
«Abbiamo una forte intesa con l’Italia sulla risposta alla sfida cinese». Il segretario di Stato Mike Pompeo, in una intervista al direttore di Repubblica Maurizio Molinari a margine dell’incontro in Vaticano con il cardinale Parolin, spiega che in cima all’agenda globale c’è la sfida cinese e su questo l’intesa con il governo Conte è salda.
«Siamo concentrati su Huawei», spiega, «ma, più in generale, i loro investimenti non sono privati perché vengono sovvenzionati dallo Stato. Non sono dunque transazioni trasparenti, libere e commerciali come tante altre nel mondo bensì vengono eseguite a beneficio esclusivo del loro apparato di sicurezza. Sono azioni predatorie che nessuna nazione deve, può consentire. C’è il partito comunista cinese all’origine di questi rischi e minacce. Per questo Europa e Stati Uniti devono unire gli sforzi».
Ma la Cina sta tentando di operare anche in Italia? «Il mondo intero era addormentato davanti alla minaccia cinese, inclusi gli Stati Uniti. È stato l’intervento del presidente Donald Trump a far aprire gli occhi a tanti», risponde. «Ora prendiamo questa minaccia molto seriamente e lo stesso vale per l’Europa. Il governo italiano inizia adesso a vedere con chiarezza quali sono i rischi associati agli investimenti provenienti dal partito comunista cinese».
I settori in cui i cinesi sarebbero più aggressivi in Italia, secondo Pompeo, sono il «sistema di telecomunicazioni, della gestione dei dati e delle infrastrutture più tradizionali come strade, ponti e soprattutto porti marittimi. Si presentano con ingenti fondi sussidiati dal capitalismo di Stato rendendo molto difficile per le aziende europee competere per appalti e commesse sul piano finanziario. Si pone così un grave rischio per la sicurezza nazionale».
Ma, dice Pompeo, «sono rassicurato dalle iniziative adottate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal suo ministro degli Esteri davanti alle mosse compiute dal partito comunista cinese in Italia».
Pompeo sminuisce invece le divergenze con il Vaticano: «Il Vaticano è con noi perché condivide la nostra rabbia nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte del regime cinese. Si tratta di veri e propri atti contro la dignità dell’uomo. Ma abbiamo differenze nell’approccio ovvero su come sia meglio affrontare la sfida delle relazioni con Pechino».