pandemia e riferendoci ogni sera di come ciò sia stato apprezzato anche all’estero.

Strana raffigurazione di un popolo di sessanta milioni di persone che viene portato ad esempio quando conviene ma che, nel volgere di due mesi, diventa destinatario di interventi di controllo perfino all’interno delle pareti domestiche e viene invitato a denunciare il proprio dirimpettaio. Delle due l’una: o tale popolo possiede la capacità alchemica di trasformarsi repentinamente dal morigerato dottor Jekyll nel tenebroso mister Hyde o è stato talmente frastornato dalla comunicazione contraddittoria di chi lo governa da non riuscire più a comprendere come regolarsi. E non si parla qui di negazionisti o di cultori delle mille teorie del complotto ma di gente normale che diligentemente, davanti ad indicazioni chiare ha esercitato, nella maggioranza dei casi, comportamenti seri e coerenti e che quando è stato detto che poteva andare in vacanza senza pericolo, beneficiando perfino di un bonus statale, non se l’è fatto ripetere due volte. O forse si pensava che la maggior parte avrebbe passeggiato in solitaria riflessione sui sentieri delle Dolomiti e che i giovani ne avrebbero approfittato per rileggere Proust, alla ricerca del tempo perduto nei mesi precedenti?

Dopo tanto penare si sta tornando al punto di partenza e qualcuno, inizia a ricredersi sull’immunità di gregge nella superiore considerazione che, farsa dei tamponi a parte, la maggior parte degli italiani che svolge una normale attività scolastica o lavorativa e che al termine rientra nella propria abitazione è di fatto contagiata, per quanto asintomatica. Mentre è difficile avventurarsi in tali ipotesi, resta il fatto che la responsabilità del governo Conte è evidente, gli interessi che stanno gravitando circa le forniture sanitarie, gli arredamenti scolastici e molto altro sono stellari e sulla corsa al vaccino anti Covid, i cui effetti non saranno mai definitivi come per ogni altro virus appartenente alla medesima famiglia influenzale, si costruirà la nuova leadership mondiale che non sarà certo a sostegno di una società aperta.

Karl Popper, dal cui pensiero Roberto Speranza e Giuseppe Conte sono sideralmente lontani e di cui Matteo Salvini vorrebbe impadronirsi per quella rivoluzione liberale di cui vagheggia non conoscendone nemmeno il significato, ha scritto: «il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte».

Se dovessimo ancora una volta non dargli ascolto, non vorremmo un giorno guardarci indietro e contemplare inorriditi non solo i morti che tanto ci hanno devastato ma anche i vivi che abbiamo cominciato a temere come nemici da cui guardarsi e il cui nome abbiamo infilato, protetti dall’anonimato e guardandoci intorno circospetti, nella Bocca della Verità. Se dovessimo veramente diventare tutto ciò, nessuno comporrà mai per noi una “Sonata per le persone buone”.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta