La grande beffa degli aiuti di StatoSussidi alle imprese, il rischio di doverli restituire

È quello che si prospetta per chi ha ottenuto in questi mesi ristori, crediti d’imposta, agevolazioni e garanzie all’interno del Temporary Framework europeo. Arriva l’interpretazione restrittiva del governo con una circolare di giugno, ma pubblicata solo ora: il limite di 800mila euro si sarebbe dovuto riferire alla singola azienda, ma in realtà non è così

Pau BARRENA / AFP

Una grande beffa. È quella che si prospetta all’orizzonte per le imprese italiane. In particolare per quelle di dimensioni più grandi, che hanno ricevuto agevolazioni, esenzioni, ristori e garanzie che lo Stato in questi otto mesi di crisi ha messo in campo nel perimetro europeo d’emergenza del Temporary Framework. Tutto nasce – come spiega Il Sole 24 Ore – dalla condizione posta dal piano temporaneo sulla erogazione degli aiuti alle imprese.

L’eccezionalità del momento causata dalla crisi sanitaria e i decreti d’emergenza adottati dal governo italiano hanno sempre lasciato intendere che il riferimento al tetto degli 800mila euro di aiuti si sarebbe dovuto riferire alla singola impresa. Ma in realtà non è così. E a dirlo è lo stesso governo, in una circolare del Dipartimento delle politiche comunitarie data 18 giugno 2020, resa pubblica però soltanto venerdì scorso.

Nella circolare inviata a Regioni e Comuni, il Dipartimento scrive che la Commissione europea ha precisato che le verifiche del rispetto del tetto degli 800mila euro nel caso di cumulo di più aiuti devono essere effettuate rispetto non alla singola impresa, ma rispetto al «concetto di singola unità economica». In pratica, «è il gruppo che deve essere considerato “impresa” ai fini della soglia massima di 800mila euro del sostegno».

Migliaia di imprese, così, potrebbero trovarsi fuori dal perimetro degli aiuti anti-crisi, in una palese ma non certo voluta infrazione sugli aiuti di Stato che imporrà al governo di chiedere la restituzione della quota in eccesso delle agevolazioni ricevute. Proprio in concomitanza con la recrudescenza della crisi collegata alla seconda ondata del virus.

Oltre alla possibile beffa – ricorda inoltre Il Sole 24 Ore – c’è anche il comma aggiunto in fase di conversione in legge del decreto agosto che impone alle imprese non in regola con la soglia degli 800mila euro di versare l’Irap 2020 senza il pagamento di sanzioni e interessi entro il prossimo 30 novembre.

L’unica speranza resta ora la trattativa in corso tra Roma e Bruxelles per evitare obblighi di restituzione che non sono più in linea con il Temporary Framework sugli aiuti di Stato.

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