Nuovo dpcm in arrivoLockdown soft entro dieci giorni. Allarme alto in cinque regioni

Il 4 novembre Conte sarà di nuovo in Parlamento per dare comunicazioni sulle «misure necessarie a fronteggiare la pandemia». E potrebbe questa essere l’occasione per annunciare ulteriori misure. Il governo pensa al modello adottato da Macron, lasciando aperte le scuole elementari e medie

GIL COHEN-MAGEN / AFP

La curva dei contagi accelera. E ora, secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, l’Italia sta andando verso lo scenario 4, quello più grave. Quello che fa pensare a un lockdown generale. E già nel weekend del 7 novembre potrebbe arrivare un nuovo dpcm.

La partita si aprirà già oggi, con la pubblicazione del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. L’allarme, in particolare, è alto in cinque regioni: Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta. E anche per la provincia autonoma di Bolzano. Milano resta la città sorvegliata speciale.

La data cerchiata in rosso è quella del 9 novembre, quando finiranno le due settimane di tempo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è dato per misurare l’effetto delle nuove regole restrittive introdotte nell’ultimo dpcm. Ma, con i contagi che accelerano, è già chiaro che l’ultimo provvedimento non è sufficiente.

Il 4 novembre Conte sarà di nuovo in Parlamento per dare comunicazioni sulle «misure necessarie a fronteggiare la pandemia», questa volta con il voto finale. E potrebbe questa essere l’occasione per annunciare nuove ulteriori misure.

Le misure potrebbero partire dal fine settimana, forse sabato 7. Potrebbe trattarsi di una limitazione ulteriore alle attività commerciali (totale o oraria), un’ulteriore spinta verso lo smart working, forse anche il ritorno all’autocertificazione e ulteriori paletti agli spostamenti interregionali. Si vedrà. L’idea di Palazzo Chigi, però, resta quella di evitare la chiusura delle scuole medie ed elementari

L’ipotesi potrebbe essere quella di imitare il “lockdown soft” adottato da Emmanuel Macron in Francia. Di modello francese, secondo quanto scrive La Stampa, si parla proprio nel governo. Secondo questo schema, resterebbero aperti solo i negozi essenziali, le fabbriche e le scuole elementari e medie. Con la didattica a distanza invece per superiori e università.

Ma su questo scenario è già in atto un duello tra chi teme i contagi a scuola, tra mezzi pubblici e assembramenti all£aperto, e chi difende l’importanza di avere gli alunni in presenza. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha attaccato il presidente pugliese Michele Emiliano per la decisione di chiudere da oggi tutte le scuole. Ma parte difende la linea del governatore.

Conte potrebbe far scegliere alle Regioni in merito alla chiusura o meno delle aule. E lo scontro tra le diverse anime del governo sulla scuola è diventato anche politico ormai.

Con il capogruppo del Pd Andrea Marcucci che in Senato ha chiesto al premier un rimpasto: «Valuti se i singoli ministri sono adeguati all’emergenza, apra alla verifica, abbiamo bisogno di una maggioranza coesa». Una uscita subito sconfessata da Nicola Zingaretti. «Non sono favorevole a un rimpasto», dice oggi Marcucci a Repubblica, «ma ci vuole un chiarimento politico per garantire forza al governo. Non possiamo andare con un equipaggio incerto e criticato in balia delle onde».

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